“Se la città metropolitana sorgerà, sarà la coesione fra comuni l’elemento di forza. Non saremo noi a fare da traino, ma lavoreremo tutti insieme”. Con queste parole Renato Accorinti si presentò, circa un mese fa, all’appuntamento coi sindaci della provincia, quei 51 primi cittadini originariamente interessati al progetto. L’intento di Accorinti era chiaro: creare consenso attorno all’idea, puntando sullo spirito di squadra.
Ma una squadra per vincere ha bisogno di un organico compatto, in grado di remare contro le avversità nella medesima direzione. Fuor di metafora, a spaventare l’amministrazione cittadina era la ritrosia di alcuni comuni della jonica, attratti dalla prospettiva di convergere in un libero consorzio di matrice etnea. Per scongiurare questa eventualità, il sindaco “dal basso” prometteva: “uniamoci per essere protagonisti”. Tutto giusto, per carità, ma dopo gli appelli servono i fatti, le azioni tangibili.
Adesso un nuovo ostacolo si profila all’orizzonte: i PON-Metro 2014-2020. Terminato l’insediamento a Palazzo Zanca, la Giunta – nella persona del vice-sindaco Guido Signorino – si mosse verso Roma per studiare le progettualità da mettere in campo al fine d’intercettare i finanziamenti europei destinati alle aree metropolitane. Il confronto al Ministero per la Coesione Territoriale si risolse con un successo: cento milioni di euro potenzialmente investibili su due linee, “smart cities e servizi ai cittadini” e “innovazione ed inclusione sociale”.
Per poter usufruire di questo credito, bisognava seguire un iter preciso, descritto dal “Dossier di co-progettazione”. Il primo step doveva essere portato a termine entro il 31 marzo 2014: Accorinti avrebbe dovuto indicare le azioni che intendeva porre in essere coi finanziamenti, inviando al Ministero le schede di lavoro da spedire successivamente a Bruxelles. E qui casca l’asino, perché se nella “mobilità sostenibile” e “nella efficienza energetica” venivano indicati obiettivi generali a grandi linee (come l’acquisto di bus snodabili, il completamento delle piste ciclabili o la “Sostituzione di lampioni con corpi illuminati a led ottiche moderne”), nel settore “inclusività sociale” s’indicavano progetti concreti sul territorio. E dei 58 milioni 800mila euro richiesti, poco o niente arrivava alla provincia. Vediamo nel dettaglio:
– riqualificazione aree ex militari e recupero degli immobili presenti nelle aree, da adibire ad accoglienza migranti e/o emergenza abitativa (10 milioni 800mila euro);
– acquisto abitazioni già presenti dal mercato da adibire ad assegnazione erp (10 milioni 600mila euro);
– riqualificazione e manutenzione straordinaria case arcobaleno 197 alloggi II lotto (10 milioni 200mila euro);
– recupero immobili comunali dismessi da adibire a prima accoglienza (8 milioni 200mila euro);
– completamento 30 alloggi dell’Iacp a San Giovannello (3 milioni 500mila euro);
– ricostruzione edificio U del rione Taormina (3 milioni 100mila euro);
– recupero ex sanatorio “Mons. Paino” per emergenza abitativa (2 milione 500mila euro)
– Realizzazione di 12 case con servizi centralizzati da adibire ad emergenza abitativa (1 milione 200mila euro);
– Ripristino impianti vandalizzati del centro polifunzionale San Filippo per realizzazione di una struttura di prima accoglienza (1 milione 200mila euro);
– Riqualificazione immobili e aree di pertinenza Case Zancle (1 milione e 100mila euro);
– Riqualificazione complesso edilizio Città Nuova (90mila euro);
– “Azioni immateriali”, Programmazione, formazione e creazione piattaforme digitali e banche dati (6 milioni 300mila euro).
E’ facile immaginare lo scetticismo che sarà serpeggiato nelle amministrazioni escluse, se è vero com’è vero che il “fare squadra” si traduce alla fine in un beneficio per la sola città-principe. Tuttavia si poteva ancora intervenire, correggere, redistribuire nel secondo step. Il dossier intermedio prevedeva letteralmente: “Declinazione puntuale delle azioni integrate sostenute dai Pon, articolate in singoli interventi”. Scadenza? 30 giugno 2014.
A questo punto è lecito chiedersi cosa abbia fatto l’Amministrazione messinese. Ha confermato i vecchi progetti? Ha, cioè, escluso di fatto le altre realtà interessate alla formazione della città metropolitana dai fondi europei ad essa destinati? In cosa si traduce lo “spirito del fare squadra”, se poi si procede in ordine sparso? E soprattutto: pur mettendo da parte il campanilismo, quali utilità si profilano per “i riottosi comuni della jonica”, così presentati da gran parte della stampa, se al momento della co-gestione delle risorse essi vengono pressoché arbitrariamente esclusi?


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