Ieri si è svolta la prima prova del cosiddetto “Concorsone“, che apre le porte della scuola a 11mila nuove leve. A sostenere il test scritto si sono presentati in 136.289, mentre altri 36mila candidati circa hanno preferito non tentare neanche la sorte. Questo primo scoglio ha suddiviso i tantissimi candidati tra il 17 e il 18 dicembre. Oggi il secondo turno, con l’altra metà dei candidati, per 321mila domande di partecipazione complessive giunte al Ministero. E i dati che il Miur ha reso pubblici sulla prima “tornata” di test hanno svelato delle percentuali che per Calabria e Sicilia sono davvero sconfortanti.
Sicilia e Calabria bocciate — Avevamo parlato qualche giorno fa dell’inchiesta di Save the Children, “Disconnessi“, che mostrava un’altissima percentuale di bambini meridionali sostanzialmente alieni alla cultura (libri, cinema, internet ma anche sport). Ma sembra che anche i “più grandi” non abbiano una preparazione all’altezza della media nazionale. In Italia hanno superato la prima prova il 33,6% dei candidati, insomma uno su tre, una percentuale che era nelle attese del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ma la cifra scende addirittura a uno su cinque del quasi fanalino di coda Calabria. La “punta dello stivale” infatti colleziona un misero 20,8%, appena uno 0,1% sopra il Molise, peggior regione al “Concorsone”. E non va tanto meglio dall’altro lato dello Stretto. La Sicilia infatti è sestultima in graduatoria, con un 26,3% che condivide con la Campania.
Il confronto col resto d’Italia — Un dato davvero negativo, se si guardano i dati delle regioni le cui percentuali sono più che doppie. Al top la Toscana, col 44,4% dei candidati ammessi alle prove successive. Poco sotto, ma sempre sopra il 40%, Lombardia, Piemonte e Liguria. Insomma il Nord vince a mani basse e si difende il Centro, mentre il Sud va, e di parecchio, sotto la media. In controtendenza solo la Puglia, col 31,8%, regione che sopravanza anche la sorpresa (in negativo per il Centro) Umbria, 31,5%. Insomma le nostre Calabria e Sicilia, le due sponde dello Stretto, non ne escono affatto bene. E pensare che le domande per partecipare al test arrivate dal Sud sono state tante quelle del resto d’Italia! Ben 45mila sono arrivate dalla sola Sicilia, ovvero oltre il 14% del totale. Senza troppi giri di parole, la dura realtà è che la figura che ha fatto il meridione è davvero pessima.
Come funzionava la prima prova — Ma in cosa questo test scritto che ha messo così in difficoltà i candidati delle regioni del Sud? Si trattava di 50 domande alle quali bisognava rispondere in 50 minuti esatti. Nello specifico si trattava di 18 quesiti di logica, 18 di comprensione del testo, 7 domande di lingua straniera e 7 riguardanti competenze informatiche. Tutti i quesiti erano estratti casualmente da una rosa di ben 3500, e si sono svolti al computer. Impossibile quindi conoscere prima quali domande sarebbero capitate al singolo. Ma tutti i candidati hanno avuto la possibilità di esercitarsi su tutta la banca dati di quesiti a partire dal 23 novembre. Ovviamente era impossibile ricordare tutte le risposte e in ogni caso, si sa, la pressione gioca brutti scherzi. Comunque per passare alle prove successive (che saranno sia scritte che orali) serve rispondere correttamente ad almeno 35 quesiti su 50. Una cifra che è stata considerata troppo alta e l’Anief (Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione) ha promesso ricorso.
Il Ministro è soddisfatto — Chiudiamo con alcune delle dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, che si è detto contento del buon svolgimento della prova e delle nuove tecnologie impiegate. Afferma Profumo: “L’Italia è pronta, ha bisogno soltanto di una leadership in grado di prendere con coraggio le decisioni capaci di rimettere il Paese al passo con le nazioni più moderne. A tutto il personale della scuola che ha contribuito a questo rilevante risultato va dunque il mio più sentito ringraziamento. La comunità scolastica ancora una volta si è dimostrata all’altezza delle aspettative e delle sfide di modernità che il tempo ci impone. Non solo, la scuola oggi è tornata protagonista assoluta delle attenzioni del Paese per come si sta trasformando e per come cerca, in un momento difficile, di rispondere alla domanda di lavoro e di selezione delle professionalità con strumenti moderni, trasparenti, efficaci e rispettosi dei tempi e delle legittime aspirazioni dei cittadini”.
Oggi il secondo turno, ma difficilmente i pessimi dati di ieri verranno ribaltati. Ai posteri (e alle graduatorie) l’ardua sentenza.


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