Reggina e Messina nella storia si sono incontrate ben 69 volte. 69 derby dello Stretto di cui soltanto 6 disputati in serie A tra 2004 e 2007. Sei partite, tre al Granillo e tre al San Filippo, tutte con Walter Mazzarri nella panchina amaranto. Il primo anno due sconfitte 2-1 a Messina e 0-2 a Reggio, il secondo anno un pareggio 1-1 al San Filippo e una rotonda vittoria al Granillo il famoso 30 aprile 2006 (3-0) che sancì la retrocessione in B dei peloritani contemporaneamente all’ennesima salvezza amaranto, l’anno dopo ancora derby dopo il ripescaggio dei siciliani che all’andata vinsero 2-0 al San Filippo quando la Reggina in classifica era ancora a -12 e il Messina di Giordano volava in zona Champions, ma il destino beffardo volle un ritorno terribile il 18 aprile 2007, ancora una volta al Granillo, ancora una volta 3-1 per la Reggina che si avvicinava alla miracolosa salvezza poi raggiunta nell’ultima giornata nonostante il fardello della penalizzazione, e condannava il Messina alla seconda retrocessione consecutiva. Una storia incredibile, che Mazzarri ha rischiato di perdere. Nel suo libro scritto con Alessandro Alciato, “Il meglio deve ancora venire“, Walter Mazzarri racconta aneddoti particolari sulla sua straordinaria esperienza a Reggio Calabria, tra 2004 e 2007. Uno in particolare relativo al girone d’andata della prima stagione, quando la Reggina fu sconfitta al San Filippo nel primo derby della storia in serie A contro il Messina con il risultato di 2-1, ma sullo 0-1 per la Reggina fu negato un rigore clamoroso a Nakamura. Dopo pochi giorni, però, il 6 novembre 2004, gli amaranto battevano l’invincibile Juventus di Capello 2-1 al Granillo.
Dopo un derby perso a Messina Foti pensò di licenziarmi. Avevamo giocato benissimo però eravamo finiti dentro un pessimo arbitraggio. Alla nona di campionato i tifosi erano inferociti, mi attribuivano colpe che non avevo. Durante il viaggio di ritorno in traghetto mio hanno contestato tirandomi una scopa, come se volessero eliminare chissà quale cumulo di polvere dalla loro squadra. Arrivati al Sant’Agata, il nostro centro di allenamento, ho ripreso la macchina e la Polizia mi ha scortato fino a casa. La notte è passata insonne, intanto tutti bombardavano Foti di consigli: “Mandalo a casa”, “Ci porterà in Serie B”. “Presidente, hai sbagliato ancora una volta la scelta”. L’allenamento era previsto per il pomeriggio del giorno successivo, l’ho spostato al mattino per evitare la contestazione dei tifosi, era la settimana che ci avrebbe portato a sfidare l’invincibile Juventus di Fabio Capello. Alla squadra ho fatto un discorso lungo nemmeno un minuto: “Non me ne frega nulla di tutto quello che ci hanno detto dopo la partita contro il Messina, abbiamo giocato benissimo”. Poi ho fatto chiamare Foti, gli ho comunicato che prima di prendere qualsiasi decisione avrebbe dovuto riguardare la partita insieme a me. Ho costretto il presidente a farlo, era una cosa nuova per lui e infatti si voleva rifiutare. Gli ho spiegato ogni cosa davanti al videoregistratore, azione per azione, minuto per minuto. Fermavo le immagini, le rimandavo indietro, era un replay continuo. “Mazzarri grazie. Oggi ho visto un’altra partita. Ho capito, vada avanti per la sua strada. Non la manderò mai via”. “Se lei è un presidente intelligente, e se vuole crescere, non si può basare sul risultato.” “Non ascolti nessuno, mister, e continui così”. Contro la Juventus alla fine abbiamo vinto noi. E, a quanto si dice, Moggi avrebbe chiuso l’arbitroPaparesta dentro lo spogliatoio. Se fosse vero, non l’avesse fatto lui lo avrei fatto io per la felicità. Su quell’episodio ad un certo punto mi hanno chiamato dalla Procura di Napoli per testimoniare: “Ma voi sapete che io dopo una vittoria del genere impazzisco? Pensavo a tutt’altro, mica all’arbitro”. Da Reggio Calabria me ne sono andato al termine della terza stagione. In curva campeggiava uno striscione in mio onore: “Santo subito”: Ma con i santi non si scherza. Si rispettano, in silenzio.


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