Reggio, Circolo NCD Quartiere Militare su incarico revocato di Pietro Emilio: “La colpa non è degli uomini, ma del sistema”

ncd“E’ di queste ore la notizia che la Commissione Straordinaria ha revocato dall’incarico di Direttore generale del Comune di Reggio Calabria il dott. Pietro Emilio, nominato solo pochi mesi addietro dalla stessa terna”.

Ecco quanto si legge su una nota firmata da Antonio Virduci  (Presidente Circolo NCD Reghion e responsabile comunicazione dei 64 circoli NCD di Via Quartiere Militare), Marco Cilione (OCRAM), Pietro Ravenda (Reggio Adesso), Giuseppe Quattrocchi (Per Reggio), Giulio Amo (Libertà per Reggio), Domenico Laganà (Bianconero) e Michele Donato (Reggio del Futuro).

“Si motiva tale provvedimento – continua la nota – con una non meglio precisata ‘incrinatura del rapporto fiduciario intercorrente’ tra gli stessi commissari ed il professionista appena citato. Guarda caso, il tutto avviene dopo la visita di fine aprile nella nostra città della Commissione Antimafia e del suo presidente ‘calabrese’, l’On. Rosy Bindi. Una delibera, quella numero 58, ci viene da pensare realizzata pertanto ‘ad orologeria’, forse per punire un dirigente che al Comune di Reggio Calabria è rimasto poco più di quattro anni e che si è sicuramente trovato nel momento peggiore della storia della nostra città a fronteggiare, con onestà e dedizione, il compito affidatogli.

Non vogliamo entrare nel merito delle contestazioni riguardo l’operato di Direttore Generale del dott. Emilio, ma ci domandiamo come mai, dopo  oltre venti mesi di commissariamento, a pagare sia stato proprio lui che rispetto ad altre figure apicali dell’Ente, da meno tempo ricopriva un ruolo così importante. Proviamo a spiegarci meglio: in un comune come il nostro, in cui la classe politica è stata spazzata via in un solo colpo, così come la democrazia, mentre la classe burocratica ha fatto e continua a fare la parte del leone, la terna commissariale deve una volta per tutte spiegare alla città quali sono le scelte da intraprendere nei confronti di tutti i dirigenti attualmente in carica e che sicuramente non saranno ricordati per i loro risultati. Alcuni di loro, così come tanti politici messi all’indice dell’opinione pubblica e per questo messi alla gogna, sono stati citati nelle pagine della oramai celeberrima relazione di inchiesta, ma in questo caso di provvedimenti adottati non se ne è visto nemmeno uno.

E’ sotto gli occhi di tutti che interi settori dell’amministrazione cittadina sono ormai allo sbando: dai Lavori Pubblici (settore questo molto citato nella relazione..) all’Ambiente, passando per il  Patrimonio Edilizio (a proposito: ma la dismissione come sta procedendo?) e per non parlare dell’Urbanistica, dove si registrano ormai giornalmente le vibranti proteste dell’utenza ed in cui è stato nominato al ruolo un dirigente (non è ne architetto ne ingegnere), la cui formazione e storia lavorativa probabilmente diverge da ciò che oggi viene trattato sulla sua scrivania. Questi ed altri esempi rappresentano il simbolo di un fallimento totale della gestione commissariale, tanto da farci ritenere che se di incrinatura del rapporto fiduciario si tratta, ebbene questo è fra la città ed i commissari e non fra questi ultimi ed Pietro Emilio.

Attenzione – continuano gli esponenti del NCD –  la colpa non è da imputare agli uomini, bensì al sistema che,  inesorabilmente, è fallito per l’ennesima volta. Il commissariamento non è utile per risanare gli enti dalle infiltrazioni o contiguità mafiose, ipotetiche o reali, anzi ne aggrava la situazione in modo drammatico, generando confusione e sconforto tra i cittadini e senso di abbandono da parte dello Stato. Giunti a questo punto non possiamo esimerci dal chiedere ai commissari quale sia il bilancio sull’operato sinora svolto rispetto alle contestazioni riportate nel decreto di scioglimento. Che ci parlino una buona volta del Centro Agroalimentare, dei 77 mafiosi che dovevano essere sloggiati dalle case popolari, dello stato dell’arte dei lavori pubblici, delle cooperative sociali, degli affidamenti diretti, tipo quello milionario all’AVR, dopo che la precedente amministrazione era stata bacchettata proprio riguardo a tali aspetti.

Si abbia (finalmente!) il coraggio di dire la verità sulle cose sinora fatte per risanare l’ente. Basta con le favole e le bugie – conclude la nota – perché in questa città a novembre ritornerà il voto e con esso la democrazia e non vorremmo quindi che, chiunque si troverà l’onere e l’onore di governare Reggio, debba riavere paura che un giorno a venire gli possano venire contestati atti e/o fatti che dovevano essere sanati nel periodo del commissariamento”.