“Abbiamo appena riconquistato il Texas”. Con queste parole, pronunciate davanti a una folla di sostenitori in festa ad Austin, James Talarico ha celebrato una delle vittorie più sorprendenti delle elezioni americane di midterm del 3 novembre 2026. A 37 anni, il democratico è riuscito nell’impresa che il suo partito inseguiva da quasi quattro decenni: conquistare un seggio al Senato degli Stati Uniti in Texas, battendo il repubblicano Ken Paxton, sostenuto dal presidente Donald Trump.
La vittoria, certificata dalle proiezioni del Decision Desk della Cnn, interrompe una lunga egemonia repubblicana. Dal 1988 nessun democratico riusciva a vincere una corsa per il Senato federale in Texas e dal 1994 nessun esponente del partito conquistava un’elezione statale. Un risultato ancora più significativo considerando che, appena due anni fa, Donald Trump aveva vinto nello Stato con quasi 14 punti di vantaggio.
Dietro questo successo c’è una storia familiare particolare, nella quale l’Italia occupa un posto importante. Talarico porta infatti il cognome del padre adottivo, Mark Talarico, un uomo di origini italiane che ha sposato sua madre, ha accolto James e sua sorella nella propria famiglia e ha trasmesso loro valori che il giovane politico ha trasformato in uno dei messaggi centrali della campagna elettorale.
Le origini italiane di James Talarico e la storia del padre adottivo Mark
James Talarico è nato in Texas nel 1989 ed è cresciuto in una famiglia dalla storia complessa. Sua madre, Tamara, aveva lasciato il padre biologico di James, segnato da problemi di alcolismo e comportamenti violenti, per costruire una nuova vita con i figli. Successivamente incontrò Mark Talarico, un uomo di origini italiane che la sposò e adottò i bambini, dando loro il proprio cognome.
È proprio a Mark che il nuovo senatore democratico attribuisce una parte fondamentale della propria formazione. Non soltanto per averlo cresciuto come un figlio, ma soprattutto per avergli insegnato attraverso l’esempio quotidiano il significato della responsabilità, del rispetto e dell’attenzione verso gli altri.
Durante la campagna elettorale Talarico ha raccontato più volte un episodio della propria infanzia, apparentemente semplice ma diventato uno dei passaggi più rappresentativi della sua proposta politica.
“Ogni sabato mattina Mark Talarico tagliava l’erba del prato e poi senza che nessuno lo chiedesse andava nel giardino accanto e tagliava quello della vicina, che era anziana e vedova, mio padre non ha mai parlato di questo, lo faceva e basta, perché è quello che un uomo fa”, ha raccontato.
Da quel ricordo nasce una delle frasi più significative della campagna, utilizzata anche per rispondere alle critiche dei repubblicani sulla sua presunta mancanza di mascolinità.
“I veri uomini sono al servizio degli altri, gli uomini deboli di se stessi”, ha affermato Talarico, spiegando che il padre gli ha insegnato a rispettare gli impegni verso la famiglia e i vicini e a compiere le scelte giuste anche quando nessuno sta guardando. Un messaggio che ha trasformato la storia dell’uomo che gli ha dato il cognome italiano in una risposta politica alla retorica dei suoi avversari.
Le radici italiane della famiglia adottiva sarebbero riconducibili anche alla Calabria. Secondo una ricostruzione genealogica pubblicata da LameziaTerme.it, gli antenati di Mark Talarico provenivano da Carpanzano, piccolo comune della provincia di Cosenza. Giuseppe Talarico e Maria Carmela Cristiano emigrarono negli Stati Uniti nel 1911, stabilendosi a Chicago. Dalla loro famiglia sarebbe poi nato Arthur George Talarico, padre di Mark. Si tratta dunque di origini italiane trasmesse a James attraverso l’adozione, non di una discendenza biologica.
L’origine del cognome calabrese
Il cognome Talarico deriva dall’aferesi (caduta della sillaba iniziale) del nome medievale di origine ostrogota Atalarico e rimanda alla Calabria. Sotto il regno degli Ostrogoti, la Calabria visse un periodo di particolare prosperità e fioritura economica, che favorì la diffusione di nomi propri di origine germanica/ostrogota tra la popolazione locale.
Oggi risulta diffuso nella valle del Crati nei Comuni di Lattarico, San Marco Argentano, Cervicati, Mongrassano, Torano Castello, Bisignano, Montalto Uffugo, nella valle del Savuto nei Comuni di Scigliano Rogliano, Pedivigliano, Colosimi, Soveria Mannelli, Carlopoli, Cicala; nella provincia di Catanzaro nei Comuni di Catanzaro, Tiriolo, Marcellinara, Settingiano, Soverato, Borgia, Sellia Marina ,con presenze più recenti nel Crotonese a Crotone, Cutro, Isola di Capo Rizzuto Strongoli.
Dal seminario alla politica: fede, amore e solidarietà per conquistare il Texas
Texano di ottava generazione, ex insegnante di scuola media e studente di teologia in un seminario presbiteriano, Talarico ha costruito la propria identità politica attorno a valori spesso associati all’elettorato conservatore: famiglia, religione, responsabilità individuale e amore per il prossimo.
Il suo messaggio ha cercato di superare la contrapposizione tradizionale tra democratici e repubblicani, proponendo una coalizione aperta anche agli indipendenti e agli elettori conservatori delusi. Una strategia che negli Stati Uniti viene definita big tent, una grande tenda capace di accogliere sensibilità politiche differenti.
“In queste elezioni non c’entra il partito democratico o il partito repubblicano, è una cosa più grande, queste elezioni devono puntare alla visione di quello che il nostro stato può essere”, aveva dichiarato durante uno degli ultimi comizi.
Al centro del suo programma, la lotta al costo della vita, l’accesso all’assistenza sanitaria, la questione abitativa e il contrasto all’influenza dei grandi finanziatori sulla politica. Un messaggio che ha trovato ascolto anche tra elettori repubblicani preoccupati per i prezzi della benzina, l’economia e l’espansione dei data center destinati all’intelligenza artificiale.
La sconfitta di Ken Paxton e il sostegno arrivato persino dalla famiglia Bush
La vittoria di Talarico assume un significato ancora più importante considerando il profilo del suo avversario. Ken Paxton, procuratore generale del Texas e figura di primo piano dell’ala conservatrice repubblicana, aveva conquistato la candidatura dopo aver sconfitto alle primarie il senatore uscente John Cornyn, grazie anche al sostegno di Donald Trump.
Paxton arrivava tuttavia alle elezioni con un passato segnato da numerose controversie giudiziarie e politiche. Nel 2023 era stato sottoposto a impeachment dalla Camera statale, controllata dai repubblicani, per poi essere assolto dal Senato texano. La sua candidatura aveva provocato perplessità anche all’interno dello stesso Partito Repubblicano.
Emblematico il caso di Neil Bush, fratello dell’ex presidente George W. Bush, che aveva annunciato pubblicamente di aver votato per Talarico, esprimendo preoccupazione per la condotta di Paxton e apprezzamento per i principi del candidato democratico.
Un sostegno simbolicamente significativo in uno Stato dove la famiglia Bush ha rappresentato per decenni uno dei principali punti di riferimento del conservatorismo americano.
La notte della vittoria: “Il popolo del Texas è stato la mia fionda, abbiamo sconfitto Golia”
Davanti ai sostenitori riuniti ad Austin, Talarico ha celebrato il successo richiamando proprio i temi che avevano caratterizzato la sua campagna elettorale: l’unità, la partecipazione popolare e la convinzione di poter superare le divisioni politiche. “Abbiamo appena riconquistato il Texas”, ha esordito nel suo discorso. “Abbiamo appena dimostrato che una politica di divisione non può competere con una politica dell’amore. Abbiamo appena provato che tutti i soldi del mondo non possono competere con il popolo del Texas”, ha aggiunto.
Il riferimento è anche alle enormi risorse economiche investite nella competizione elettorale, una delle più costose nella storia dello Stato. Talarico ha quindi utilizzato la celebre immagine biblica di Davide contro Golia per raccontare la propria impresa.
“Abbiamo appena mandato un messaggio a ogni megadonatore miliardario, a ogni megadonatore con migliaia di miliardi, a ogni difensore corrotto di questo sistema politico fallimentare: in questo Stato, in questo Paese, il potere appartiene al popolo – ha proseguito Talarico – Il popolo del Texas è stato la mia fionda e stasera abbiamo sconfitto Golia”.
Talarico sorprende anche Trump: “pronto a collaborare per realizzare le promesse del Maga”
Un altro elemento distintivo del nuovo senatore è la disponibilità dichiarata a collaborare con Donald Trump. Prima delle elezioni, durante un’intervista al podcast The Diary of a CEO, Talarico aveva proposto una possibile convergenza bipartisan su alcuni degli obiettivi promessi dal movimento Maga.
“Mi piacerebbe, come prossimo senatore degli Stati Uniti per il Texas, lavorare con Donald Trump per realizzare concretamente alcune delle promesse del suo progetto politico”, aveva affermato.
“La promessa del Maga era che avremmo trasformato questo governo affinché lavorasse per le persone lasciate indietro, per quelle dimenticate in questo Paese, e c’è ancora tempo per farlo”, aveva spiegato.
Il democratico aveva manifestato disponibilità a collaborare con la Casa Bianca per ampliare l’accesso all’assistenza sanitaria, “costruire milioni di nuove case” e “tagliare la burocrazia”, auspicando che le elezioni di metà mandato rappresentassero “un campanello d’allarme” per il presidente.
Una posizione che non cancella le profonde differenze politiche con Trump, ma che testimonia il tentativo di Talarico di rivolgersi a un elettorato più ampio rispetto alla base tradizionale democratica.

