“Da circa un decennio ogni estate migliaia di giovani in tutta Italia decidono di vivere un’esperienza diversa perché scelgono che i loro momenti di vacanza segnino il senso della scelta”.
Ecco le parole trasmesse attraverso una nota stampa dell’ARCI – Comitato Territoriale Reggio Calabria, in cui si continua a dire che “Sono ragazze e ragazzi dai 16 ai 70 anni che sanno accettare le sfide e rifiutare le omologazioni. Sono uomini e donne che sentono su di sé la responsabilità di un futuro che vogliono diverso, di un cambiamento che ritengono possibile.
Da sei anni a questa parte anche come ARCI di Reggio Calabria abbiamo deciso di metterci alla prova, perché abbiamo sempre creduto in questa terra di cui conosciamo pregi e difetti e di cui amiamo raccontare luci ed ombre. Per questo nei nostri campi – tra Riace e Pentedattilo – amiamo parlare di vittime innocenti della ‘ndrangheta e di storie calabresi, ma vogliamo che i nostri ragazzi conoscano anche i grandi uomini di Calabria, da Peppino Lavorato a Mimmo Lucano, dagli uomini e le donne dell’Area Grecanica ai giovani giornalisti che non hanno mai paura di parlare della verità.
Lo facciamo – continua la nota stampa – unendo le parole ai fatti: si lavora sui beni confiscati alla cosca Iamonte e nelle botteghe artigiane, si ridà respiro agli spazi e memoria ai luoghi. E sulla strada incrociamo ogni anno centinaia di storie e di esperienze, perché ogni campo è un incontro. Tra culture e propensioni, tra sogni e progetti. E la bellezza più grande sta nello scoprirsi autenticamente diversi e fieri di esserlo, ma anche sorprendentemente simili nel desiderio di lotta e cambiamento. Proprio oggi si conclude l’esperienza di quest’anno nell’Area Grecanica e si apre il secondo laboratorio nella Locride in collaborazione con lo SPI Cgil, la Cgil e la Flai Cgil del comprensorio di Reggio- Locri. Ci avviamo a questa nuova settimana di emozioni e di fatica con l’animo di chi sa di non sapere, ma ha voglia di conoscere. E con lo spirito di chi non accetta e non potrà mai accettare il gioco sterile del luogo comune, le dinamiche divisioniste.
Dopo ogni campo c’è un percorso che inizia, perché passata la fatica si è costretti a ragionare in rete ed in dimensione nazionale. Il nostro obiettivo sarà di anno in anno al fianco dei nostri partner quello di rendere sempre più protagonisti i giovani calabresi in percorsi che non si esauriscano nel periodo estivo.
Lo facciamo – si conclude – consapevoli che se la Calabria è terra di campi (basti pensare alle bellissime esperienze pluriennuali di Libera Piana e di Libera Locride, dei giovani di Recosol a Riace o sempre di Libera a Crotone) lo è non solo per la durezza dei temi che ci consente di affrontare, ma anche per la forza che ci aiuta ad esprimere”.




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