Una conferenza stampa per sgomberare il campo dalle accuse maliziose che si sono susseguite negli ultimi tempi. Di più: un incontro ufficiale per attirare l’attenzione dei media sulla situazione della New Co, pretendendo trasparenza dal primo cittadino. Sono queste le motivazioni che hanno spinto Daniele Zuccarello a presentarsi di fronte ai microfoni dei giornalisti. Il consigliere comunale dei Progressisti Democratici, ex amministratore delegato della Feluca, ha così ricostruito le vicende dell’impresa in un lungo excursus.
La Feluca Spa nasce il 28 dicembre del 2000, come società mista: il 51% del capitale è detenuto da un privato, l’Intermedia Scrl, il 49% dal Comune di Messina. Ben presto, però, questa seconda quota viene ripartita fra Palazzo Zanca (29%) e Palazzo dei Leoni (20%). Nel 2003, l’allora sindaco Buzzanca sollecita il dirigente competente, l’ingegnere Magazzù, a porre in essere una perizia sul piano dei servizi: gli stanziamenti passano da un milione di euro a 530.000 (solo il personale, è bene precisarlo, comportava una spesa di 450.000 euro). La Feluca ovviamente presenta ricorso al Tar: vince in sede amministrativa, ma la sentenza resta lettera morta. A quel punto l’impresa, per svolgere serenamente la propria attività, sottoscrive un accordo proprio con la Intermedia Scrl, con un canone triennale pari a 2.182.265.000 lire. In pratica – denuncia Zuccarello – “Come in un sistema di scatole cinesi, Intermedia per fornire i servizi a Feluca si rivolgeva a sua volta alla Editoriale 109 srl, stipulando un contratto d’affitto di un ramo d’azienda (nel 2001) per un costo mensile di 29.122,00 euro”. Tale cifra era relativa alla sede in Via San Camillo e ai servizi annessi.
Nel 2004 Intermedia chiede la risoluzione del contratto per gravi inadempienze e poco dopo la Editoriale 109 presenta istanza di fallimento. A questo punto Zuccarello si concentra sulla sua esperienza d’amministratore, iniziata con una esposizione debitoria di 180.000 euro nei soli confronti di Intermedia. Da un lato “il comune continuava a non rispettare la sentenza del Tar relativamente al piano servizi e l’insolvibilità aumentava di anno in anno”, dall’altro si cercava di garantire gli stipendi ai lavoratori riducendo al minimo i costi dell’impresa. “Né il comune, né la Provincia manifestavano la volontà di ricapitalizzare la società” – tuona il consigliere PD – rammentando come, rispetto ai suoi predecessori, il proprio compenso personale, lungi dall’essere cresciuto, fosse di appena 13.000 euro per il 2006 e di 17.000 per il 2007.
E’ toccato poi a Donatella Sindoni intervenire per porre la questione politica della conferenza: “L’amministrazione voleva intraprendere la strada di formare la New Co, ma la situazione sembra arenata. Vogliamo sapere cosa vuole fare l’Amministrazione adesso, stante le due prese di posizione ufficiali adottate dal Consiglio. Vogliamo soprattutto sapere cosa vuole fare il sindaco coi sedici dipendenti. Per questo, oltre a denunciare la situazione, faremo un ordine del giorno per avere l’opportuna chiarezza” ha chiosato l’esponente del consesso civico.


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