Reggio sta vivendo un momento triste e difficile, il cui simbolo più recente è la chiusura del Tapis Roulant di via Giudecca. La città vive questi primi giorni del nuovo anno con l’ansia di un futuro incerto e complicato, un’ansia condivisa anche da esponenti del mondo politico, imprenditoriale e associazionistico che negli ultimi anni si sono impegnati molto per il bene di Reggio e che adesso rischiano di vedere vanificati tutti i loro sforzi. Abbiamo intervistato una delle figure che, a prescindere dal partito e dallo schieramento a cui appartiene, si è distinta come una delle più limpide e sane: Monica Falcomatà, consigliere comunale delegato alla Cultura, al Turismo ed ai Grandi Eventi dal sindaco Arena.
Monica Falcomatà ci ha illustrato il suo punto di vista sui recenti avvenimenti cittadini: “la scelta di chiudere il Tapis Roulant – ha spiegato ai nostri microfoni – non è condivisibile considerando che quell’opera non è da considerare un gioco o una giostra da sospendere perchè ci sono altre priorità. E’ un impianto essenziale, che è servito a rendere più fluida la mobilità in città. Anche i cittadini che erano più scettici e polemizzavano sulla sua realizzazione, nel corso degli anni ne hanno potuto constatare la validità con il collegamento diretto dal Lungomare a Reggio Campi. Inoltre per gli anziani è importante e funzionale, io li vedo ogni giorno portare i pacchi della spesa senza faticare; è un impianto che ha posto Reggio alla stregua delle città più importanti a livello internazionale e ha reso la città più gradevole e moderna agli occhi dei turisti. Capisco che ci sono problemi di carattere economico/finanziario, ma è un servizio pubblico essenziale come la raccolta della spazzatura, la manutenzione delle strade, l’illuminazione. Reggio sta vivendo un momento tristissimo, lo stop del Tapis Roulant è la conferma che la città ha iniziato un percorso di regressione. Ma chiudere il Tapis Roulant non risolvere i mali della città, anche perchè il costo per la manutenzione e il mantenimento del servizio è davvero irrisorio“.
Si tratterebbe di poco più di 200.000 euro l’anno; un’inezia per un Comune come Reggio che nei suoi costi basici ed essenziali deve spendere oltre 250 milioni di euro l’anno per garantire gli stipendi dei dipendenti e il funzionamento dei suoi servizi essenziali, come la raccolta dei rifiuti e la manutenzione di strade e giardini. Difficile pensare che 200.000 euro in più o in meno possano risolvere dei problemi o cambiare l’assetto a fronte di una cifra così significativa.
“Assolutamente sì, infatti il Tapis Roulant deve riaprire al più presto. Nelle scorse ore ho letto qualche nota stampa veramente ridicola: che qualcuno esulti perchè ha visto il crollo dell’ultimo baluardo della Reggio di Scopelliti è davvero assurdo, ma di che cosa stiamo parlando? La città ha subito un’onta pazzesca con lo scioglimento di un consiglio comunale voluto dal popolo, oggi abbiamo un commissariamento che ha il sapore di un colpo di stato e questi esultano perchè chiudono il simbolo di Scopelliti? Quella classe politica è davvero alla frutta, quei personaggi non hanno progetti e pensieri, non hanno obiettivi se non quello di esultare se le cose fatte dall’allora sindaco Scopelliti vengono stoppate, è davvero incredibile. Io da cittadina sono indignata, a prescindere dalla mia parte politica. Quando ho letto il comunicato di Ivan Tripodi mi sono fatta una bella risata ma ci sarebbe da piangere, anche perché i giornali danno sempre troppo spazio esaltando chi vuole distruggere per poi nascondere le notizie belle di chi fa le cose con grandi sforzi e sacrifici”.
“Al di là da chi l’ha fatto, il Tapis Roulant è un bene per la città – continua Monica Falcomatà – è come se noi esultassimo se oggi qualcuno chiudesse il Lungomare, che è considerata una conquista di Italo Falcomatà. Ma noi siamo diversi, per noi quello è un bene dedicato alla città, non godremmo mai se fosse deteriorato o distrutto e, anzi, nel corso degli anni in cui abbiamo amministrato, abbiamo fatto moltissimo per valorizzarlo, dai Lidi ai grandi eventi, dalle statue di Rabarama oggi simbolo della città a una cura senza pari, e non abbiamo mai pensato a demolire chi ci ha preceduto e a cancellare quello che aveva fatto. I cittadini dovrebbero indignarsi di fronte a reazioni di questo tipo. Il Tapis Roulant è un bene, un’opera essenziale, e c’è chi esulta solo perchè è stata realizzata da un rivale politico che per loro è un nemico da abbattere; se si continua su questa strada credo davvero che questa città non abbia chance di recupero. La contrapposizione politica ci sta, fa parte della democrazia, ma quello che a Reggio sta facendo l’opposizione da anni è solo un giocare al massacro sulle spalle dei cittadini per abbattere il loro nemico politico che è Scopelliti. E’ una cosa vergognosa, anche perchè io credo che il ruolo della politica sia quello di proporre idee e soluzioni, non solo quello di demolire e criticare“.
Ma la scelta di chiudere il Tapis Roulant non l’ha presa l’opposizione, bensì i Commissari.
“Certo, io penso che la “mission” dei burocrati inviati dal Ministero sia prettamente tecnica: la commissione è arrivata a Palazzo San Giorgio e ha l’obiettivo di far quadrare i conti, di tutto il resto non gli interessa. Chiudersi in un palazzo del centro città e lavorare per far quadrare i conti è una cosa; fare tutto ciò assicurando al tempo stesso servizi ed equilibri ai cittadini, come abbiamo fatto noi fino a tre mesi fa, è ben più difficile. Quando c’è un Sindaco eletto dal popolo, anche se è il peggiore dei Sindaci, e quando c’è un consiglio comunale, anche brutto, sporco e cattivo, si tratta comunque di persone che devono dare conto ai cittadini che li hanno votati, devono rispondere in termini di servizi e presenza sul territorio, devono metterci la faccia. I commissari no, il consenso non è un loro problema e così si svilisce il vero significato della democrazia, in cui il popolo può controllare i suoi rappresentanti”.
“Noi lo dicevamo da tempo, ma qualcuno non ci voleva credere”, ha spiegato ancora Monica Falcomatà. “C’è stato chi per lunghi mesi ha tifato per il commissariamento, una posizione ridicola alla stregua di chi oggi tifa per la chiusura del Tapis Roulant. Per fortuna anche qualche persona illuminata che non era schierata con noi provava a spiegare quanto potesse essere deleterio il commissariamento. Quando noi lo dicevamo in modo chiaro, non lo facevamo certo per salvaguardare la nostra posizione, anche perchè, guardate che da quando non siamo più a Palazzo San Giorgio siamo tutti più sereni e tranquilli. Il Sindaco Arena e come lui anche tanti altri di noi, eravamo spinti solo da spirito di servizio e attaccamento alla città; in un momento del genere è una follia pensare di amministrare una città, ma sapevamo bene per la nostra Reggio cosa avrebbe comportato il commissariamento, perchè una cosa è un burocrate, altra cosa è un politico che deve mantenere un equilibrio tra l’erogazione dei servizi ai cittadini e le leggi e la burocrazia. La mission di chi si presta a fare il Sindaco o il Consigliere Comunale è questo, nessuno pensava di conquistarsi un posto in paradiso, ma anzi eravamo all’inferno, però l’abbiamo fatto con grande impegno per la nostra città, e sapevamo che il commissariamento avrebbe bloccato tutti quei processi che, pur con molte difficoltà, avevamo avviato”.
“Quando parlo di difficoltà mi riferisco ai problemi economici che non sono solo di Reggio, si tratta di una situazione che come a Reggio in questo periodo c’è in tutto il mondo a causa di una crisi internazionale che ormai perdura da molti anni e si aggrava negli enti pubblici locali a fronte di continui tagli realizzati dai governi centrali ai Comuni, infatti tutti i Comuni d’Italia sono in grande difficoltà. Nonostante tutto questo noi avevamo dato una prospettiva di futuro a Reggio, io avevo inserito il Teatro Cilea in un progetto di formazione insieme a tutti i più prestigiosi teatri italiani, e oggi è tutto bloccato. Sul fronte del turismo stavamo lavorando come capofila del progetto ‘Terre della Fata Morgana’, il cui testimone oggi è passato al Comune di Bagnara Calabra perché Reggio senza un Sindaco e una Giunta non può più occuparsene, e c’è molto altro ancora. I commissari non si mettono appresso a queste cose, anche perché sono solo tre, noi eravamo in tanti, gli assessori erano uno per ogni settore, i consiglieri comunali si occupavano ognuno di un quartiere mentre i commissari sono messi lì e imbrigliati nelle maglie della burocrazia“.
I poveri Panico, Piazza e Castaldo, però sono stati catapultati qui e non possono certo essere i responsabili di tutto questo.
“Ma assolutamente no, è lo scioglimento in sè come atto che è inaccettabile per Reggio, una città metropolitana di 200.000 abitanti, non stiamo parlando di Samo o Melicuccà, scusate. Sui commissari, nessuno più di chi è uscito da poco di Palazzo San Giorgio può dire quanto sia difficile gestire l’emergenza di Reggio, quindi i Commissari hanno la nostra massima solidarietà. Ma noi pur con tutti questi problemi emergenziali abbiamo provato anche a guidare la città a livello progettuale e amministrativo. Penso al tavolo del Sindaco Arena sui servizi sociali e a molte altre cose; tutto questo oggi è completamente saltato perché chiaramente a un commissario non eletto dal popolo, del consenso dei cittadini o dell’attaccamento alla città gliene importa molto poco. In questo caso loro sono assolutamente impegnati a superare il pericolo incombente del dissesto, ma superato questo – visto che siamo entrati anche nel decreto Salva-Comuni – si dovranno mettere anche loro a operare con pazienza e capire che questa è una città di 200.000 abitanti e non può vedersi privata di servizi essenziali come la spazzatura non raccolta o il tapis roulant non funzionante”.
“Non voglio dire che i commissari non siano capaci, ma sono dei burocrati che devono solo sistemare i conti, e se questo cozza con il mantenere il funzionamento della città, a loro poco importa. Mi risulta che ciò che rispondano a chi va a segnalargli disservizi è che non è tra le loro priorità. La città sta pagando un prezzo altissimo, il prezzo di questo scellerato provvedimento assunto a livello Nazionale, intendo lo scioglimento. A pagare non è un gruppo politico; io la mattina da quando non sono più a Palazzo San Giorgio mi alzo molto più tranquilla e serena, il problema non è del Pdl o del centro/destra, ma è un problema della città. Io da cittadina sono preoccupata perchè mio figlio vive in questa città, e non mi interessa la parte politica, mi interessano i problemi di Reggio. In Italia tutti i comuni sono ridotti male, dovrebbero scioglierli tutti, invece con Reggio hanno fatto una scelta politica. Ai commissari deve andare tutto il nostro appoggio, ma dal 2013 devono capire che in città qualcosa debba iniziare a funzionare, e non a fermarsi. Se la città si ferma andrà solo indietro“.
Come si potrà uscire da questo momento difficile?
“Sono fiduciosa sull’attività dei commissari. Sul fronte economico, penso che la scelta di vendere il patrimonio immobiliare del Comune della giunta Arena era azzeccata, dopotutto è la stessa cosa che il governo Monti ha fatto a livello Nazionale. Il Comune di Reggio gode di un grande patrimonio, e credo che anche i commissari dovranno tornare a intraprendere questa strada, un percorso già iniziato che deve andare avanti perchè è davvero l’unica soluzione possibile. Oggi la città ha fatto evidenti passi indietro, il Teatro Cilea e la Pinacoteca Civica sono chiusi, erano nostre conquiste e vederli così fa male quanto la spazzatura in strada o il tapis roulant fermo. Fa ancora più male la dismissione di Villa Zerbi, l’avevamo trasformata in una grande risorsa e aperta alla città, che ne godeva le bellezze con mostre ed eventi di alto pregio”.
“Pure senza soldi noi c’eravamo inventati qualcosa di buono, perché dovevamo rispondere ai cittadini con dedizione e sacrificio, rimettendoci sul piano personale anche, vi assicuro, in termini di salute. Per quanto riguarda il futuro, noi abbiamo fatto ricorso al Tar contro lo scioglimento perché pensiamo che il provvedimento sia stato assunto su una relazione fallace, vedremo cosa succederà; in ogni caso sono convinta che i commissari, superato questo momento, con l’aiuto di tutti i cittadini, debbano iniziare a occuparsi dei servizi, anche perché il commissariamento durerà almeno fino alla primavera 2014 e forse anche di più, ed è evidente che non potremo continuare così per altri due anni… Comunque io per carattere sono una grande combattiva e non mi arrendo, nonostante vivo con angoscia questo momento della città, vedo andar perduto tutto quello che abbiamo fatto, ma sono fiduciosa sul futuro perché i commissari hanno evitato il dissesto e speriamo che il pericolo sia completamente scongiurato. Adesso bisogna far ripartire la città perché Reggio è degna di essere nominata città e i cittadini hanno diritto ad avere quei servizi essenziali che oggi le mancano. Suppongo che anche i commissari si rendano conto che toccato il fondo torneremo sicuramente a un percorso di risalita e anche loro si spenderanno in questo senso se tutto il mondo imprenditoriale e associazionistico reggino gli sarà accanto. Bisognerà rimboccarsi le maniche ora più che mai; tutti quanti noi dovremo farlo, anche adesso che siamo fuori dal comune senza un ruolo, dobbiamo contribuire al lavoro dei commissari e io sono pronta“.
Un messaggio di speranza ai cittadini, per un futuro migliore?
“Quello che posso dire oggi ai cittadini è di non farsi trascinare dall’emotività e dalla difficoltà del momento, di guardare i fatti con attenzione e non dimenticare tutto quello che è successo negli ultimi anni. Se oggi il comune è indebitato, lo è perché le cose sono state fatte. Io sono indebitata perché ho comprato la casa, ho un mutuo, ma ho la casa. Ed è una cosa importante. Per questa città è stato fatto tantissimo, e ritengo che bisogna avere la capacità di guardare i fatti con grande attenzione e lucidità mettendo da parte chi cavalca ogni cosa in modo strumentale. Per tutti noi che amiamo Reggio è un momento di grande sofferenza ma dobbiamo avere fiducia e impegnarci per una risalita che ci riporti sulla strada di crescita e sviluppo che abbiamo intrapreso negli anni scorsi“.



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