Pietro Lo Monaco è un fiume in piena. Amareggiato, deluso, arrabbiato. Ma anche orgoglioso e fermo nella sua volontà. La testardaggine dell’uomo è nota dai tempi dell’esperienza etnea, ma lo sconforto nella sua voce rivela anche la fragilità del dirigente: “Tra tre mesi compirò sessant’anni e non ho voglia di ingaggiare guerre su guerre per essere dipinto come un orco”. Si lascia andare, Lo Monaco.
La conferenza stampa tenutasi oggi pomeriggio nello stadio San Filippo è il j’accuse della società contro l’Amministrazione cittadina, accusata – senza troppi giri di parole – di noncuranza nei confronti della fede sportiva di una comunità. “Non sono un imprenditore, non ho un tornaconto personale se non l’amore per la città in cui vivo”, ha detto da principio il socio unico dell’Acr, che ha tenuto a tracciare un bilancio della sua esperienza sportiva: “Quando ho preso in mano questa squadra, avevo innanzi una realtà piena di debiti; solo per sistemare lo stadio abbiamo dovuto investire 120mila euro. Eppure abbiamo fatto fronte a tutto, perché credevamo in un progetto tecnico. In due anni siamo arrivati a disputare un campionato di un certo blasone, abbiamo ridato lustro e dignità a questa realtà”.
Poi la politica, il rimpiattino delle competenze, gli scatti d’ira e la frustrazione. “Da due anni abbiamo rapporti con la nuova Amministrazione.
Ogni lavoro fatto qui, in questa struttura – afferma Lo Monaco allargando le braccia –, è stato considerato intervento di manutenzione straordinaria, con la promessa di recupero dei nostri investimenti. Eppure…Eppure l’altro ieri abbiamo fatto una riunione con De Cola, col dirigente De Francesco, con Accorinti ed il suo staff. Ce ne siamo andati esponendo un problema serio, la mancata illuminazione in previsione della prima partita stagionale, e con un’intesa: la garanzia della concessione del San Filippo per il periodo che andava da settembre 2014 a settembre 2015. L’indomani abbiamo avuto notizie di stampo contrario direttamente dai giornali”.
Qui lo sconcerto lascia il posto al giudizio, netto e crudo come di consueto: “Mi sono sentito letteralmente preso per il culo. Ne ho le scatole piene. Non si può stare in paradiso a dispetto dei santi”. Quindi il messaggio alla città: “Lo stadio legalmente sarà del Comune, ma – piaccia o meno a chi di dovere – la proprietà reale è dei tifosi del Messina”.
Abbiamo chiesto nel corso della conferenza se esistono spiragli per ricomporre la frattura, se c’è la possibilità tangibile di sedersi di nuovo attorno ad un tavolo per risolvere la querelle. Anche su questo Lo Monaco è parso deciso: “Le chiacchiere stanno a zero, non voglio tarantelle. Io garantisco per il Messina: la squadra continua a vivere, ma la metterò presto in mano al sindaco, sperando che abbia la lucidità di trovare una dirigenza all’altezza della situazione”. Pochi margini per un ripensamento insomma. Esso si realizzerà soltanto a tre condizioni: “La consegna di uno stadio a norma. La possibilità di usufruire dei due terreni promessi per costruire campi su cui allenarsi (perché senza campi non esiste squadra). Ed il ritiro della delibera. Altrimenti non recediamo dalle nostre intenzioni”.


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