Un piccolo grande amore. Di questo, niente più

Domenico Girasole lascia la Reggina e segue il richiamo di Praticò al Campobasso di Rizzetta. Un piccolo grande amore: per la maglia, per la squadra, per la città. Proprio ora che la prospettiva della Serie C non è storiella, ma una cosa seria

Domenico Girasole rescinde il suo contratto con la Reggina e si trasferisce al Campobasso. Fa il salto di categoria con qualche mese di anticipo. Va da Praticò, ex DG amaranto e Matt Rizzetta, ex pretendente all’acquisto della società. Finisce così una storia d’amore che ha fatto tanto discutere, sprecare fiumi di inchiostro online sui giornali e sui social.

StrettoWeb è stato dalla “parte sbagliata” di questa love story, perchè ha raccontato, semplicemente, i fatti. Mai una parola contro l’uomo. Critiche al giocatore, come qualsiasi giornale critica qualsiasi sportivo. Se può essere criticato Yamal per non aver vinto il Pallone d’Oro nemmeno questa volta, può anche essere criticato Girasole. Le risposte le dà il campo. Eppure, abbiamo scoperto che un figlio di Reggio (e nipote dell’ex vicesindaco) non può essere criticato. Come non poteva essere criticata una squadra che doveva salire in pompa magna 3 anni e non è mai stata nemmeno prima, che ogni estate doveva essere ripescata e non lo è mai stata, che era sempre una corazzata ma finiva per ritrovarsi davanti qualche altra squadra con una corazza migliore.

Il campo è poi il giudice supremo. La nuova proprietà ha messo da subito in chiaro le cose: Domenico Girasole poteva fare, al più, la panchina in una squadra che punta seriamente alla promozione. E non è stato l’unico: tanti altri “lussi” per la categoria hanno fatto le valigie.

Girasole no. È rimasto, magari anche controvoglia, magari senza aver trovato la destinazione giusta in estate. Panchina, ma panchina alla Reggina, la squadra della sua città, candidata alla promozione diretta, dopo aver subito 3 anni di batoste e umiliazioni targate Ballarino, finalmente in una stagione in crescendo e con tante emozioni da vivere insieme. Aveva la chance di giocare da subentrante, da titolare nel turnover, sfruttare magari lo stop di Baldan e provare a mettere in crisi mister Marchionni per ottenere una maglia da titolare, farlo con e per la maglia amaranto potevano essere le motivazioni giuste per dimostrare che su di lui si sbagliavano tutti.

Invece, con un timing che lascia spiazzati detrattori e anche tanti suoi sostenitori, Domenico Girasole ha fatto le valigie. “Quella sua maglietta fina“, gli sta un po’ stretta, evidentemente, se indossata in panchina. Che sia amaranto, poco importa. Il richiamo di Praticò a Campobasso, per il salto di categoria che può rappresentare la classica “occasione di una vita“, è stato troppo forte? Evidentemente sì, visto che pur di andarsene ha scelto una piazza contestata, dalle prospettive complicate, per 8 mesi di contratto e poi in estate si vedrà.

Girasole ha scommesso sulla sua carriera mettendo da parte l’amore per la maglia, per la città, per la squadra. Preferendo un altro tipo di amore. Lo stesso “amore” che Rizzetta, suo nuovo presidente, dispensa per parecchie squadre d’Italia, mentre fatica a far tenere la barra dritta al Campobasso. Sarà un inverno duro, non solo per le temperature molisane, ben distanti da quelle reggine.

Qualche tifoso sta già aprendo gli occhi sui social. In tanti cambieranno opinione non appena svestirà la casacca amaranto, in maniera anche, forse, fin troppo ipocrita. Questo non vuole essere un articolo da “ve lo avevamo detto“. Semplicemente, vuole constatare come l’amore nel calcio non esista, o meglio, abbia altre forme rispetto a quella romantica che i tifosi idealizzano. Girasole ha fatto la sua scelta: non da “reggino”, non dà “ragazzo per bene”, non da “nipote di Brunetti”, ma da calciatore. E come tale va giudicato. Noi lo abbiamo fatto da sempre, in tanti inizieranno da domani.

Magari troverà il suo posto in Serie C. Magari in estate farà il percorso inverso rispetto agli amaranto e dovrà trovare un’altra squadra, chissà con quali prospettive (una panchina nella squadra prima in classifica è sempre meglio di tre quarti di stagione complicata al piano superiore). Il tempo dirà chi mancherà da morire a chi.

Di sicuro c’è solo che tra Girasole e la Reggina è stato solo un piccolo, grande amore. Di questo, niente più.