La Regione taglia i fondi e Messina resta senza teatro: lo storico “Vittorio Emanuele” costretto a chiudere

E’ costretto a chiudere il Teatro Vittorio Emanuele di Messina, uno dei più importanti d’Italia per storia, prestigio e anche stagione teatrale. La Regione Sicilia, infatti, ha tagliato i finanziamenti previsti per mandare avanti la struttura (un ente autonomo regionale),  che dal 1. giugno sarà costretto a calare definitivamente il sipario. Tutte le attività programmate per il 2012 sono state annullate.
La decisione è stata presa ieri all’unanimità dal consiglio di amministrazione presieduto dall’ex assessore regionale ai Beni culturali e più volte deputato all’Ars, Luciano Ordile.
Il sovrintendente Paolo Magaudda e il sindaco Giuseppe Buzzanca hanno fatto di tutto per rinviare quanto più possibile la decisione, ma a fronte delle scelte Regionali non c’è stato più nulla da fare.
Nel 2011 la Regione ha concesso un contributo di 6 milioni 913 mila euro; quest’anno, sfumate le pie intenzioni e la promessa che non si sarebbe andati oltre un taglio del 5% rispetto all’ultimo finanziamento, s’è appreso che nelle casse dell’Ear sarebbero invece arrivati poco meno di 5 milioni e mezzo, una sforbiciata di un milione 500 mila euro circa rispetto all’anno passato. Troppo, anche per un ottimista come Magaudda. Da qui la decisione di bloccare ogni programmazione.

Convocato d’urgenza il consiglio di amministrazione, ieri mattina l’atto pubblico di rottura. “Blocco di tutti gli spettacoli da oggi fino al 31 dicembre prossimo. I tagli al finanziamento regionale di fatto impediscono la prosecuzione dell’attività“, rende noto il Cda attraverso un comunicato stampa. “Andrà in scena solo “La Rondine” di Puccini, in programma il 28 e il 30 maggio e il 1. giugno“, perchè la sceneggiatura è già allestita, ma in segno di protesta è stata annullata la conferenza stampa programmata per stamani.

Il Cda ha inviato una lettera a tutte le compagnie con le quali erano stati stipulati precontratti, al governatore Lombardo, agli assessori regionali al Turismo e al Bilancio, al sindaco Buzzanca, al presidente della Provincia Ricevuto, ai deputati nazionali e regionali e ai sindacati. Nel testo si legge quanto segue: «Si comunica la dolorosa decisione di sospendere, con decorrenza immediata, tutte le attività di spettacolo in programma da oggi al 31 dicembre prossimo, sia della stagione di musica sia della stagione di prosa, compresi gli spettacoli della Sala Laudamo e le favole e i pupi per i bambini. Andrà in scena soltanto “La Rondine” di Puccini perché lo spettacolo è già allestito e la sua sospensione non comporterebbe alcun risparmio, anzi si perderebbe anche la possibilità dello sbigliettamento. Il taglio del finanziamento regionale, intervenuto in corso di stagione e che, dopo l’ultima integrazione pari a un milione di euro, supera comunque la soglia del 22%, infatti, non consente più alcune spesa. Anzi, l’Ente sarà in difficoltà anche a pagare gli stipendi sino alla fine dell’anno, tanto che si può prevedere, per la prima volta nella storia del Teatro di Messina, un disavanzo finale, pari a circa un milione e 200 mila euro. Questa è la situazione drammatica di un Ente che non solo è fra le maggiori istituzioni culturali della città, ma anche – specie nelle ultime stagioni – ha prodotto un ritorno economico sul territorio con l’utilizzazione dei professori d’orchestra, di attori, registi, tecnici e maestranze nati e operanti a Messina, che hanno potuto mostrare pubblicamente le loro qualità, peraltro in molti casi riconosciute anche in campo nazionale. A loro va la nostra più incondizionata solidarietà. Naturalmente continuiamo a sperare in un ripensamento della Regione che, pur in un condivisibile clima di austerità, possa consentire una programmazione comunque dignitosa e degna delle tradizioni dell’Ente, senza mettere in pericolo gli stipendi, senza impedire il lavoro ai professori d’orchestra, agli artisti e alle maestranze messinesi. E senza impedire agli abbonati, e agli appassionati in genere, la corretta fruizione dei cartelloni».

Gravi gli effetti sul piano occupazionale. Il Vittorio Emanuele occupa 64 persone in pianta stabile e 15 a tempo determinato. A queste ultime è già stato comunicato che non si farà ricorso alle loro prestazioni fino al 31 dicembere.

Il “Massimo” di Palermo e il “Bellini” di Catania non navigano in acque molto migliori, ma le realtà urbane delle rispettive città sia a livello istituzionale che a livello economico stanno garantendo quantomeno la sopravvivenza. A Messina, invece, neanche questo…