“Gli alluvionati di Saponara sono stati abbandonati e lo Stato ha aiutato altri paesi colpiti da nubifragi dimenticandosi della zona tirrenica del messinese che ancora non è stata messa in sicurezza e non sono nemmeno iniziati i lavori“. È la grave denuncia del presidente del Comitato per la Ricostruzione di Saponara, Nadia Luciano. Sono passati due anni da quella tragica sera del 22 novembre 2011, quando nel paese del messinese tirrenico morirono, travolti dal fango, Luigi e Giuseppe Valla, padre e figlio, e Luca Vinci di soli 10 anni. Una tragedia che però sembra “di serie B”, rispetto ad altre.
“Da quel giorno non è stato fatto nulla“, è la voce che tuona da Saponara, “i torrenti sono stati lasciati esattamente com’erano“. Senza contare la questione degli sfollati. Quasi 450 sparsi in 25 comuni, ma ben 220 di questi a Saponara. E c’è anche chi, nonostante la propria abitazione risulti “a rischio”, continua ad abitarci, semplicemente perché non ha altre possibilità.
E, ancora dal Comitato, arrivano dei numeri che fanno riflettere: 300 milioni saranno spesi per ricostruire l’Abruzzo terremotato, altri stanziamenti sono pronti il sisma dell’Emilia, 15 milioni andranno al Molise. E poi 30 milioni per i territori attraversati dal cantiere Tav, e 50 milioni per l’area industriale di Piombino. “Solo per gli alluvionati di Messina non si sono trovati fondi, è una vergogna, anche noi siamo italiani“, conclude Nadia Luciano.


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