La denuncia è di quelle pesanti: l’ALCES, l’Associazione Locali CEntro Storico, ha posto l’indice contro l’Amministrazione Accorinti, e lo ha fatto con toni tutt’altro che pacati. “Da cittadini e da operatori del settore avevamo accolto il nuovo corso della Politica cittadina con grande favore ed immense aspettative. Credevamo, finalmente, di trovare nel Comune un amico e non un sordo avversario come troppe volte era avvenuto in questi anni. Immaginavamo che l’assenza di interessi di parte e la presenza di una Giunta tecnica, non Politica, avrebbe garantito procedure più snelle e ragionevolezza nell’amministrazione della cosa pubblica. Sentire parlare, poi, di concertazione e condivisione oltre che di valorizzazione del merito e della competenza ci aveva davvero fatto ben sperare. Ad un anno dall’insediamento della nuova amministrazione, però, nessuna delle promesse e delle aspettative si è concretizzata. Niente di nuovo, dunque, altro che rivoluzione”, afferma il presidente – l’avvocato Marco Di Mauro – in un comunicato.
Le recriminazioni sono tante: l’abbandono di qualsiasi pianificazione dell’economia cittadina, la poca fiducia data agli imprenditori che agiscono come eroi in una città allo sbando, la sordità delle istituzioni di fronte alle rimostranze verso l’isola pedonale. E poi, ancora, le decisioni unilaterali, non soltanto per l’area di Cairoli, ma perfino per la pista ciclabile. “Il tema della sicurezza, della qualità e dell’efficacia del servizio pubblico, sono centrali in una città che mira a divenire sostenibile e che vuole puntare su mezzi alternativi all’automobile – ricorda ancora Di Mauro –. Avremmo potuto anche su questo dare un contributo di esperienza sul campo, oltre che di competenza specifica e pratica, ma comprendiamo che dei Professori Universitari ne sapranno certamente più di noi”.
Dopo la polemica arriva l’apertura, sempre al vetriolo: l’ALCES non lesina il confronto, ma vuole partire dai problemi concreti: “Tanto per fare un esempio, ci sono attività commerciali che dai 10 mila euro/anno di tassa di occupazione sono passati ad oltre 31 mila euro/anno senza contare che tale aumento, secondo l’Amministrazione, andrebbe applicato retroattivamente anche per l’anno 2012 e 2013. Lasciando perdere la crisi, che chi percepisce stipendi pubblici universitari non può conoscere, ricordiamo all’Amministrazione, dal basso, che il costo richiesto non è applicato a Montecarlo o Venezia ma che siamo e restiamo a Messina. In una città nella quale i costi della Tares, tra gli altri, sono esorbitanti ed immotivati se rapportati al servizio effettivamente fornito. Senza contare che la tariffa che si vorrebbe applicare risulta esorbitante anche se rapportata alle altre città italiane nelle quali, invece, il livello di servizi forniti è ben più adeguato ed alto di quelli inesistenti della nostra Città”.


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