Per il 50° anniversario dell’apertura, la Raffineria Mediterranea ha voluto regalare ai cittadini una serata di musica, scegliendo di invitare la Premiata Forneria Marconi. La Raffineria è da anni oggetto di critiche, insieme all’attigua centrale elettrica Edipower, per l’inquinamento ambientale causato al territorio. Inevitabile e preannunciata era quindi la seppur piccola protesta, svoltasi a inizio concerto. Inevitabile, perché alcune associazioni ambientali e molti giovani perorano la causa, nobilissima, della salute pubblica. Preannunciata perché la polemica per l’invito della PFM montava sui social network da alcune settimane, e perché sui manifesti sparsi per la città ne era apparso un altro. Una sorta di annuncio mortuario per “La nostra terra”.
L’Adasc, una delle associazioni ambientaliste più attive sul territorio, aveva
invitato a disertare il concerto. Alcuni ragazzi, circa trenta, hanno comunque deciso di manifestare personalmente il loro dissenso. All’ingresso della band infatti i giovani hanno iniziato a fischiare e a gridare “venduti” all’indirizzo del gruppo, con addosso delle mascherine e mostrando dei lumini accesi, simbolo delle vittime. Franz Di Cioccio e Franco Mussida, i leader della PFM, probabilmente avvertiti della presenza dei manifestanti e della situazione nella quale si trovano Milazzo e comuni limitrofi, hanno affermato subito di avere a cuore e di rispettare le lotte per l’ambiente, e di essere sul palco solo per portale il messaggio della musica. Dopo un paio di minuti di fischi comunque i ragazzi hanno abbandonato la posizione e il concerto è iniziato.
La PFM ha fornito ai milazzesi lo spettacolo che solo un gruppo storico può offrire. Ovviamente prima parte dedicata a Fabrizio De André, con l’esecuzione di tanti classici dello scomparso cantautore, poi i pezzi più famosi della PFM. Oltre due ore di eccezionale musica e menzion d’onore per Di Cioccio, che a 66 anni è ancora capace di tenere il palco come un ventenne. Un’ultima nota riguarda la Raffineria: nonostante l’evento sia stato organizzato dalla RAM, non c’erano simboli di quest’ultima intorno o nei pressi del palco. Una sorta di non-pubblicità, forse per tentare di stemperare i toni.


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