Cataldo Calabretta, il dirompente calabrese che ha conquistato lo star-system italiano

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foto (2)Cataldo Calabretta è calabrese di Cirò Marina, avvocato e docente universitario di diritto dell’informazione. Ha 37 anni e un curriculum ricco di esperienze prestigiose. Lo scorso anno ha anche ricevuto il Premio “Massimo Troisi” per la carriera. Questo giovane e intraprendente calabrese rappresenta un esempio positivo della nostra terra avendo conquistato, con le proprie “forze”, grandi traguardi in differenti settori. Competente, dinamico, dirompente l’avvocato Calabretta mette la sua professionalità al servizio di molti volti noti dello star-system italiano e anche dei fatti di cronaca più rilevanti del nostro Paese. Collaboratore di prestigiosi periodici italiani, esperto di criminologia, insegna al master di II livello di “Scienze Criminologico-Forensi” dell’Università “La Sapienza” di Roma, diretto dal noto professor Vincenzo Mastronardi. E’ anche opinionista di trasmissioni di punta della Tv di Stato.

foto (3)Uno dei più prestigiosi progetti che l’hanno vista protagonista c’è il libro “Era Santo, era uomo”, scritto da Lino Zani e da Marilù Simoneschi  e dedicato a Papa Wojtyla?

Sapere di aver dato vita a qualcosa di straordinario ancora oggi mi provoca una grande emozione. E’ un’opera che racchiude un aspetto inedito di come Giovanni Paolo II ha acquisito piena e chiara consapevolezza del Terzo Segreto di Fatima. Di quell’opera letteraria ho curato il contratto con la casa editrice e la cessione dei diritti con diversi altri Paesi del mondo. Sono molto orgoglioso di aver svolto un ruolo fondamentale sia per la pubblicazione del libro e sia per la successiva trasposizione televisiva e sono felice di aver condiviso con gli autori, due cari amici, un avvenimento unico“.

Premiazione Avv Calabretta 222E’ molto legato alla Calabria anche se trascorre molto tempo fuori regione…

Si, gli impegni mi portano a vivere anche fuori dalla Calabria. Ma ritorno appena possibile e ho mantenuto il legame lavorativo con il Dipartimento Giuridico dell’Università della Calabria. Ho sempre avuto un’unione forte e salda con la mia terra, dove sono nato, cresciuto. Sono calabrese puro sangue con i pregi e i difetti tipici (sorride ndr)“.

Chi sono i calabresi che apprezza di più ?

Sono tantissimi, ogni giorno incontro e conosco almeno un calabrese che ricopre un ruolo di prestigio. Anni fa ho conosciuto il Premio Nobel Renato Dulbecco all’Università Cattolica di Milano dove ho studiato. Un uomo eccezionale, una conoscenza che custodirò nella scatola dei ricordi. Mi stupì molto la sua semplicità anche quando spiegava le sue ricerche. Stimo molto Lucio Presta, che non conosco personalmente ma ho solamente incrociato qualche volta, credo sia il numero uno dei manager televisivi. Rivedo in lui le caratteristiche peculiari dei calabresi di successo: grinta, determinazione, intelligenza e simpatia“.

VENEZIA-  70 MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA - ELISABETTA GREGORACI ARRIVA A VENEZIAE’ il promotore di due campagne di sensibilizzazione che hanno avuto un grande successo nel nostro paese ci racconta come sono nate queste iniziative ?

Nel 2009 è partita la campagna inerente l’utilità del sangue cordonale ed Elisabetta Gregoraci ne è divenuta testimonial. Abbiamo organizzato tante iniziative e abbiamo ricevuto molti attestati di stima per aver avviato un progetto volto a migliorare il livello delle informazioni su una materia complessa che è governata da una normativa ancora piuttosto carente in Italia. Molte mamme in attesa non sono ben informate su tutte le varie possibilità ed arrivano al momento del parto senza aver deciso nulla. Su una materia così importante in Italia c’è un vuoto legislativo intollerabile rispetto agli altri paesi d’Europa dove la situazione è regolamentata in modo migliore: e se si pensa che le cellule staminali estratte dal cordone possono essere trapiantate per curare varie patologie: linfomi, leucemie, aplasie midollari, talassemie, immunodeficienze congenite, alcuni difetti metabolici la situazione appare ancora più paradossale. L’altra campagna d’informazione, avviata di recente, è volta ad educare sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce nella lotta ai tumori. Si chiama “Regalati la prevenzione”. Ho pensato di far scendere in campo con me alcuni numeri uno del mondo della medicina, della comunicazione e dello spettacolo per ricordare a tutti che un corretto stile di vita, così come frequenti controlli medici specifici possono essere i nostri migliori alleati per scongiurare l’insorgere di gravi patologie. Sono profondamente grato a chi ha aderito con entusiasmo a questa mia iniziativa, sposandola sin da subito con zelo e grande partecipazione. Voglio rivolgere un particolare ringraziamento al professor Francesco Schittulli, senologo-chirurgo oncologo di fama internazionale e Presidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori che ha patrocinato l’iniziativa accreditandola in tutto il territorio nazionale, alla dottoressa Anna Caparra dell’Università La Sapienza di Roma, alla direttrice del mensile Vero Salute Laura Avalle, alla direttrice di Vero Laura Bozzi e alle madrine Elisabetta Gregoraci, Roberta Morise, Claudia Andreatti e alle giornaliste talkshow di Raiuno “Porta a Porta” Vittoriana Abate e Giancarla Rondinelli. Purtroppo, secondo un recente rapporto, i tumori diagnosticati ogni anno in Italia sono aumentati, ma per fortuna sono aumentate anche le guarigioni. Le stime relative al 2013 prevedono 366 mila nuove diagnosi di cancro (erano 364mila nel 2012), ma oggi sono 2 milioni e 800 mila gli italiani che vivono con una precedente diagnosi di tumore (vent’anni fa nel 1993 erano 1 milione e cinquecentomila). Un risultato incoraggiante determinato soprattutto da diagnosi precoce, nuove cure e prevenzione”.

Comandante Francesco Schettino - Grosseto- 29-10-2013Lei, avvocato, che fa parte del collegio difensivo del comandante Francesco Schettino, unico imputato del processo che si sta svolgendo a Grosseto per il naufragio della Concordia, sa meglio di chiunque altro che cosa sia il cosiddetto tritacarne mediatico.

Di la dai profili di responsabilità imputabili ed in corso di accertamento, il Comandante Schettino ha subìto un attacco alla sua persona ed è stato senz’altro vittima di un accanimento mediatico, andato oltre le risultanze obiettive. Ho quindi deciso, insieme al mio collega Davide Perrotta, un validissimo avvocato che per me rappresenta un punto di riferimento, di tutelare la sua persona. Ci stiamo adoperando affinché la sua privacy non sia costantemente violata e soprattutto curiamo i rapporti con i mezzi di informazione per far sì che le testate giornalistiche, sia di carta stampata e sia televisive, rispettino i criteri di verità e continenza della notizia e la persona dell’imputato, e si attengano al principio di non colpevolezza sancito dalla Costituzione. Troppo spesso, alcuni esponenti del mondo dell’informazione sono divenuti essi stessi protagonisti del processo mediatico, che purtroppo si è innescato fin dall’inizio di questa tragica vicenda. In questo momento credo sia il processo italiano più conosciuto del mondo”.

Avv Cataldo CalabrettawwLei da docente di diritto dell’informazione può fare una breve analisi circa la fattispecie di un processo, che procede parallelamente a quello penale: il processo mediatico che sembra mutuare forme, linguaggio e stili dal reality.

Il vero processo, o meglio l’unico processo ad oggi esistente, serve a tutelare la collettività attraverso un’azione posta in essere da professionisti, che tenuti unicamente al rispetto delle regole e della Legge, sono obbligati a ricostruire una verità processuale più aderente possibile alla verità storica. Ad esso si contrappone ed è completamente diverso il processo mediatico. Quest’ultimo, infatti, può essere interpretato come un prodotto commerciale confezionato per essere venduto, dove i protagonisti sono mobili ed intercambiabili, perché non sempre si tende a ricostruire fedelmente i fatti avvicinandosi alla reale dinamica degli accadimenti. La notizia viene spesso elaborata in funzione di una propria sensibilità, di una propria particolare visione della vicenda”.

Avv Calabretta on Rosy Bindi Andrea Pancani giornlaista La 7 on GalloQuali sono i rischi legati alla celebrazione del processo mediatico?

Il pericolo è che la pubblica opinione esca disorientata e confusa, e non già informata, da questa (falsa) rappresentazione della giustizia. Spesso e volentieri, infatti, si pongono in essere dibattiti, con esperti improvvisati, che offrono una versione parziale, quando non addirittura distorta, della realtà. Si solletica e blandisce il voyeurismo dello spettatore, ma non gli si offre una seria ricostruzione dei fatti. In barba all’art. 27 della nostra Costituzione, si realizzano gogne mediatiche fondate su una presunzione di colpevolezza che mortifica il garantismo, punto fermo della nostra cultura giuridica“.

LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORII mass media possono in qualche modo condizionare lo svolgimento di un processo?

Sono convinto, e non può essere altrimenti, che, al di là dell’opinione dominante e della versione dei fatti a volte, e non sempre, preconfezionata dai media, i nostri uomini di legge siano tecnici preparati, a gestire questioni “delicate” e decidano, sempre e comunque, secondo buon senso ed equilibrio e quindi secondo un libero convincimento non condizionato dai media. Tuttavia mi preme sottolineare che nel nostro paese ci sono tanti professionisti del mondo della comunicazione che svolgono il proprio lavoro in maniera corretta con i quali è opportuno e utile collaborare”.