Messina, eravamo quattro amici al bar: Accorinti incontra gli elettori un anno dopo. Adesso la città vuole un cambiamento reale

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DSC01940Nutro una personale convinzione: il miglior favore che si possa fare a Renato Accorinti, e più in generale a qualunque autorità politica eserciti una carica istituzionale, è quello di essere oggettivi, di dire le cose esattamente come stanno, pane al pane e vino al vino. Nessun fronzolo, nessuna battaglia ideologica, nessun dogmatismo: occorre ripartire dal Vangelo, dal dare a Cesare quel che è di Cesare, in questo caso a Renato quel che è di Renato.

Innanzitutto bisogna riconoscere l’impegno che il primo cittadino ha profuso in questi 365 giorni d’amministrazione. Piaccia o meno la battaglia per l’isola pedonale, piaccia o meno la strategia per rilanciare MessinAmbiente, di sicuro le intenzioni sono lodevoli e le scelte operate sinora da questa Amministrazione vanno nel segno dell’identità culturale del primo cittadino. Per dirla in altri termini, le stanze del potere non hanno imborghesito Accorinti, che resta di gran lunga il Sindaco più disponibile al confronto che la città abbia avuto, almeno a mia modesta memoria.

Altro discorso è la valutazione del suo operato nel concreto. Un discorso per nulla marginale. Anziché spendere tempo ed energie nell’applaudire incondizionatamente chi è al potere, anziché esaltare rivoluzioni che “oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente” (copyright Giorgio Gaber), bisognerebbe offrire spunti critici alla Giunta, valutando nel merito i provvedimenti adottati. E qui il discorso si complica, perché sostenere che Messina stia di gran lunga meglio rispetto alle precedenti gestioni è un’ipotesi che fa a cazzotti con la realtà.

Prevengo un’obiezione: la solita litania per cui “adesso a Palazzo Zanca siedono persone oneste” non solo non mi entusiasma, ma mortifica lo spirito civico e la cosa pubblica. Ho la pretesa che la città possa chiedere come requisito minimo l’onestà, cercando soddisfazione anche nella competenza.

La capacità di essere un buon amministratore locale si misura su alcune questioni di fondo: conti pubblici, lavoro, servizi. La situazione disastrosa ereditata dalla Giunta sicuramente influisce sulla prima voce, tuttavia i ritardi nella presentazione del consuntivo, l’incapacità di definire nuove entrate sicure attraverso una politica strategica, i massimali più alti praticamente in ogni tassa, non possono essere derubricate a questioni di infima importanza. Speriamo di passare la burrasca, di calmare l’ansia del collegio dei revisori e di garantire credibilità alla Corte dei Conti; nell’attesa, preghiamo che la boria non subentri, perché dire che chi c’era prima ha causato ogni sfacelo non risolve di un minimo i problemi sul tappeto.

La questione lavoro. Tralasciando le intemerate di Clara Crocé contro la Giunta, intemerate ardite per chi festeggiava un anno fa l’apoteosi elettorale, c’è qualcuno che abbia seriamente capito cosa intende fare Accorinti per l’occupazione giovanile? O per i precari? O per gli edili? C’è qualcuno in grado di descrivere il piano industriale nell’azione del rilancio del turismo, di là dalla vuota retorica sulle ricchezze naturali offerte dallo Stretto? C’è qualcuno che potenzialmente può delineare i passi della Giunta per la crescita del settore cantieristico? Ancora: c’è qualcuno che ha visto, in questi mesi, una decisa manovra a favore dei commercianti o dei liberi professionisti? Bene, se questa presenza mistica esiste, faccia un passo avanti: probabilmente potrà avere un posto nel settore comunicazione della Giunta.

Sui servizi non è neppure il caso di soffermarsi troppo: il degrado in alcune zone – dal Bisconte al Cep, da Bordonaro a Viale Giostra – testimonia lo sconforto della città, l’abbandono dei contribuenti. Strade pulite e sicure, quartieri verdi a misura d’uomo, presenza delle istituzioni: sono condizioni insite nel contratto sociale, non richieste prive di logica.

Tutto questo ieri sera a Cairoli non c’era. C’era, semmai, lo zoccolo duro dell’elettorato accorintiano: un centinaio di persone disposte a seguire il Sindaco sul pulpito di una panchina. Ma lo scenario, la raffigurazione plastica della platea 365 giorni dopo, è radicalmente mutato. Non so se si sia rotto l’idillio fra i vertici della città e la base elettorale che ha sancito la loro ascesa. So, per certo, che poche persone a Messina possono esprimere soddisfazione per la situazione generale. Dire che siamo sulla strada giusta per principio nuoce alla città: aiutiamo Accorinti ad essere concreto, a non farsi male da solo.