Dramma ACR Messina, ora si stupiscono tutti. Spunta l’alibi Deinze, ma così è a rischio anche la prossima Serie D

Ultime ore drammatiche in casa ACR Messina: tifosi increduli, ma troppo permissivi. Le maggiori responsabilità sono di Basile

Ora si stupiscono tutti. Arrabbiati, delusi, tristi, incazzati. Si erano illusi, avevano addirittura applaudito dei perfetti sconosciuti in conferenza stampa al Comune. Tutti euforici, tutti contenti, ma poi c’è la realtà. E questa, come accade spesso, mette di fronte a scenari nudi e crudi, difficili da accettare. La Messina calcistica ha vissuto una notte tormentata, lo stesso stato d’animo che si continua a vivere questa mattina. Com’è ormai noto, la nuova proprietà dell’AAD Invest Group ha già bucato la prima importante scadenza federale: pagati gli stipendi, non i contributi e le ritenute. Mandate in fumo, in poche ore, tante belle parole, tanti bei proclami di mesi. Fuffa. “Una farsa”, l’ha definita qualche tifoso sui social.

Ma a stupirsi e arrabbiarsi sono per primi loro, i tifosi, nonostante la situazione non fosse del tutto chiara e delineata, ancora. Su StrettoWeb, da mesi evidenziamo le anomalie di una proprietà che ancora aveva tutto da dimostrare. Dalle casse praticamente vuote nei conti alle pezze messe da Sciotto su alcune spese, senza dimenticare il “pasticcio” sulle autorizzazioni di firma, affrettate e senza le necessarie garanzie da parte di Lega e Federazione. La situazione precedente al Deinze, però, è quella che preoccupava di più, che avrebbe dovuto preoccupare di più. Il club belga è stato praticamente “accompagnato” al fallimento dall’AAD Invest, tant’è che qualche tifoso ha parlato di “fallimento pilotato” anche in sullo Stretto. Cissé, nella prima e finora unica conferenza stampa in città, l’aveva capovolta urlando al razzismo. In Belgio lo hanno insultato, gli hanno dato della “scimmia”, ha affermato, e così lui ha voltato le spalle. Un’ingiuria gravissima, certo, ma che nulla a che fare con la situazione venutasi a creare dal punto di vista societario ed economico.

Arrivano conferme dal club

E infatti il Deinze finisce nuovamente al centro delle discussioni per quanto riguarda il mancato pagamento di contributi e ritenute a Messina. La stampa a Messina continua a essere morbida (così come a Reggio Calabria, ma sarà un vizio tutto dello Stretto, se a questo aggiungiamo tifosi “accomodanti”) e anche per questo dalla società biancoscudata filtrano notizie – pubblicate su alcuni siti – relative a conferme da parte del club sul mancato pagamento. Si vocifera che nel pomeriggio la società pubblicherà un comunicato dove spiegherà che i problemi sono dovuti a fondi bloccati per quanto accaduto in Belgio. Insomma, l’ennesimo alibi. C’è sempre qualche problema burocratico, chissà perché, quando si deve arrivare al dunque. Fondi bloccati, conti sospesi, autorizzazioni di firma.

La realtà dice oggi che il Messina sarà penalizzato. E anche pesantemente. Dai 4 ai 6 saranno i punti comminati, ma per questo si attende prima il deferimento e poi l’ufficialità. E’ la pietra tombale su una retrocessione sempre più certa. Già alle condizioni attuali, la situazione è fortemente compromessa. Se poi ci mettiamo anche la penalizzazione (e/o la possibilità perdita di punti in caso di esclusione della Turris), il rischio è che non si disputi neanche il secondo playout, con il Messina retrocesso direttamente.

Futuro nebuloso: perché anche la prossima D è a rischio

Ma lo sconforto è pensando al futuro, alla prossima stagione, e a una partecipazione in Serie D che è tutt’altro che certa, nonostante le rassicurazioni di Cissè (che a questo punto ha perso credibilità anche in chi gliel’aveva data). Perché il Messina avrebbe diritto alla Serie D sul campo, e solo sul campo, dopo la retrocessione, e non in eventuale sovrannumero in caso di nuovo titolo sportivo (proprio perché la Serie D è già un diritto e il sovrannumero si concede solo a società che non si iscrivono in categorie superiore, se considerate piazze di una certa importanza, come successo alla Reggina e a tante altre di recente).

Ma alle condizioni attuali, con una Serie D con lo stesso titolo sportivo, dopo la retrocessione, chi si prenderebbe questo onere? Chi si dovrebbe sobbarcare le spese per una immediata risalita e quelle già in conto per pagare i debiti accumulati negli anni? Il futuro è nebuloso, una mazzata per chi – sbagliando – ci ha creduto, non aprendo gli occhi su una situazione che non era affatto chiara, nonostante i dubbi e le questioni da sbrogliate, evidenziate a più riprese su StrettoWeb.

Le colpe del Sindaco

Le maggiori responsabilità le ha il Sindaco Basile, incapace di vigilare a dovere. Passivo, praticamente assente, dopo anni di atteggiamento “permissivo” nei confronti di Sciotto – che ha accumulato figuracce, anni di D e poi di C con salvezze all’ultimo respiro – sta facendo lo stesso con l’attuale proprietà. Anzi, seduto al fianco di Cissé nella conferenza stampa al Comune, era sorridente e felice ad applaudire.