Niente, non sa più come farvelo capire. Lo aveva “perculato” lo scorso 25 giugno, cercando di fargli comprendere in modo elegante che non c’era speranza. Ora lui ci riprova e arriva un’altra “perculata”. Perdonateci il termine, ma ci sembra quello che meglio rende l’idea di questo contesto. Lo usammo proprio a giugno, ora ci limitiamo allo “sbeffeggiamento”. Aurelio De Laurentiis ha di nuovo sbeffeggiato Matt Rizzetta. Già, l’italo americano che rischia la retrocessione in Serie D, che domenica ha preso 5 gol in casa, che ha assunto Giuseppe Praticò in dirigenza, che questa estate andava raccontando di grandi offerte ed offertone a Nino Ballarino per rilevare la Reggina, che per pagare un milioncino avrebbe fatto in stile finanziamento alla Findomestic e che poi però, udite udite, avrebbe offerto oltre un miliardo per provare a rilevare il Napoli!
Ma ci credete veramente? A Reggio Calabria ancora qualcuno, magari tra quelli che già lo chiamava Presidente, purtroppo sì. Ancora credono che un italoamericano sconosciuto fino a pochi anni fa, che dietro di sé non ha aziende o patrimoni, non ha una storia aziendale, avrebbe potuto far meglio di Claudio Lotito, colui che oggi è primo in Serie A e che ha una storia più che ventennale nel calcio italiano.
Ma il punto non è questo, bensì quello che sta succedendo a Napoli. Dopo mesi, con la stessa strategia attuata sia in Campania che a Reggio Calabria, Matt Rizzetta si è rifatto vivo. Partecipa a un evento, fa una dichiarazione pubblica e comincia a parlare di sogni, desideri, sondaggi, offerte e obiettivi. Tutti riprendono il suo intervento e via di tam tam mediatico. Così facendo, sullo Stretto in tanti avevano abboccato, tra una foto di frittole e una di Lungomare, e qualcuno continua a farlo. In casa partenopea, invece, esiste un uomo di nome Aurelio e di cognome De Laurentiis che non ha di certo bisogno di farsi insegnare come si fa calcio e come si fa impresa. Intervistato da Radio Kiss Kiss, ha precisato che – rispetto alle voci fatte circolare da Rizzetta di una presunta offerta superiore al miliardo di euro – lui non ha intenzione di vendere. E che se anche volesse, non sarà a un americano, bensì a un napoletano. Un modo elegante per dire che non si fida.
Cosa ha detto Aurelio De Laurentiis e come ha fatto capire che non venderà il Napoli, di sicuro non a Rizzetta
Che poi, alla fine, lo ha comunque detto senza giri di parole, raccontando com’è realmente andata la trattativa. Zero garanzie, ma solo fondi aggregati che fanno offerte dilazionate. E ci si può mai fidare di un’offerta così? Ovviamente no. Non si era fidato Ballarino, non si fida a maggior ragione Aurelio De Laurentiis. Ecco il racconto del patron del Napoli. “A un certo punto, circa un anno fa, io ricevo una richiesta di incontro da Matt Rizzetta, che io non conoscevo. Io per educazione rispondo e accetto l’incontro. Lui mi introduce a un paio di fondi che lui rappresentava. Questi fondi volevano comprare il Napoli. E’ accaduto fino a febbraio-marzo scorsi. A un certo punto abbiamo messo i nostri e i loro avvocati a confrontarsi. Prima di dare un valore effettivo – dissi – bisogna fare una due-diligence. E io avevo messo a disposizione tutta l’amministrazione del gruppo. Ma questa due-diligence non iniziava mai. Per me era strano perché è la prima cosa che si fa quando vuoi acquistare qualcosa. Ok che siamo sempre stati considerati perfetti, ma uno deve sempre guardare cosa può nascondersi o non nascondersi nella società, perché magari anche a nostra insaputa potrebbe esserci qualcosa, delle tasse straordinarie, non so”.
“Questa due-diligence non cominciava mai. E questa cosa mi divertiva molto, volevo vedere fino a che punto si potesse arrivare. Alla fine questa cifra di 2 miliardi e 260 milioni volevano pagarla una parte subito alla firma e un’altra parte in tre anni. Il mio ruolo si sarebbe così ridotto sempre di più, fino a diventare solo presidente onorario. Allora dissi: cari signori, voi che garanzie mi date che il lavoro di 22 anni non vada a ramengo? Io ho responsabilità verso la città, verso la Regione, verso un popolo che già la Nielsen certificò in 83 milioni di supporters nel mondo occidentale. Quando mi viene detto che alle spalle ci sono 2-3 fondi, ma poi non ci sono i soldi e vuoi dilatare il pagamento in 2-3 anni…“.
Già questa dichiarazione, soprattutto l’ultima parte, è abbastanza eloquente: Matt Rizzetta non offre garanzie. Semplicemente: si fa pubblicità, come accaduto a Reggio Calabria. Dichiarazioni, selfie, partite viste in presenza (al PalaCalafiore per la Viola come al Maradona per il Napoli), storie Instagram. Di concreto, però, ben poco, se non offerte dilazionate che provengono da presunti fondi. Tradotto: ma chi si può fidare?
Poi DeLa rincara la dose: “perché Rizzetta vuole venire a vedere le partite, perché dovrei vietarglielo? Mi chiede di essere ospitato in tribuna d’onore, io ospito già tante persone, perché non ospitare anche lui? Ci siamo visti vis-a-vis in un hotel perché lui mi ha invitato a vedere una partita di basket. Io ho accettato volentieri. Ci ha riprovato, mi ha chiesto se fossi interessato a vendere. Io gli ho detto: ‘Matt, abbi pazienza. Non ricominciamo con questa telenovela’. E’ importante rimanere in buone relazioni. Io per il momento non ho deciso di vendere, ma se decidessi di vendere preferirei vendere a un napoletano e non a un americano perché ognuno conosce casa propria, conosce le persone con le quali si deve rapportare e il rapporto poi è nella quotidianità”.
