Caso Attilio Manca, si infittisce il mistero: spunta un nuovo testimone?

attiliomanca-150x150Vi avevamo dato ieri notizia dell’archiviazione a Viterbo dell’inchiesta sulla morte di Attilio Manca (clicca qui per leggere l’articolo), l’urologo barcellonese morto nella città laziale il 12 febbraio 2004 a causa di un cocktail di farmaci ed eroina. Manca fu trovato con la siringa ancora in vena. Inizialmente il caso fu classificato come overdose, quindi come suicidio. Ma i familiari di Attilio, che aveva appena 35 anni, sono sempre stati convinti che sia stato Attilio ad operare alla prostata il boss Bernardo Provenzano nel 2003, e quindi sia stato successivamente eliminato perché “scomodo”.

Ieri quindi l’inchiesta ai danni di Ugo Manca (cugino del medico), Angelo PorcinoSalvatore Fugazzotto, Lorenzo Mondello e Andrea Pirri, tutti di Barcellona Pozzo di Gotto, e sospettati di aver avuto un ruolo nella morte di Attilio, è stata archiviata. Nel registro degli indagati rimane solo Monica Mileti, la donna di Roma che avrebbe procurato al giovane medico l’eroina.

C’è un importante “però” che da ieri sera bisogna tenere in considerazione. Il giornalista Giuliano Girlando, blogger del Fatto Quotidiano, ha scritto ieri su Globalist.it un editoriale dal titolo “Attilio Manca, è stato suicidato un uomo”linkando l’articolo sulla sua pagina Facebook. Qui sono comparsi – e poi spariti – degli inquietanti messaggi di un probabile testimone, un uomo che assistette ad una visita di Manca a Provenzano all’ospedale di Castelvetrano, e che di fatto confermerebbe che tra l’urologo e il boss c’erano dei contatti. Riportiamo di seguito la trascrizione del commento apparso sul social network, con tra parentesi i necessari contrappunti per capirne appieno il significato (grassetti nostri), fatta da NotteCriminale.it, a firma Simona Zecchi:

attilio manca 2Gentile Signora (riferito alla madre dell’urologo Angela Manca, ndr.) suo figlio era in Castelvetrano il 5 maggio 2003 ricoverato in ortopedia (la data è da verificare anche se il testimone potrebbe averla menzionata sbagliandosi di qualche mese, le cronache raccontano di una prima visita a luglio del 2003 di Provenzano/Troia e poi l’intervento ad ottobre dello stesso anno; o le stesse cronache essere erronee; inoltre qui parla di ricovero riferito ad Attilio forse un errore nella sintassi, ndr.) appoggiato in chirurgia generale perché troppo piena…io stesso ho preparato la stanza undici per un vecchio che dovevo assistere…ma che forse era già ricoverato nell’altro reparto …sapevo che era per prostata ma non capivo di prima mattina x (perché ndr.) in ortopedia…intuivo che c’era qualcosa che non andava.. dopo un po’ fatto il letto, si presentava alle ore 7,45, un vecchio di statura piccola tanto da essere portato in braccio da un uomo coi capelli bianchi, alto e robusto e gentile con cui ho parlato e non aveva alcun tipo di accento …..il vecchio dopo l’arresto l’ho riconosciuto come Bernardo Provenzano, dato che si era presentato come Gaspare Troia (circostanza vera questa del nome di un panettiere adottato da Provenzano al tempo per il ricovero, ndr) …il nome io non l’ho scritto nella cartella termometrica perché dicevano che era in chirurgia…l’uomo coi capelli bianchi l’ho riconosciuto come Salvatore lo Piccolo e il figlio Sandro…(padre e figlio furono arrestati durante un blitz nel 2006 ndr) erano 15 persone, troppe per un vecchio in una stanza sola. Sentivo dire che c’era un medico famoso di Roma, proprio così , mai Viterbo che era esperto in tumori di prostata, che sapeva solo lui fare tale intervento. Ma che ci veniva a fare a cv, (Castelvetrano, ndr) se c’erano altri ospedali.. boh.. era vestito coi pantaloni e dolcevita mattone (colore ndr) che ha in foto, ma capelli che coprivano le orecchie….un dolcevita a maggio…strano….sembrava buttato dal letto.. io sono stato vicino a lui e era circondato come se era un coniglio in mezzo ai serpenti.. che comportamento…aspettavano le lastre fatte in ch. (presumibilmente reparto Chriurgia, ndr) e mentre veniva preso a braccio da due esseri ,tra cui il figli Sandro (figlio di Lo Piccolo già citato prima ndr.) e un figlio di un tale che si è impiccato, era circondato peggio di uno che volesse scappare, sono andati dal primario e si sono chiusi.. io turbato.. e poi ancora di più… ero solo per molte ore con Provenzano e Lo Piccolo padre, parlavo con loro, e il vecchio, che avevo scambiato per un preside in pensione e glielo detto ,mi ha risposto con un sorriso a un milione di denti…scriveva su un quaderno a righi nero e bordi rossi, che io usai solo a tempo del terremoto del 68, per questo mi incuriosì tanto x da tanto non vedevo una cosa simile…gli ho servito il tè e le fette biscottate…poi suo figlio gli ha detto la diagnosi, visto che ero a pochi centimetri, con voce tutto che limpida e accento strambo, quasi di paura….ma che razza di dottore è.. me lo sono chiesto x tanto tempo….poi ho capito…..c’erano, poi li ho visti su il mensile se ho provato panico, tutti boss, tra cui l’impiccato e uno brutto, grosso, coi occhi celesti, mafioso di Carini, il figlio Angelo Provenzano che firmava fogli e uno brutto che poi solo di recente ho riconosciuto come Messina Gerlando di ag (Agrigento; Messina fu arrestato nel 2010 ndr)….insomma un summit…ora basta…ecco al verità su suo figlio e mi dimentichi.. sono in galera e si consoli…non cerchi di mettersi in contatto ..ho paura e panico…..

provenzanoIl testimone quindi conferma alcuni fondamentali passi successivi. La diagnosi per Provenzano sarebbe stata di un tumore benigno alla prostata, che si doveva operare. E Manca suggerì caldamente di recarsi in Francia, in Costa Azzurra – quindi senza dubbio Marsiglia – da un suo “maestro”, ma che non c’era nulla di cui preoccuparsi. Ciò suscitò “il disappunto del vecchio“, e “nel primo pomeriggio tutti si erano volatizzati“.

Possono essere credibili queste affermazioni? Al momento è pressoché impossibile dare una risposta. Quel che è certo però è il mistero che ruota attorno alla morte di Attilio, un professionista che, fino al ritrovamento, non aveva mai dato segni di tossicodipendenza, che lavorava di continuo e faceva decine di operazioni alla settimana. Se avesse avuto problemi con la droga, certamente non ne sarebbe stato capace. Attilio aveva il naso rotto e il viso tumefatto, come mai? Inoltre era mancino e i buchi degli aghi erano sul braccio sinistro, indizio che farebbe pensare che qualcuno gli ha iniettato la droga. Sono tutti dettagli che riporta puntualmente Simona Zecchi nel suo articolo.

Ci chiediamo perché, nonostante tanti indizi e prove, seppur spesso circostanziali, gli inquirenti non abbiamo mai creduto che Attilio fosse coinvolto nell’operazione subita a Marsiglia da Provenzano. Lo stesso medico siciliano telefonò alla madre, dicendole che si trovava in Costa Azzurra per assistere ad un intervento, ma sembra non vi siano tracce di questa conversazione nei tabulati telefonici. Il pentito Francesco Pastoia, fedelissimo di Binnu u’ Tratturi, affermò senza remore che ad assistere all’intervento, effettuato alla clinica “La Ciotat” dal chirurgo Philippe Barnaud, vi era anche un giovane medico siciliano. Pastoia si suicidò nel carcere di Modena poco dopo questa rivelazione.

L’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici, sottolinea ancora una volta come l’indagine di Viterbo sia stata condotta, a suo dire e secondo l’opinione dei suoi assistiti, in maniera superficiale. Fa notare come il ruolo pressoché fondamentale di Ugo Manca, pregiudicato e cugino di Attilio, sia stato sostanzialmente trascurato dagli inquirenti. Attilio probabilmente fu una vittima di mafia. Forse fu minacciato, forse aveva timore a parlare, a raccontare tutto alle forze dell’ordine. Forse però cambiò idea, o forse sapeva troppo, e per questo fu ucciso. Di sicuro c’è che un giovane brillantissimo, all’epoca forse il migliore in Italia nel suo campo, è morto, e nessuno fin’ora è riuscito a dimostrare perché. E se una morte continua ad essere avvolta nel mistero, allora forse non è il caso di smettere di scavare alla ricerca della verità…