La sinistra continua a chiedere se e quando l’Italia entrerà in guerra. I pacifisti per eccellenza, provano a incalzare Meloni sull’Iran e il Premier risponde sempre allo stesso modo: “non siamo in guerra e non abbiamo intenzione di entrarci“. E qualcuno storce il naso. Ieri, tra Camera e Senato, Meloni le ha suonate per bene all’Opposizione. Meloni ha parlato di sinistra “strabica” sulle bombe degli USA: vede di buon occhio quelle di Obama in Libia e di Clinton in Serbia, ma critica quelle di Trump in Iran.
C'è qualquadra che non cosa
La lezione di Meloni a Conte alla Camera
Successivamente, il premier italiano ha citato un discorso di Giuseppe Conte che ha fatto scaldare l’aula. Meloni ha letto un discorso sull’intervento degli USA, rivelando solo alla fine che si trattassero delle parole di Giuseppe Conte relative all’attacco degli USA in Iran nel 2020 che portò alla morte di Soleimani.
”All’esito di questo dibattito mi sono convinto di una cosa: ad alcuni in questa Aula è dispiaciuto che questa mattina la condanna del governo sia stata chiara e ferma. Speravate che il governo non lo facesse perchè speravate su questo di costruire un pezzo della vostra polemica. Ora vedete, io penso che voi vogliate continuare a raccontare la vostra storia e vogliate per forza continuare la narrazione che state portando avanti e che qualsiasi cosa questo governo dovesse decidere di fare non sarà per questo mai sufficiente. Noi siamo stati chiari su moltissime cose. Anche sull’attuale conflitto in Iran la posizione del governo italiano è stata molto chiara. Sono certo che voi al posto mio avreste fatto molto meglio, immagino che questi toni assertivi che usate in questa Aula, li avreste usati anche se fossi stati al posto mio. Non lo sapremo mai, forse sì, un giorno lo sapremo.
Però, davvero voi, difronte a una iniziativa unilaterale degli Usa, che può generare una crisi molto ampia, considerate insufficiente dire che l’obiettivo del governo è evitare un’ulteriore escalation che rischierebbe di superare un punto di non ritorno? Che siamo preoccupati ma soprattutto vigili, che stiamo facendo e faremo il possibile per garantire la sicurezza ai nostri militari? È insufficiente questo? Sì. È da vigliacchi? Sì. Perfetto, molto interessante colleghi, perché queste sono le parole utilizzate dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte all’indomani dell’attacco unilaterale con il quale gli Stati Uniti nel gennaio del 2020 uccisero in territorio iracheno il generale iraniano Qasem Soleimani, fuori dalle regole del diritto internazionale, rischiando un’escalation militare che avrebbe avuto conseguenze pesanti”. Le parole del premier hanno scatenano una piccola bagarre in Aula venendo accolte dagli applausi della maggioranza e dalle proteste dell’opposizione, in particolare dai banchi dei 5 Stelle.
“Posso chiedervi – si chiede Meloni – perché allora nessuno, né il presidente Conte ma neanche – devo dire – i ministri del Partito democratico che erano al governo con lui, dichiarò che quella scelta ordinata dal presidente Trump era contraria al diritto internazionale? Perché nessuno la condannò come chiedete di fare a me oggi? Eh guardate, non lo dico solo perché sia chiaro a chi dovesse ascoltarci quanta propaganda ci sia in quello che viene detto, e quanta incoerenza ci sia tra quello che si faceva al governo e quello che si pretende all’opposizione. Lo dico soprattutto per segnalare una differenza fondamentale tra voi e me: quando gli Stati Uniti effettuarono il raid contro il generale Soleimani, questa fu la mia dichiarazione da leader dell’opposizione: ‘La complessa questione mediorientale non merita tifoserie da stadio ma necessita di grande attenzione’.
Questa fu la mia dichiarazione da leader delle opposizioni – precisa – non dissi ‘Complimenti Giuseppe Conte’ come ha fatto il Movimento Cinque Stelle in questi giorni con la sottoscritta, parlando di rincaro dei prezzi, facendo credere che la crisi fosse colpa mia. Non chiesi a Conte di condannare quell’attacco e non lo definii un vigliacco o un servo per fare un po’ di propaganda a buon mercato su una crisi che non dipendeva da Conte e sulla quale semmai tutti quanti dovevamo tentare di lavorare insieme“.
“Questa – conclude – è la differenza che esiste tra le persone serie e quelle che sono disposte a usare qualsiasi cosa pur di raggranellare consenso facile. Sono molto contenta di essere diversa da voi in questo“.
La sinistra filo-USA a convenienza
La sinistra che dava a Salvini del filo-putiniano, che aveva paura della possibilità che Meloni potesse allontanare l’Italia dall’Europa e dagli USA, oggi critica l’amicizia di Meloni con Trump e la possibilità che l’Italia conceda agli Stati Uniti le basi per utilizzo difensivo (neanche richieste fin qui). Eppure, in passato, ha fatto esattamente le stesse cose. Il pattern, solitamente, è che quando governo italiano di sinistra e governo americano di sinistra collaborino non ci sia assolutamente niente di sbagliato. Quando lo fanno due governi di destra, invece, la sinistra vorrebbe quasi romperlo quel patto atlantico.
Con Clinton, Obama e Biden, Stati Uniti e Italia erano nazioni sorelle. Con Regan, Bush o Trump la sinistra chiede di allontanarsi dagli alleati storici. Eppure, chi oggi critica Meloni per la sua collaborazione con gli Stati Uniti, in passato ha fatto tutto ciò che oggi rimprovera.
Prodi, Renzi e… Giuseppi: d’amore e d’accordo con gli USA
Romano Prodi, ‘animale guida’ della sinistra, il saggio ‘professore’, nel 2007 disse che “il Governo italiano non è contrario all’allargamento della base USA di Vicenza“. All’epoca, le basi americane non costituivano un problema, si potevano addirittura allargare. Del resto, sempre secondo prodi, la politica estera italiana si muoveva nel quadro “dell’alleanza occidentale e del rapporto con gli Stati Uniti“.
Matteo Renzi si è dimostrato spesso atlantista. In occasione del Memorial Day 2015 al cimitero americano di Nettuno, Matteo Renzi dichiarò: “l’Italia non dimenticherà mai il debito di gratitudine verso gli Stati Uniti“. Renzi ha speso spesso parole d’elogio per gli Stati Uniti definendoli “nazione sorella e il nostro più grande alleato“.
Giuseppe Conte, ribattezzato da Donald Trump “Giuseppi”, visto il rapporto stretto fra i due, parlando del tycoon disse: “il mio governo e l’amministrazione Trump sono due governi che rappresentano il cambiamento. Sono stati scelti dai cittadini nell’ordine di cambiare lo status quo e migliorare le loro condizioni di vita“.
Nel 2021, invece, Conte affermava che “gli Stati Uniti, che sono il nostro principale alleato, fondamentale partner strategico“. E ancora: “guardiamo con grande attenzione alla presidenza Biden, con la quale inizieremo a lavorare subito in vista anche della nostra Presidenza del G20. Abbiamo una fitta agenda in comune, che spazia da un multilateralismo che vogliamo entrambi efficace ai cambiamenti climatici, alla transizione verde e digitale e all’inclusione sociale“.
Massimo D’Alema e le basi concesse a Clinton
Massimo D’Alema merita un discorso a parte. Da presidente del consiglio, sul finire dello scorso millennio, e con Giorgio Napolitano come ministro dell’Interno (poi presidente della Repubblica), D’Alema permise agli USA di Clinton di usare le basi italiane non per interventi difensivi (questione che si critica preventivamente oggi a Meloni che le basi nemmeno le ha concesse!), ma per bombardare la ex Jugoslavia durante la crisi in Kosovo. Il tutto, senza passare dal Parlamento.
Alla Camera, il 26 marzo 1999, D’Alema dichiarò: “il Governo italiano ha assunto le decisioni che doveva assumere, pur sapendo che si trattava di decisioni difficili e gravi. Noi ci siamo assunti le responsabilità che ci dovevamo assumere, nella consapevolezza che l’Italia non poteva sottrarsi agli impegni derivanti dalla sua appartenenza all’Alleanza atlantica“. All’epoca l’Italia, evidentemente, secondo la sinistra, “non poteva sottrarsi“. Oggi, secondo la sinistra, è obbligata a farlo.
“Noi sappiamo che al di fuori delle alleanze internazionali di cui l’Italia fa parte il nostro Paese conterebbe di meno e sarebbe meno sicuro. Per questa ragione il Governo ha ritenuto di assumere le decisioni necessarie nel quadro della solidarietà e della responsabilità dell’Alleanza“. D’Alema, addirittura, dice chiaro e tondo che l’Italia, fuori dall’alleanza NATO, conterebbe poco.
E poi chiarisce che collaborare con gli USA e la NATO non vada a inficiare l’identità dell’Italia: “siamo convinti che una leale adesione all’alleanza internazionale di cui facciamo parte non implichi la rinuncia al nostro punto di vista né alla possibilità di una discussione alla pari con i nostri alleati“. Ventisette anni dopo, con che coraggio la sinistra critica la Meloni che, lo ripetiamo, fin qui è rimasta neutrale?

