Lumen, Ancol e Aram, i tre enti della provincia di Messina coinvolti nell’inchiesta che ha portato all’arresto di 10 persone, l’anno scorso si sarebbero divisi finanziamenti per ben 7 milioni di euro. E non erano “estranei” a precedenti controlli. I tre enti erano infatti nella lista dei 43 sui quali l’assessorato alla Formazione aveva puntato gli occhi, e ai quali aveva già ritirato i finanziamenti per quest’anno, a causa di irregolarità commesse nel 2011. L’assessore Nelli Scilabra ha affermato di aver già firmato la revoca di accreditamento per i tre enti in questione.
Intanto il gip Giovanni De Marco ha depositato le motivazioni che hanno portato ai 10 arresti. Il giudice motiva gli arresti domiciliari a causa della possibile reiterazione del reato:
La reiterazione sistematica e quasi compulsiva delle condotte illecite, il metodo consolidato, unitamente alla dimensione dei profitti illeciti ed al persistere delle condizioni a base delle condotte criminali, appaiono elementi sufficienti a ritenere la sussistenza di gravi ed attuali esigenze cautelari, in termini di elevata probabilità, prossima alla certezza, della ripetizione di analoghe condotte criminose.
Addirittura, secondo De Marco, i reati avrebbero meritato la detenzione preventiva in carcere per Sauta. Inoltre scrive riguardo la D’Urso, moglie di Buzzanca: “pur avendo, a quanto pare, rassegnato formalmente le dimissioni dall’Ancol, secondo quanto sopra evidenziato, avrebbe continuato a gestire parte delle attività dell’ente“. Per Chiara Schirò, moglie di Genovese, la posizione sarebbe meno grave rispetto agli altri:
A carico di Schirò Elena sono emersi unicamente indizi con riferimento al reato di cui al capo 39), nonché con riferimento ai reati di cui ai capi 33) e 34), ma per una minima frazione assolutamente modesta, infine con riferimento al capo 1). Il ruolo attribuito alla stessa appare, pertanto, estremamente marginale.


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