Messina: la casa che ospitò Giovanni Pascoli ancora al centro di polemiche

casa pascoliLa casa che si trova oggi nell’attuale Piazza Don Fano e che ospitò il poeta Giovanni Pascoli, è da anni oggetto di attenzione per essere sede di potenziali idee ed iniziative culturali, ma è stata anche al centro di lunghe polemiche.

Dall’affissione della targa commemorativa con l’iscrizione di Aldo Di Blasi, fortemente voluta dal comitato cittadino “100 Messinesi per Messina 2008”, all’approvazione dell’inizio dei lavori per il rifacimento della facciata, all’effettivo inizio della ristrutturazione di un palazzo ritenuto sì storico ma anche pericolante, di anni ne sono passati tanti.

Più di recente, il Tar di Catania si è nuovamente espresso sulla struttura amovibile che sovrasta l’edificio, quella che è ormai conosciuta come la “gabbiola” di piazza Don Fano, attorno a cui ruotano le vicissitudini di quattro anni di progetti, approvazioni, ritirate, ordinanze, paventati abusi, visite della Polizia Municipale, ordini e contrordini della Soprintendenza.

La vicenda. Siamo nel 2010 quando alcuni ragazzi messinesi decidono di intraprendere un’attività imprenditoriale nell’edificio.

La loro idea è quella di affittare uno spazio interno e poi di chiedere la concessione del suolo pubblico e installarvi una struttura amovibile. Chiedono parere alla Soprintendenza la quale detta i propri parametri, nonostante una sentenza del Tar avesse di fatto già annullato il vincolo. A fine aprile 2010, il progetto viene presentato con un ampio rendering fotografico, con una struttura in vetro, e riceve parere favorevole, con alcune condizioni legate alle distanze. Qualche mese dopo, approvazione anche da parte del Comune che, dopo aver visionato tutti i pareri favorevoli, invia il suo ok.

La struttura, così, viene eretta. L’anno successivo, nel novembre 2011, quando ormai i riflettori sulle condizioni di degrado della Casa in cui ha vissuto Pascoli si sono accesi a livello regionale e nazionale, giunge l’autorizzazione per l’inizio dei lavori di restauro del palazzo e, al contempo, alla ditta Bomipare s.r.l. facente capo al ristorante aperto nel palazzo viene imposta la rimozione della gabbiola perché non conforme alle condizioni iniziali. Un anno dopo, la situazione appare invariata: i lavori di ristrutturazione non sono iniziati, la gabbiola è nello stesso posto e la Soprintendenza chiede al Sindaco l’ordinanza di rimozione.

Nel frattempo, con una firma, provvede anche all’annullamento del primo parere favorevole, ossia quello dato nell’aprile 2010, decretando di fatto l’abusivismo della stessa gabbiola. La ditta allora fa ricorso al Tar e non esclude, al contempo, una richiesta di risarcimento danni alla stessa Soprintendenza in quanto, da quel lontano aprile 2010, tanti soldi sono stati investiti per l’avvio dell’attività imprenditoriale e per il mantenimento della stessa.

Il Comune, dal suo canto, vistosi annullare il parere favorevole del 2010, emana l’ordinanza di rimozione. Anche in questo caso, la ditta Bomipare decide di ricorrere al Tar e, solo pochi mesi fa, arriva la sentenza: essendoci già un giudizio in corso (quello relativo al ricorso contro la Soprintendenza), l’ordinanza di rimozione del Comune è annullata e, anzi, lo stesso Comune è costretto a pagare un risarcimento.

Una vicenda che, dunque, continuerà a far parlare di sé, soprattutto considerando che da poche settimane sono iniziati i lavori di ristrutturazione del Palazzo, sotto la vigilanza dell’architetto Irene Ruggeri nonché della Soprintendenza.