Gruppo Acqua Pia Antica Marcia: in bilico centinaia di posti di lavoro in Sicilia

Francesco Bellavista Caltagirone, 73enne di Roma membro di una famiglia di costruttori di origine palermitana è un potente imprenditore del XIX secolo. Noto a molti per aver rilevato il Gruppo Acqua Pia Antica Marcia, una delle più antiche realtà imprenditoriali organizzata attorno a quattro subholding ognuna impegnata in diversi settori: immobiliare, porti turistici, alberghiero e turismo. Francesco Bellavista Caltagirone è da diversi mesi recluso nella casa circondariale di via Don Abbo a Imperia, piccole mura più tranquille (se così possiamo dire) rispetto al Regina Coeli di Roma dove lo stesso Caltagirone ha vissuto momenti traumatici, tra cui il suicidio di un compagno di reparto. Facciamo un passo indietro, come è arrivato un imprenditore del suo calibro a finire tra le mura carcerarie? La discesa di Caltagirone parte da un’accusa di truffa nei confronti del Comune di Imperia, quando l’imprenditore non avendo vinto (né è mai stato emesso) un bando di gara per la costruzione del porto turistico del comune ligure. La Porto di Imperia spa è la società che ha in concessione i lavori di costruzione del nuovo approdo, partecipata al 33% dal Comune di Imperia, i cui costi iniziali sarebbero dovuti essere in un primo tempo di 30 milioni ma poi sono lievitati fino ai 140. Così fu portato dapprima al Regina Coeli, e successivamente al carcere di Imperia, l’imprenditore romano cui, secondo gli inquirenti, faceva capo il tutto. Dopo poco tempo di detenzione Francesco Bellavista Caltagirone a causa di un malore fu operato ad un’arteria e gli sono stati concessi i domiciliari. Passa poco tempo e il sostituto procuratore Maria Antonia di Lazzaro e il gip Botti hanno ordinato la nuova reclusione in carcere dell’ex patron di Acqua Marcia per due comportamenti: il primo è ricollegabile ad una vendita di un posto barca da parte di Acquamare srl (società creata dall’uomo in questione per realizzare il porto turistico) direttamente su consiglio e volontà espressa da Caltagirone e la seconda perché egli sarebbe intervenuto per far attivare una richiesta di arbitrato nei riguardi della Porto di Imperia spa che aveva chiesto alla società romana di rescindere il contratto di “general contractor” (realizzatore di tutta l’opera portuale) in maniera unilaterale, per questi motivi per F.B.C scatta l’ordine di reclusione. Ma la storia non finisce qui, anzi… Proprio in questi giorni il Gruppo Acqua Marcia è alle prese con guai giudiziari, l’assemblea dei soci ha nominato un nuovo presidente Tiziano Onesti e consiglieri Davide Franco e Maurizio Basile, quest’ultimo nominato immediatamente amministratore delegato e direttore generale. “Queste personalità indipendenti – si legge in un comunicato del cda – avranno il compito di portare avanti e sviluppare il piano di riassetto del gruppo attraverso l’adozione delle soluzioni più idonee allo scopo.”

La situazione oltre a gravare sui vertici di questo Holding grava soprattutto sulla tranquillità e stabilità di centinaia dipendenti che rischiano il lavoro. Di queste società fanno parte blasonati hotel siciliani come Villa Igea e Des Palmes di Palermo, il San Domenico di Taormina, i due Excelsior di Catania e Palermo i quali, se dovesse avere seguito la richiesta di sequestro, andrebbero chiusi seduta stante, con l’immediata perdita di lavoro per 650 dipendenti, come si legge nel comunicato Fisacat del 7/09/2012. Il prossimo 19 settembre si riunirà il nuovo consiglio di amministrazione del gruppo, dal quale la Fisascat (Federazione italiana sindacati addetti servizi commerciali affini turismo) attende immediato riscontro e che si sta impegnando quotidianamente per reperire informazioni che sembrano blindate dietro le porte girevoli della Holding.