La proposta l’aveva lanciata ieri mattina Renato Accorinti che, intervistato da alcuni giornalisti sul ricorso contro la sua elezione a sindaco, ha risposto così: “voglio un confronto Felice, voglio guardarlo negli occhi, capire come stanno veramente le cose. Non voglio basarmi solo sul sentito dire, devo sapere cosa pensa lui“. Detto, fatto. In tarda serata Accorinti e Felice Calabrò si sono incontrati. Un meeting a porte assolutamente chiuse. Da soli, senza mediatori, senza estranei. Un faccia a faccia schietto, senza peli sulla lingua. Siamo sicuri di questo. Ma dei contenuti, sulle parole che sono state dette, possiamo fare solo congetture.
È chiaro che Accorinti avrà chiesto a Calabrò se l’avvocato è d’accordo col ricorso, ed altrettanto chiara è stata la risposta: Felice, come ha più volte dichiarato, il ricorso non l’avrebbe mai presentato. Ma i cittadini sono liberi di far valere i propri diritti. Ed è altrettanto scontato che Calabrò non potrà non reagire se il ricorso dovesse cambiare le carte in tavola e rivelare la sua vittoria al primo turno. Se infatti dovesse “tirarsi indietro”, Messina verrebbe posta di nuovo sotto commissariamento, in attesa delle successive votazioni. E questo la città non può permetterselo. Di fatto dall’incontro non è emerso – e non poteva emergere – nulla di nuovo. È stato sicuramente uno scambio di opinioni che però, al momento, non può stabilizzare o destabilizzare ulteriormente la situazione. Parliamo di “destabilizzazione“, perché ci sono delle frasi fatte che in questi giorni passano di bocca in bocca. La “spada di Damocle” sulla testa dell’amministrazione Accorinti, il “clima da anni di piombo” che si respira in città. Ci sentiamo di smitizzare queste due convinzioni.
Innanzitutto Renato Accorinti e i suoi assessori di certo non si faranno “intimidire” dalla situazione, che comunque non conoscerà una risoluzione prima di maggio/giugno 2014. Sicuramente Messina non resterà “paralizzata” in attesa del verdetto. Come abbiamo scritto prima, a proposito del commissariamento, la città non se lo può permettere. E ciò è ben chiaro sia ad Accorinti che ai suoi oppositori. La Giunta continuerà a lavorare e così farà il Consiglio Comunale, che si insedia venerdì mattina. In secondo luogo, è chiaro che il ricorso ha acuito le tensioni tra “accorintiani” e non, e sul web è volata qualche “parola grossa”. Ma di certo non si può fare di tutta l’erba un fascio. Se qualcuno, preso dalla rabbia del momento, ha millantato una “lotta armata” in caso di ribaltamento del risultato elettorale, di certo ha già compreso la gravità delle sue affermazioni. Per di più se si considera sostenitore di Accorinti, dichiaratamente pacifista. Inoltre il Tribunale Amministrativo Regionale è un organo super partes, e ciò che emergerà dal procedimento, sarà solamente la verità.
C’è una situazione in sospeso, chiamiamola “spada di Damocle”, ma sicuramente Accorinti farà finta che non esista. C’è tensione tra le parti, ma deve tradursi in una manifestazione di dissenso nel pieno rispetto delle istituzioni. E così sarà. Per il bene della città, l’accettazione del ricorso e il procedimento che ne deriverà, vanno affrontati da tutti con estrema serenità. E chi getta benzina sul fuoco, cercando di inasprire la situazione, sicuramente non agisce per Messina.


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