L’arrivo di Roberto Vannacci a Reggio Calabria, con il partecipato comizio di ieri sera a piazza Duomo, ha fatto definitivamente luce su quale sia l’unica vera partita in ballo nelle elezioni suppletive di domenica e lunedì: si vota a Reggio Calabria per sostituire l’ormai ex deputato Francesco Cannizzaro, che si è dimesso dal Parlamento per fare il Sindaco della sua città. Ed è una tornata elettorale se vogliamo storica, perchè è la prima volta assoluta che Vannacci si candida con il suo nuovo movimento, Futuro Nazionale, accreditato con insistenza negli ultimi mesi di un consenso crescente fino al 7-8% in tutti i sondaggi. Non è un caso che Vannacci sia l’unico leader nazionale che si è fatto vedere a Reggio e in Provincia per queste elezioni, mentre le altre coalizioni si sono limitati a qualche comparsa delle seconde linee (Boccia per il Pd, Donzelli per Fratelli d’Italia).
Vannacci si candida fuori dalla coalizione di Centrodestra, che – con Salvini – lo aveva accolto nella Lega dandogli uno spazio politico enorme alle europee del giugno 2024. E proprio in occasione di quella campagna elettorale si era già aperto il solco, enorme e profondo, tra Vannacci e Cannizzaro. Figure incompatibili per principi e valori politici, con Cannizzaro che già allora lanciava la figura di Giusi Princi come “migliore risposta del territorio” alla discesa in campo del Generale Vannacci nella Lega. Nel territorio della Provincia di Reggio Calabria, Giusi Princi ottenne 33 mila voti di preferenza mentre Vannacci si fermò a 2.600 voti. A livello nazionale, però, vinsero entrambi tant’è che oggi sono colleghi eurodeputati. Stavolta, invece, vincerà solo uno.
No, Vannacci e Cannizzaro non sono candidati direttamente ma Giannetta e Roscioli giocano il ruolo delle controfigure: Vannacci chiede un voto per il suo movimento di “destra vera“, un altro concetto difficile da associare ad una figura da sempre moderata, liberale, democristiana come Mimmo Giannetta. Cannizzaro, invece, chiede un “voto di fiducia sulla mia persona e sulla mia Amministrazione“, con Roscioli a fare da referente nazionale del neo Sindaco reggino. Il punto di partenza sono i risultati delle ultime elezioni, con il Centrodestra unito a trazione Cannizzaro e quindi Forza Italia che ha ottenuto il 66% alle elezioni comunali di maggio, e il 65% alle elezioni regionali dello scorso ottobre. Certo, stavolta è un’elezione diversa: le previsioni sull’affluenza alle urne sono molto basse, il candidato del Centrodestra arriva da Roma con l’impressione di essere calato dall’alto e comunque nessuno lo conosceva sul territorio fino a un paio di settimane fa. In ogni caso, non serve un miracolo per prevedere come andrà a finire per quell’area politica che oggi governa la città e la Regione e può contare sulla mobilitazione della propria potenza di fuoco, non solo di Cannizzaro (che probabilmente basterebbe già da solo), ma anche di tutti gli apparati dei partiti, degli assessorati e dei consiglieri. Difficile superare il 60% come nelle precedenti elezioni, ma è quasi impossibile immaginare che la coalizione di governo scenda sotto il 50%.
Dall’altro lato, infatti, c’è un Pd dilaniato da lotte intestine con una candidatura, quella di Frank Benedetto, che non è condivisa neanche dall’ex Sindaco Falcomatà e che è maturata con tutta una serie di malumori che preannunciano un post-elezioni traumatico all’interno del partito. Se Benedetto dovesse fermarsi sotto il 34% di Tridico alle Regionali dello scorso anno, o addirittura piombare al 25% di Battaglia alle comunali reggine di quattro mesi fa, il partito rischia di implodere.
E poi c’è Vannacci che punta a superare il 10%, per dare forza alla sua crescita nazionale e minare gli equilibri del Centrodestra da cui ha deciso di uscire e con cui ha deciso di rompere, nel metodo e nel merito. Enorme la distanza sui temi fondamentali di un’alleanza politica, dalla postura internazionale ai diritti civili. Ancora peggio, forse, il metodo con cui ha tradito chi gli aveva dato fiducia, imbarcando nel suo movimento un’enormità di transfughi proprio da quella Forza Italia che accusa di ambiguità con la sinistra. Ma che “vera destra” può rappresentare un movimento che nasce con una marea di democristiani in cerca di una poltrona? Ecco perchè Cannizzaro è diventato l’obiettivo di Vannacci in questa campagna elettorale, e viceversa. Perché Cannizzaro vuole dimostrare che un Centrodestra vincente a trazione Forza Italia è possibile anche senza il Generale. Vannacci, invece, vuole fare saltare il banco e pensa di seguire le orme dei grillini ambendo a ottenere il consenso della maggioranza del Paese. Il risultato di Reggio Calabria darà una risposta chiara, e stavolta Cannizzaro e Vannacci non potranno vincere entrambi. Lunedì pomeriggio ad affermare il predominio del consenso democratico sarà soltanto uno, con importanti ricadute sul governo Meloni e sugli assetti politici nazionali.
