La crisi, il lavoro (che non c’è), le prossime elezioni. Tutti temi collegati, tutti affrontati oggi a Milazzo, all’Hotel Eolian Inn, da Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio, oggi rappresentante (non candidato) del Partito Democratico. All’evento sono presenti anche il deputato regionale del PD Filippo Panarello, il segretario del PD Sicilia Giuseppe Lupo, l’ex sindaco di Messina Francantonio Genovese e i vertici locali del partito. A presentare l’incontro Valentina Salvago, componente dell’Ufficio Stampa regionale del PD.
Un’analisi accorata sul passato, il presente e, soprattutto, il prossimo futuro dell’Italia e del Meridione, quella fatta da D’Alema, dando però prima la parola ai rappresentanti di alcune delle tante aziende in crisi del comprensorio di Milazzo e dintorni.
L’area industriale della zona sta conoscendo infatti una pressione senza precedenti. Tante le piccole e grandi realtà costrette a chiudere e a mandare in cassa integrazione centinaia di lavoratori. E alcune non solo a causa della crisi, ma anche di una gestione “scellerata”, come denunciano i rappresentanti dell’Aicon, la ditta produttrice di yachts di lusso che ha lasciato a casa 600 tra dipendenti diretti e dell’indotto, e che oggi hanno scelto di protestate anche per le strade di Messina.
Discorso simile anche per la Sicon di Giammoro, che produce le bottiglie per la Coca-Cola e che è costretta a lasciare a casa 11 persone, rappresentata da Franco Amato. O per le acciaierie Duferdofin, ed anche per la Raffineria e la centrale Enel. Tutte realtà che negli ultimi anni sono dovute ricorrere a cassa integrazione ordinaria e straordinaria, a tagli di personale e a una diminuzione della produzione. Una situazione ormai gravissima, che sta penalizzando un territorio già martoriato da sprechi e infiltrazioni mafiose.
E D’Alema, che interviene dopo i lavoratori e Giuseppe Lupo, sottolinea che in Italia e soprattutto al Sud c’è una tendenza che va assolutamente ribaltata. L’ex presidente del Consiglio si ricollega subito alla tassazione sulle imbarcazioni di lusso, che non ha portato agli introiti sperati (“solo il 23% di quanto preventivato”) ed anzi ha costretto alla chiusura ditte come l’Aicon. “Ci prendiamo le nostre responsabilità, abbiamo avuto delle colpe – afferma D’Alema – ma è assurdo votare per una parte che ha fatto di tutto tranne che investire nel Meridione”. L’accusa è contro il governo Berlusconi, che sarebbe passato da uno sforzo pari al 43%, operato dalla sinistra, al 34%. Un’involuzione dei finanziamenti che ha portato a un’ulteriore contrazione dell’economia.
Il Partito Democratico, afferma D’Alema, ha bisogno del sostegno forte dei propri elettori e soprattutto dei lavoratori, perché proprio in loro favore vuole agire una volta al governo. “La coalizione di centro-sinistra è l’unica scelta credibile e sicura da farsi il 24 e 25 febbraio”, dichiara, puntando apertamente il dito contro chi è venuto prima, il centro-destra, e contro chi invece si pone come una nuova voce, priva però di una base concreta sulla quale costruire qualcosa. Il riferimento, detto a chiare lettere, è per Grillo e per Rivoluzione Civile. Massimo D’Alema chiede quindi uno sforzo per legittimare Pier Luigi Bersani di una maggioranza forte, in modo da riuscire a formare un Governo senza compromessi, che possa lasciarsi alle spalle un periodo nero e svoltare grazie a riforme concrete, razionali e costruttive. Ed il Sud e soprattutto la Sicilia sono fondamentali alla coalizione di centro-sinistra, perché un ottimo risultato qui permetterebbe di “sbattere fuori” dai palazzi del potere chi per troppo tempo ha solo sfruttato l’Italia e soprattutto il Meridione, come la “destra leghista, che vorrebbe prendere sempre più ai poveri per dare ai ricchi“.
Parte del discorso di D’Alema è presente nei video in esclusiva per StrettoWeb, visionabili in coda a questo articolo.


















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