Reggio, è arrivata la nave Rainbow Warrior. Greenpeace: “No al carbone a Saline Joniche” [FOTO]

/

IMG_20140708_095436No al Carbone!”. È un imperativo risultato chiarissimo a tutti stamane nella conferenza stampa indetta a bordo della nuova Rainbow Warrior, l’imbarcazione simbolo di “Greenpeace”.

La nave è arrivata stamattina intorno alle 07.30 al porto di Reggio Calabria, dopo essere salpata da quello di Palermo, ed è giunta qui da noi per l’ultima tappa tirrenica del tour “Non è un Paese per fossili”.

Presenti all’incontro, anche i rappresentanti del Coordinamento dell’Area Grecanica No al Carbone, che da anni sono impegnati nella lotta contro il progetto della SEI di una nuova centrale a carbone a Saline Joniche, “l’unico impianto a carbone – come spiega Andrea Boraschi, responsabile campagna energia e clima, Greenpeace – che si vuole costruire ex novo”.

È anche per questo che il progetto di una centrale qui in Calabria sta suscitando molte polemiche, relative al fatto che non esisteva già una struttura per cui la necessità primaria sarebbe stata quella di salvaguardare il posto di lavoro degli operai, o di attuare la riconversione di un impianto già esistente, sulle macerie di un polo chimico mai entrato in produzione.

Greenpeace” lotta ormai da tempo contro questi tipi di pericoli che vanno ad intaccare la salute, la vita delle persone, e lo fa ancora una volta qui a Reggio, a bordo di quella che è un simbolo a cui rifarsi, una nave completamente ecologica, costruita da circa 2 anni e mezzo e che ha già circumnavigato il globo almeno una volta e mezzo. A dare tutte queste informazioni, il Comandante della nave in persona, il quale ha anche ricordato le passate battaglie per l’Artico, in Australia, l’episodio degli attivisti arrestati in Russia e tenuti in detenzione per almeno 3 mesi, il primo affondamento della nave ad opera dei servizi speciali francesi; “Siamo vicini alla vostra causa in Calabria”, ha detto, inoltre, il Comandante.

La Rainbow Warrior  è solo di passaggio qui a Reggio; infatti, riprenderà il suo viaggio verso la Grecia, la Croazia e, infine, tornerà in Italia e percorrerà il mar Adriatico.

“Il tour – dichiara Andrea Boraschi – ha un senso profondo, soprattutto calato in un periodo come quello che stiamo vivendo, decisivo sia a livello nazionale che europeo, in quanto si sta ora disegnando  quello che sarà il consumo energetico. Noi – continua Boraschi – cerchiamo di stare dentro al dibattito europeo, per sottolineare il fatto che è oggi il momento di investire in rinnovabili e nell’efficienza energetica; proprio oggi si può garantire una vera rivoluzione energetica, e in un luogo come la Calabria si può anche assicurare il turismo, la pesca sostenibile”.

Tra le tante cose dette e fra i molti dati accertati e trasmessi stamane, si è evidenziato il fatto che un impianto alimentato a carbone sarebbe un’infrastruttura inutile economicamente, oltre che dannoso alla salute; “Un noto quotidiano – continua a dire Andrea Boraschi – il Guardian, ha attestato lo svantaggio economico che questo tipo di impianti avranno in futuro, senza contare il danno che recheranno in termini di vite umane”.

Proprio in riferimento a quest’ultimo punto, uno studio realizzato due anni fa dall’Istituto di ricerca SOMO, per conto di Greenpeace, ha analizzato gli impatti sanitari ed economici dell’inquinamento delle centrali a carbone in Italia; applicando la medesima metodologia ai dati tecnici del progetto di Saline, emerge che la realizzazione dell’impianto causerebbe ben 44 casi di morte prematura l’anno e danni economici, sanitari, ambientali, climatici, pari a 357 milioni l’anno.

003__S7A6990“La società di progetto che intende realizzare la centrale, la SEI – ha inoltre affermato rammaricato Boraschi – ha denunciato nei mesi scorsi tre attivisti dei No al Carbone, per aver diffuso delle vignette satiriche, ritenute lesive dell’immagine della società, ma che non facevano altro che attestare il pericolo, reale, di morte che impianti come questo generano. È assurdo – continua Andrea Boraschi – che non si possa avere nemmeno più libertà di opinione”.

Greenpeace, proprio per esprimere solidarietà agli attivisti No al Carbone, prima dell’arrivo della Rainbow Warrior a Reggio Calabria, ha realizzato una campagna di grandi affissioni (6 metri per 3), riproducendo una delle vignette “incriminate”, una provocazione pubblica nei confronti della SEI, una sfida alla società.

“Saline non è un Paese per fossili”- afferma Francesca Panuccio, del Coordinamento dell’Area Grecanica No al Carbone –  La Calabria non può produrre energia elettrica bruciando fonti fossili e soprattutto il nostro territorio non ha bisogno di una centrale a carbone, come invece sostiene Italo Rota, l’ideatore del progetto, che ha più volte dichiarato che per come si trova adesso Saline, non dice nulla. Noi scegliamo il futuro della nostra terra”, ha concluso la Panuccio.

E a difesa del futuro della Calabria, e soprattutto di quello che c’è di buono e di vero in Calabria, si è schierato anche Ezio Pizzi, Presidente del Consorzio di Tutela del Bergamotto, prodotto tipico della nostra terra: “Ad oggi – ha esordito Pizzi – circa 6, 7 mila aziende vivono di bergamotto, il cui succo, come è stato testato, contiene dei principi attivi utili per combattere il colesterolo, utili, insomma, per la salute delle persone. Ma il bergamotto – ed è questo che il Presidente ha tenuto ha sottolineare – si produce e cresce all’interno di un microclima particolare (che va da Reggio a Locri, all’incirca), per cui anche una minima variazione climatica andrebbe a minare l’intera produzione. Una centrale a carbone nella zona di Saline – continua Ezio Pizzi – non solo metterebbe a rischio la vita, ma anche la forza produttiva di quella particolare zona. Utilizziamo Greenpeace per farci sentire”, conclude Pizzi, a cui risponde con forza Boraschi: “Utilizzateci!”.

009__S7A7061“Il progetto della SEI – come dichiarato proprio da Boraschi – è uno scempio al territorio e l’ennesima minaccia fossile all’ambiente, al clima, all’economia. Che lo si voglia portare avanti, per giunta, reprimendo il dissenso a suon di minacce è una vera vergogna. La SEI – sempre a detta di Boraschi – esprime una visione miope del futuro energetico della Calabria, regressiva tanto quanto il suo tentativo di reprimere la libertà di espressione. Faremo di tutto affinchè quella centrale non veda mai la luce”.

“Una lotta locale, quella di Saline, che si unisce ad una lotta globale portata avanti da Greenpeace”. Ad affermarlo durante l’incontro odierno a bordo della Rainbow Warrior, Nuccio Barillà, della segreteria nazionale di Legambiente, che continua dicendo che “le nostre battaglie, senza la presenza di queste sentinelle sul territorio, sarebbero vane. Sono anni che combattiamo contro la costruzione della centrale a carbone a Saline, e sono anni che sentiamo solo bugie da parte SEI, che promette dei posti di lavoro, un confronto, che di fatto non c’è mai stato. Inoltre – conclude  Barillà – esiste una sentenza della Corte Costituzionale in cui si dice chiaramente che per la costruzione di impianti del genere, il parere della Regione è essenziale per l’autorizzazione ultima, e per questo noi diciamo che non ci stiamo, ancora niente è perduto”.

E con queste parole è terminata la conferenza stampa di stamane; ora la nuova Rainbow Warrior, per la prima volta in Italia, proseguirà il tour “Non è un Paese per fossili”, facendo tappa presso tutte le comunità colpite delle fonti energetiche “sporche”, come carbone e petrolio, per promuovere le energie rinnovabili e l’efficienza. Si ricordi, infine, l’iniziativa, lanciata da Greenpeace in occasione del tour, di promuovere una petizione online (http://www.greenpeace.org/italy/non-fossiliaziamoci) al fine di chiedere ai cittadini italiani di firmare una Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili; in pochi giorni sono state già raccolte oltre 20 mila firme. E quindi, prima di ogni cosa, si sostengano le energie rinnovabili e l’efficienza energetica.