Daniele Ialacqua: “I beni comuni sono “cosa nostra”. Strettoweb intervista l’assessore all’Ambiente

imagesDopo una campagna elettorale oltre ogni immaginazione, non solo per l’imprevedibile ( ? ) risultato quanto, soprattutto, per l’interesse e l’impegno profuso dai cittadini di ogni schieramento e la vivacità con la quale hanno colorato le iniziative e sostenuto i candidati, ecco che la città di Messina sembra essersi svegliata dal torpore di un lungo inverno: la parola d’ordine è diventata partecipazione.

E’ questo il leitmotiv che scandisce le iniziative della nuova amministrazione comunale e che in questo momento sembra attagliarsi meglio alle ultime vicende relative alla pulizia delle spiagge.
Così Strettoweb approfondisce la conoscenza dell’assessore all’ambiente Daniele Ialacqua, che riguardo partecipazione e attivismo di esperienza ne ha parecchia.

Come è iniziata l’avventura di “cambiamo Messina dal basso?

Sono da sempre stato impegnato nel volontariato, e pur avendo aderito, in passato, a Rifondazione Comunista prima e Sinistra Ecologia e Libertà poi, non ho mai perso il contatto con realtà quali Legambiente, il Comitato per l’acqua pubblica, quello No Ponte; naturalmente, facendone parte, ho conosciuto quelli che oggi sono gli attivisti di “Cambiamo Messina dal Basso” che in realtà non nasce all’improvviso, ma ha semplicemente accolto chi in questi anni ha promosso legittime battaglie, e che ho ritrovato in campagna elettorale.

Progetto consulta ambientale…

L’idea della consulta nasce per istituzionalizzare un sistema, obbligarsi, come Amministrazione, ad avviare con i cittadini e le associazioni un processo di scambio, una cosa che prima non si faceva perché considerata come un peso, mentre noi crediamo sia una risorsa. La consulta serve proprio a stabilizzare questo rapporto ed a costringere l’Amministrazione a collaborare, in quanto saremo ”costretti” a concordare progetti da avviare ed eventualmente migliorare quelli in itinere, quindi coinvolgere cittadini e associazioni nel processo decisionale.
Al fianco della Consulta per l’Ambiente, che verrà regolamentata e ratificata dal Consiglio Comunale, ci sono i cittadini iscritti nei 10 elenchi che riguardano le altrettante deleghe del mio assessorato; siamo già a quota 200 adesioni, pertanto ci saranno delle convocazioni per ogni gruppo di lavoro che consentiranno di esprimere idee e progetti. E poi ci saranno le iniziative che abbiamo già annunciato in campagna elettorale: “Messina città giardino” e “Nuovi stili di vita”, che mi auguro possano concretizzarsi già nei prossimi mesi. Spero anche di riuscire a varare entro luglio, con la collaborazione dei cittadini, quello che noi chiamiamo il “Programma dei 100 giorni” nei quali svolgeremo attività che interesseranno vari campi, dall’acqua ai rifiuti, per dimostrare che è possibile cambiare alcune cose in questa città da subito, a costo zero.

Quali saranno le priorità?

Le cose da fare sono molte, e tutte prioritarie; nell’immediato però è necessario ottenere la partecipazione dei cittadini e riuscire a programmare questo settore, che non ha mai subito un processo del genere, non si è mai guardato avanti verso gli obiettivi da raggiungere. Quello che noi vogliamo fare è programmare, nel breve e lungo termine, tempi e modalità di intervento. Una tra le tante priorità è quella di creare una mappatura della città, le zone che il Comune ha a disposizione e di cui può usufruire. Ma c’è anche un concorso di idee, saranno i messinesi stessi a segnalarci cosa non va nei loro quartieri e come è possibile risolverlo. Fondamentale è l’utilizzo della rete, si sta cercando di creare una pagina web dell’assessorato che manca, e stileremo un programma di incontri con i cittadini, segnalando i giorni nei quali sarà possibile incontrarsi e quelli in cui riceveremo solo le telefonate, organizzeremo degli incontri di quartiere; la presenza capillare ci permetterà di sollecitare la partecipazione di tutti.

Perché ritiene che queste cose non siano state fatte prima?

La situazione non è facile da gestire, c’è stato chi ha ritenuto la cosa pubblica cosa propria, noi scommettiamo molto sulla partecipazione, anche in altri ambiti, vogliamo che tutti i cittadini possano dire la loro su qualsiasi questione, l’assessorato è di tutti. Quando si è dalla parte della città si può entrare in sintonia con molte persone. Vogliamo essere contaminati dalla partecipazione dei cittadini, in passato invece si preferiva fare tutto da sé, questa non è la nostra linea.

Non teme che queste iniziative vengano inficiate da quei cittadini che hanno ridotto la città così come si presenta oggi?

Questo è stato messo in conto, anche se in genere sembra quasi una giustificazione a lasciare le cose come stanno il fatto che i cittadini

Foto di Fabrizio Bertè
Foto di Fabrizio Bertè

non collaborino, che la città non reagisca.. Ecco, bisogna pensare innanzitutto a quei cittadini che invece collaborano. Ad esempio, la raccolta differenziata porta a porta, iniziata a Santa Lucia, ha raggiunto in poco tempo la percentuale dell’84%, ciò vuol dire che anche in quartieri considerati “difficili “la voglia di dare una mano c’è; certo la partecipazione va coltivata, il progetto è stato bloccato e la gente ha visto che a perdere terreno è stata l’Amministrazione, quindi ha smesso di collaborare.

Crede si possano creare, in questo senso, nuove concrete opportunità di lavoro?

Per ora stiamo agendo in regime di emergenza, siamo costretti a farlo, però credo che tutti questi ambiti abbiano una ricaduta occupazionale: una città più pulita è per i cittadini prima di tutto, ma anche per i turisti.
C’è anche l’idea di avviare una raccolta porta a porta che farebbe nascere piccole attività di riparazione e riutilizzo di tanti prodotti da riciclare; questo, in altre città, ha portato concretamente lavoro e occupazione.

A proposito di  Messinambiente?

Siamo in una situazione di stallo della normativa, le società sono in liquidazione, molti pensano siano troppe le persone impiegate in questo settore, il problema invece è che il servizio non è proporzionale al numero di persone impegnate ad offrirlo. I dipendenti di Messinambiente sono abbastanza per fornire un buon servizio alla città come quello di raccolta differenziata porta a porta, di compostaggio, di gestione degli impianti. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare questa società e le professionalità che al suo interno si sono formate nel corso degli anni.

Relativamente ai beni comuni, come intende procedere?

E’ già stato istituito il laboratorio in tal senso che, anche se adesso ha una veste informale, verrà presto regolamentato con il compito di tracciare una guida tra proposte e convenzioni utili all’autogestione dei beni comuni; con questo termine intendo tutti gli stabili, gli spazi abbandonati, non utilizzati. Fra qualche mese, pensiamo di realizzare una sorta di pubblico seminario coinvolgendo eccellenze nazionali quali Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky , per confrontarci ed uscire dal sistema provinciale relativamente a questo campo.

Se dovesse riuscire a realizzare il suo progetto, come sarebbe Messina?

Una città a misura d’uomo, non agli ultimi posti di tutte le graduatorie nazionali per qualità della vita ed ecosistema urbano. Spero che riusciremo a scalare questa classifica per rendere Messina un luogo dove si vive bene, e dove si vuole rimanere, perché non cresca il numero di giovani emigrati da questa città.