Il boss mafioso Pietro Ribisi, 61 anni, originario di Palma di Montechiaro, provincia di Agrigento, si è suicidato nel carcere di Carinola, in provincia di Caserta, dov’era detenuto e dove stava scontando una condanna all’ergastolo. Secondo quanto riferito da Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe), Ribisi si è impiccato nella sua cella lo scorso giovedì, ma la notizia è stata diffusa solo oggi. I funerali si svolgeranno domani a Palma di Montechiaro. Dopo “l’ennesimo tragico caso di morte in carcere – ha dettto Capece – bisognerebbe darsi concretamente da fare per un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere“.
Ribisi fu condannato per essere stato l’autore materiale del duplice omicidio del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, avvenuto il 25 settembre 1988. Mandanti del delitto furono i boss Salvatore Riina e Francesco Madonia. Saetta era un giudice in prima linea contro la mafia. Fu presidente di Corte d’Appello nei processi per l’omicidio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, ucciso nel 1980, e per la strage di Piazza Scaffa del 1984, nella quale morirono 8 persone. Si rese protagonista inoltre per aver comminato pene esemplari ai killer del giudice Rocco Chinnici, ucciso nel 1983. Queste e altre sentenze spinsero i boss di Cosa Nostra a decretarne la condanna a morte.


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