E’ ancora un grande punto interrogativo il futuro del Teatro “Vittorio Emanuele” di Messina. Il lungo comunicato stampa di ieri, firmato da tutti i sindacati coinvolti, è lo specchio di una situazione incerta che si protrae ormai da mesi. La promessa del pagamento di due mensilità per i 64 dipendenti (denaro che tra l’altro ancora deve arrivare), non risolve certo la questione dei mancati compensi agli orchestrali e ai precari dell’Ente Teatro. Ancora una volta si è puntato il dito contro i dirigenti del Teatro, ritenuti incapaci di affrontare la situazione e anzi accusati di “ricoprire incarichi e occupare poltrone immeritatamente”.
“C’è chi pensa e dice, nei corridoi dei palazzi della politica, – si legge nel comunicato di ieri – che qualsiasi atto possano compieranno i lavoratori del Teatro di Messina, dopo il contentino delle due mensilità arretrate, verrà mediaticamente mitigato dalle problematiche, anch’esse rilevanti, che il mondo del lavoro sta vivendo in questi giorni in tutta la regione. Costoro non sanno che il grado di maturità, di consapevolezza e di sopportazione di questi lavoratori, ha raggiunto limiti di non ritorno.” Con questa motivazione anche oggi i dipendenti hanno organizzato una protesta davanti l’ingresso del “Vittorio Emanuele”. E stavolta non solo si è manifestato il dissenso, ma è stata presa una posizione forte nei confronti delle istituzioni e della classe politica. I presenti hanno infatti raccolto le loro tessere elettorali, che invieranno a Palazzo Zanca, astenendosi quindi dal voto per le Regionali 2012, nel caso non ci siano svolte positive entro il 28 ottobre, data delle elezioni.
Il rischio è che il “Vittorio Emanuele” venga commissariato, soluzione che non dispiace ai dipendenti del Teatro, dato che l’attuale dirigenza ha completamente deluso le aspettative. E’ certo che la determinazione di dipendenti, orchestrali e precari dell’Ente non li farà fermare qui. Saranno sicuramente organizzate altre giornate di protesta per mantenere la questione sotto gli occhi di media e cittadinanza, e per non fare abbassare la guardia su una vertenza che tenta di salvaguardare un patrimonio culturale forse senza pari a Messina.


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