Messina: ATM sull’orlo del collasso, attivi solo 18 bus e 4 tram

Si terrà oggi un incontro tra i sindacati e il vice-sindaco, Orazio Miloro, per discutere della spinosa vicenda ATM. Intanto gli esponenti di Uil, Orsa e Ugl denunciano la drammatica situazione dell’Azienda Trasporti Messina. Ad oggi in servizio risultano solamente 18 autobus e 4 tram, una cifra ridicola per una città estesa come Messina e una popolazione di quasi 250mila abitanti. Lasagni, Barresi e Arizzi, i tre rappresentanti dei sindacati, affermano che l’azienda ha ormai alzato bandiera bianca: “Proprio alla vigilia della ripresa delle scuole, con il parco mezzi ridotto all’osso e problemi manutentivi, si rischia il caos cittadino e reputiamo sia doveroso riferire al prefetto il rischio tangibile di assistere ad un’interruzione dolosa, prevedibile e  consapevole del servizio di trasporto pubblico cittadino“.

Con i lavoratori in arretrato di diverse mensilità, c’è il rischio di una paralisi dei mezzi pubblici che sarebbe non solo un enorme disagio per la cittadinanza, ma anche un fallimento per l’amministrazione politica, che non è riuscita a risollevare l’ATM.  Nella nota i tre sindacalisti rincarano così la dose: “Con assoluto spregio di  ogni legittimo diritto alla retribuzione viene partorita una delibera di giunta datata 7 agosto che prevede  l’accredito di solo 1 milione 333 mila euro, insufficiente a coprire  neppure la metà del dovuto e senza contributi previdenziali, ed il tutto inoltre senza alcuna copertura finanziaria , pertanto per l’ennesima volta i lavoratori Atm , discriminati anche rispetto gli altri dipendenti comunali, resteranno a tasche vuote“.

I sindacati puntano il dito sulla “sconsiderata” gestione dell’amministrazione comunale, e chiedono le dimissioni del Commissario e “prendere atto del fallimento gestionale dell’azienda”. L’accusa è pesante e diretta: l’amministrazione Buzzanca avrebbe rimandato ogni tipo di intervento, per lasciare “la patata bollente dell’ATM” ai successori. E ora che il sindaco ha rassegnato le proprie dimissioni, questa scelta si è concretizzata. I tre sindacalisti promettono quindi “eclatanti forme di lotta”, in mancanza di garanzie adeguate.