Sui social, o nelle trasmissioni tv senza contraddittorio, sono subito pronti a sbraitare. Poi, però, rifiutano i confronti diretti. Elly Schlein e Giuseppe Conte non saranno presenti nella puntata di Pulp Podcast, programma condotto da Fedez e Mr. Marra. Erano stati invitati insieme al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma quest’ultima è stata l’unica a presentarsi. Il video è già stato registrato, ma andrà in onda giovedì alle ore 13. Qualcuno, tra i soliti giornalisti di Sinistra, lamentava l’assenza di contradditorio. In realtà c’è, ma Schlein ha preferito declinare l’invito mentre Conte non ha proprio risposto. Così la Sinistra rifiuta il confronto a pochi giorni dal Referendum sulla Giustizia.
In un comunicato Pulp Podcast ha spiegato proprio che Schlein “ha declinato l’offerta in data 17 marzo, mentre nessuna risposta è arrivata dal leader 5 Stelle” Giuseppe Conte. “Proprio sul tema del referendum – viene sottolineato – il podcast ha ospitato esponenti di entrambi gli schieramenti, quello del Sì e quello del No, facendo sedere al tavolo l’ex magistrato Gherardo Colombo, il magistrato Nicola Gratteri, Antonio Di Pietro, Carlo Calenda e Nicola Fratoianni”.
Fedez, a tal proposito, ha dichiarato: “abbiamo invitato tutti. Siamo molto contenti di questa opportunità – spiega Fedez in un messaggio vocale inviato ai follower del suo canale broadcast su Instagram -. Giovedì esce la puntata. Al netto degli articoli che stanno uscendo e che ovviamente usciranno dandoci per degli asserviti al potere, almeno voi della della mia community e che seguite Pulp sapete benissimo che abbiamo invitato già Gratteri che è platealmente per il No, Gherardo Colombo, abbiamo invitato Di Pietro e soprattutto abbiamo inviato delle email, prima di girare questa puntata, sia alla segreteria della Schlein del Pd che a Conte Del Movimento Cinque Stelle e abbiamo sempre offerto spazio a tutti. Come immaginerete – aggiunge – le domande le abbiamo fatte e quindi siamo molto contenti di questa opportunità, di questo traguardo per il podcast e abbiamo cercato di creare un luogo di dibattito sano. L’abbiamo costruito nel tempo, quindi per noi è un bel traguardo”.
Alcuni passaggi di Giorgia Meloni tra Referendum e guerra
Qualche passaggio dell’intervista è stato già svelato. I temi caldi, ovviamente, Referendum e ruolo dell’Italia nella guerra in Iran. “Non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia. Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema” ha detto il Premier. “Separare le carriere – dice ancora la premier – significa rafforzare il principio costituzionale del giudice terzo e imparziale”, mentre per quanto riguarda la selezione della lista dei candidati dei componenti laici del nuovo Csm Meloni ha precisato che “la lista dovrà essere costruita insieme all’opposizione. Io voglio mantenere la soglia dei tre quinti, perché significa che nessuna maggioranza potrà decidere da sola”.
Se dovesse vincere il sì al referendum ci sarà una norma per impedire per un certo lasso di tempo che chi fa politica possa entrare al Csm perché “in questo modo – spiega Meloni – possiamo rafforzare ancora di più l’incapacità della politica di incidere in questo meccanismo, perché questo è l’obiettivo della riforma”. Se dovesse vincere il no “non mi dimetterei – ha ribadito la premier – perché è mia intenzione terminare il mandato, portare a termine il lavoro e confrontarmi al cospetto degli italiani, facendomi poi giudicare sul complesso del lavoro che ho fatto. Quindi, se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni, potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone”.
Meloni ha anche parlato della situazione internazionale, ribadendo che “l’Italia non partecipa a questo attacco nei confronti dell’Iran e non intende partecipare. Il nostro lavoro è favorire una de-escalation. Stiamo vivendo una evidente crisi del diritto internazionale, con decisioni unilaterali che si moltiplicano e istituzioni sempre meno efficaci”, ha sottolineato ancora la premier evidenziando però che “se chiedi a qualcuno di farsi carico della tua sicurezza, non lo fa gratis. Per anni abbiamo accettato di dipendere dagli Stati Uniti per la difesa, dalla Russia per l’energia e dalla Cina per le materie prime”.
