Il Referendum sulla Giustizia e i politici “gne gne”: l’assurda risposta di Nichi Vendola che fa male al dibattito democratico italiano

Nichi Vendola ha rivelato cosa voterà al Referendum sulla Giustizia: non la scelta, ma la motivazione, mortificano - e anche di molto - la democrazia italiana

“Ha cominciato lui”. “No, ha cominciato lui”. “Lui mi ha preso il pallone”. “E lui mi ha lanciato il cuscino”. Per qualcuno, il tenore del dibattito sul Referendum della Giustizia è praticamente ridotto a questo. Per fortuna, l’ideologia non subentra in modo totale, come su altri argomenti, ma solo parzialmente. Evidenziati interventi di storici esponenti di Sinistra, i quali hanno ammesso pubblicamente che voteranno sì, la spaccatura c’è: PD, M5S e compagnia tirano la volata al no, dall’altra parte invece al sì, consolidando quella che fu una battaglia iniziata da Silvio Berlusconi.

In mezzo c’è chi sorprende, come Minniti, e poi c’è anche chi si comporta come il bimbo di cui sopra, a inizio articolo, che litiga col fratello perché “ha cominciato lui”. E’ bastata una frase, una sola frase, a Nichi Vendola, per far “cadere le braccia”, che poi sono le stesse che servono per sostenere la mano che andrà a votare a fine marzo. Far cadere le braccia e forse non solo quelle. “Vorrei votare sì ma voto no. Rischia di vincere Meloni”. Lo ha detto lui, Vendola, a “Il Foglio”. Un foglio, però, servirebbe a lui, affinché gli facciano un disegnino per spiegargli bene come funziona il Referendum.

Non si voterà per eleggere il Presidente del Consiglio, il Governatore Regionale, il Sindaco. Il voto non è politico, non è un’elezione. “Il voto è per la libertà” ha affermato ieri l’Avvocato reggino Carlo Morace, in un’intervista a StrettoWeb. La libertà, già. La stessa libertà che vuol dire anche democrazia. Perché il voto è democrazia. Una democrazia che, con uscite come quella di Vendola, rischia di essere mortificata. Altro che derive e propaganda alimentate dalla Sinistra verso tutto ciò che è considerato autoritario e fascista. La democrazia si svilisce proprio in questo modo. Quanto tutto si trasforma in… “gne gne”.