Nell’ultima parte della commemorazione dedicata al giornalista Beppe Alfano, è il sostituto procuratore di Roma, Luca Tescaroli, a ricostruire la storia di questo omicidio a 20 anni da quando accadde. “Una morte annunciata quella di Beppe Alfano – dice il giudice Tescaroli – un giornalista invisibile ma caparbio, che si era soffermato su temi di estrema delicatezza. Gli va riconosciuto il fatto di avere capito il degrado della sua terra, sotto tutti i profili. La sua curiosita’ professionale non fu solo quella di giornalista, ma anche di insegnante, di persona protesa verso la legalita’“.
Alfano aveva scoperto il covo del boss Nitto Santapaola, il quale aveva trascorso la sua latitanza a pochi passi da casa e dal luogo del delitto che vide protagonista il giornalista. “A distanza di 20 anni – spiega Tescaroli – una verita’ e’ stata raggiunta: un lungo e tormentato iter giudiziario ha consentito di dare un volto e un nome a colui che ha commissionato l’omicidio ed e’ stato individuato l’autore materiale del delitto. Risultati certamente importanti. Ma resta un cono d’ombra intorno all’omicidio di Beppe Alfano, con la trattativa Stato-mafia sullo sfondo“. Dopo 20 anni infatti, secondo quanto affermato dal pm di Roma, le strutture mafiose “sono state indebolite, al punto che non sembrano piu’ commettere delitti eccellenti. E registriamo un risveglio, seppure lento, all’interno della societa’ civile, che induce all’ottimismo. Auspico che il dolore dei familiari delle vittime di mafia si tramuti in un impegno costruttivo per diffondere e rafforzare la cultura della legalita’ in questa citta’ e nel nostro paese“.
Barcellona Pozzo di Gotto: il pm Tescaroli ricostruisce la storia dell’omicidio di Beppe Alfano


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