La Società Geografica Italiana, in collaborazione con il ministero per gli Affari regionali e le Autonomie, ha presentato oggi un grande progetto di “riordino territoriale”, che porterà alla cancellazione degli enti provinciali, e aumenterà le regioni a trentuno o trentasei. Micro-regioni quindi, o macro-province, che razionalizzeranno gli sprechi, in modo da eliminare “enti inutili” e rendere ben più funzionale l’amministrazione del territorio. Ogni nuova regione sarebbe infatti a “statuto speciale”, potrebbe quindi “legiferare in completa autonomia, in rispetto di quanto previsto dall’art. 5 relativamente alla promozione delle autonomie favorendo il decentramento amministrativo”.
Particolarmente rilevante appare l’idea dell’Area Metropolitana dello Stretto, un’idea già avanzata da molti, e sostenuta in particolare dall’ex assessore della Provincia di Messina, Michele Bisignano, che recentemente ha dichiarato: “È necessario prendere coscienza che l’Area dello Stretto sia l’unica strategia percorribile, da entrambe le sponde, in termini di sviluppo”. E non si discosta dall’obiettivo il neo assessore alla Cultura di Messina, Tonino Perna: “Lo Stretto ha tante immagini, e questo secondo me è fare cultura, mettere insieme tutti i talenti, le qualità. Messina può essere la punta di diamante di un processo verso questa direzione. Reggio città metropolitana è una forzatura incredibile. Bisognerebbe dichiarare Messina e Reggio come città metropolitana. I paesini come Gallico, Catona, commerciavano con Messina. Sarebbe bene recuperare questo rapporto e poi la cultura”.
Reggio Calabria e Messina quindi, e tutte quelle altre città piccole e grandi che giocano un ruolo fondamentale nell’economia dello Stretto, dovrebbero far parte della grande Area Metropolitana. Un’idea che accomuna molte voci autorevoli su entrambe le sponde dello Stretto. E nello stesso progetto della Società Geografica si legge che: “la creazione di un sistema urbano dello Stretto permetterebbe di incrementare e fortificare le connessioni del centro urbano di Reggio con quello di Messina. Allo stesso tempo si potrebbe valorizzare propriamente il patrimonio storico-culturale-paesistico dell’area”.
Il tutto poi si andrebbe ad estendere “verso Gioia Tauro-Rosarno e verso la costa ionica in Calabria, e verso Milazzo-Barcellona per quanto al versante siciliano. Così progettato, l’asse avrebbe una funzione policentrica, sebbene composta da due centri urbani stellari uniti tramite il sistema di attraversamento dello stretto”. Nel progetto si prosegue, affermando che, “considerato l’elevato prestigio storico-culturale dell’area diventa necessario individuare dei sotto sistemi atti a recuperare, valorizzare e diffondere il patrimonio“. Si tratta nello specifico della Locride, della Piana di Gioia Tauro, della Val Demone e della zona della penisola di Milazzo.
Certo, un progetto così ambizioso sottintende una partecipazione di cittadini e istituzioni non indifferente. Soprattutto per quanto riguarda l’Area dello Stretto, è evidente che bisogna superare una naturale “divisione” geografica ma non solo. In particolare, soprattutto negli ultimi tempi, il focus è puntato sulla questione “attraversamento” dello Stretto, che al momento appare non all’altezza di un’area metropolitana così come intesa dai più.
Il “riordino territoriale” potrebbe però, come suggerito nella nota d’intenti della Società Geografica Italiana, superare divisioni politiche e geografiche, ottimizzando la funzionalità delle istituzioni locali, che così godrebbero dell’”esercizio del maggior numero possibile di funzioni, eliminando (accorpando o scomponendo) gli ambiti di esercizio funzionale non coincidenti”. Il “riordino” potrebbe rivoluzionare l’Italia soprattutto dal punto di vista socio-economico, ponendo un definitivo freno agli sprechi e alle divisioni, in modo da valorizzare il territorio al massimo delle sue potenzialità.
In allegato il documento del progetto:






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