Le elezioni suppletive di Reggio Calabria aprono una fase di forte tensione all’interno del Partito Democratico reggino. Dopo la sconfitta del candidato del campo largo Frank Benedetto, fermatosi al 36,59% contro il 51,02% ottenuto dal candidato del centrodestra Fabio Roscioli, il confronto politico si sposta adesso all’interno del Pd, dove una parte di dirigenti e militanti mette apertamente sotto accusa la gestione del partito sul territorio. A intervenire con una nota particolarmente dura sono Antonio Giulio Morabito, ex segretario metropolitano del Pd di Reggio Calabria, Demetrio Pecora, componente della Direzione provinciale, Irene Ielo, componente della Commissione di Garanzia, Filippo Romeo, componente del direttivo del Circolo di Condofuri, e Ilaria Cipolla, dei Giovani Democratici di Reggio Calabria. Il documento non si limita ad analizzare il risultato delle suppletive. I cinque esponenti allargano il campo alle precedenti consultazioni elettorali e mettono in discussione l’intera organizzazione della Federazione metropolitana, denunciando quella che definiscono una progressiva perdita di collegialità e chiedendo una profonda revisione della gestione del partito.
Morabito, Pecora, Ielo, Romeo e Cipolla: “fotografia impietosa”
Il giudizio espresso dai firmatari non lascia spazio a interpretazioni attenuate. La sconfitta del 27 e 28 settembre viene descritta come l’ultimo passaggio di una crisi politica che, secondo gli autori della nota, viene da lontano. Scrivono Antonio Giulio Morabito, Demetrio Pecora, Irene Ielo, Filippo Romeo e Ilaria Cipolla:“il risultato delle suppletive del 27-28 settembre rappresenta una fotografia impietosa dello stato di profonda crisi che attraversa il Partito Democratico nella nostra provincia. E, tuttavia, ciò che più preoccupa, è l’inerzia, il deficiti di iniziativa politica, che ha accompagnato le disfatte elettorali che nel tempo si sono susseguite senza soluzione di continuità”.
Dal voto regionale alle comunali: l’elenco delle sconfitte contestate alla dirigenza
I firmatari ripercorrono quindi una serie di appuntamenti elettorali che, secondo la loro ricostruzione, avrebbero progressivamente evidenziato le difficoltà del Pd nella provincia di Reggio Calabria. La nota prosegue: “nell’ordine: elezioni regionali; referendum sulla giustizia, in cui il SI’ ha prevalso nella sola provincia di Reggio Calabria, registrandosi nelle altre, un trionfo del NO; elezioni comunali e circoscrizionali di Reggio Calabria; elezioni amministrative in numerosi Comuni della provincia di Reggio Calabria, in cui non soltanto si è perso, ma in alcuni casi non si è riusciti neppure a capitalizzare i risultati di importanti esperienze amministrative che ci vedevano protagonisti (vedi Palmi, su tutti); elezioni del consiglio metropolitano e, da ultimo, le suppletive di qualche giorno fa”.
Pd Reggio Calabria, l’accusa: “un declino, si direbbe inesorabile”
La parte successiva del documento insiste proprio sulla mancanza, a giudizio degli esponenti democratici, di un confronto aperto e approfondito sulle cause dei risultati elettorali.“Un declino, si direbbe inesorabile, così come raccontato da dati oggettivamente misurabili, a fronte del quale sarebbe dovuta seguire un’analisi seria e rigorosa, frutto di una discussione ampia e partecipata. Ed invece, niente di tutto questo. Anzi, tutto il contrario, si è tentato di sminuire e di mistificare il risultato elettorale, con analisi di comodo del tutto sganciate dalla realtà”, evidenzia la nota.
L’attacco alla gestione della Federazione Pd: “caminetti riservati”
Il passaggio probabilmente più duro dell’intero documento riguarda proprio il funzionamento degli organismi della Federazione metropolitana del Partito Democratico. Secondo i firmatari, Direzione e Assemblea non verrebbero coinvolte come dovrebbero, mentre le scelte politiche maturerebbero in sedi diverse. La nota afferma: “in più, in una fase così drammatica per la vita del Partito, i suoi organismi democraticamente eletti (Direzione ed Assemblea), non sono convocati, sostituiti da “caminetti” riservati, svuotati di ogni capacità decisionale, poiché statutariamente “abusivi”.
“Una Federazione metropolitana di fatto commissariata”
La critica si fa ancora più esplicita nel passaggio successivo, dove viene utilizzata l’espressione “di fatto commissariata”. “Uno stato di cose che autorizza a pensare ad una Federazione metropolitana “di fatto” commissariata, gestita da un solo uomo al comando”, sottolinea la nota. Gli autori insistono quindi sul tema della democrazia interna: “insomma, una federazione svuotata di ogni prerogativa democratica, in cui fingendo di discutere, si ratificano decisioni e scelte assunte non si sa dove e da chi, che puntualmente si rivelano sbagliate, ed il cui conto salato è pagato esclusivamente dalla maggioranza degli iscritti e dei simpatizzanti, che con passione, onestà e sacrifico, vorrebbero veder prevalere gli ideali e i valori in cui credono”.
Nel Pd reggino si apre il tema delle responsabilità politiche
La parte finale del documento contiene la richiesta politicamente più rilevante: la classe dirigente del partito viene invitata a interrogarsi sulla propria permanenza alla guida della struttura. I cinque esponenti affermano: “non è più possibile tergiversare, occorre agire ora e subito. Non vogliamo abituarci alle sconfitte. Ognuno di noi deve assumersi le responsabilità del momento, in primis la classe dirigente di questo partito chiamata a valutare, come etica imporrebbe, la necessità di un doveroso passo di lato”.
La richiesta: restituire al Pd “agibilità democratica”
La proposta dei firmatari passa quindi attraverso il ripristino, a loro giudizio necessario, della collegialità nelle decisioni. La nota prosegue chiedendo di agire “restituendo al partito la sua agibilità democratica, che passa anche dalla ricostituzione di una collegialità nei processi decisionali, per farne un corpo largo che torni a respirare con pieni polmoni, in cui il dissenso non sia criminalizzato, e che sia, perciò, in grado di rilanciare la sua azione sul territorio (soltanto declamata), mediante un progetto di rilancio dei circoli (che siano veri e non di facciata) che non potrà essere a costo zero, quale punto cardine di una futura piattaforma programmatica cittadina”.
Dopo le suppletive si riapre anche il caso Falcomatà
Il documento arriva mentre nel Pd di Reggio Calabria è già aperto il confronto sul comportamento tenuto dalle diverse componenti durante la campagna per Frank Benedetto. Nei giorni successivi alla sconfitta sono emersi pubblicamente rilievi sul livello di mobilitazione di una parte del partito. In questo quadro si inseriscono anche le tensioni che hanno coinvolto l’area riconducibile all’ex sindaco Giuseppe Falcomatà, sul quale sono state rivolte critiche politiche in relazione al sostegno prestato durante la campagna elettorale. Sul punto, tuttavia, il documento firmato da Morabito, Pecora, Ielo, Romeo e Cipolla non formula un’accusa nominativa nei confronti di Falcomatà: la loro contestazione riguarda in modo diretto la gestione complessiva della Federazione, il funzionamento degli organismi e le responsabilità della classe dirigente. È un elemento importante perché rende evidente come nel Pd reggino convivano oggi più fronti di polemica: da una parte il confronto su chi abbia effettivamente sostenuto la candidatura di Benedetto, dall’altra l’offensiva di chi contesta la conduzione organizzativa del partito.
“Costruire un’alternativa politica e sociale”
Nelle intenzioni degli autori, la riorganizzazione dovrebbe servire anche ad allargare nuovamente la partecipazione al Pd oltre gli attuali equilibri interni: “solo così potremo sperare di attrarre tutti coloro i quali intendono partecipare, senza la preoccupazione di “dover appartenere”, animati esclusivamente dalla volontà di fare e di costruire una alternativa politica e sociale al sistema di potere che sta occupando tutti i gangli vitali della nostra comunità, sino a soffocarla”, puntualizzano i dirigenti Dem.
Il precedente evocato: “per molto meno il Pd fu commissariato”
A chiudere la nota arriva infine un riferimento a Pino Caminiti. Il passaggio conclusivo è particolarmente significativo perché richiama apertamente l’ipotesi del commissariamento come precedente storico: “infine, ricordiamo quanto affermato in una recente intervista da Pino Caminiti, illustre esponente del Centro Sinistra “ricordo che per molto meno il PD quindici anni fa fu commissariato”.
