L’arresto di Bonomolo si è compiuto grazie al rapporto con la sua famiglia. Infatti, il boss di spicco della famiglia mafiosa di Palermo centro non ha mai interrotto i contatti dal 2007, anno in cui risultava irreperibile. Il boss, come già reso noto stamane, è stato arrestato in un centro commerciale, in Venezuela. Proprio seguendo le tracce dei contatti con i familiari gli investigatori sono giunti fino a Porlamar, cittadina venezuelana situata nell’isola di Margarita. Determinanti ai fini della cattura sono state le telefonate con i parenti, specialmente con la sorella, che sono state intercettate durante le ricerche. Così, con queste conversazioni, con l’analisi dei tabulati telefonici e dei flussi di denaro che si muovevano da Palermo verso un certo Angelo Garofalo (nome di copertura utilizzato da Bonomolo), si è risaliti al latitante. Secondo il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, l’arresto di Bonomolo e’ “la dimostrazione che non esistono isole felici, paradisi d’impunita’ e che le intercettazioni sono uno strumento d’indagine fondamentale che dobbiamo tenerci stretto“. Ingroia ha coordinato le indagini affiancato dal sostituto Lia Sava e da forze di polizia di diversi Paesi. Il boss, accusato di associazione mafiosa ed estorsione, è stato nominato anche da alcuni collaboratori di giustizia. Ancor prima di far perdere le sue tracce Bonomolo, infatti, si occupava di coordinare squadre di esattori del pizzo. Ora gli investigatori stanno lavorando per risalire a chi abbia favorito la sua latitanza e ipotizzano che il boss fungesse da tramite tra i boss siciliani e quelli d’Oltreoceno. L’uomo si trova ora recluso nel carcere di Caracas in attesa della sua estradizione.
Arresto boss Bonomolo: ad incastrarlo i rapporti con la sua famiglia


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