Elezioni Israele, Netanyahu lancia l’allarme sul nuovo governo: “sinistra e arabi ci smantelleranno dall’interno”

Il premier israeliano rompe il silenzio dopo le elezioni e chiede un ampio governo nazionale guidato dal Likud. Nel mirino la possibile coalizione di Gadi Eisenkot con il sostegno dei partiti arabi

Benjamin Netanyahu non intende rinunciare alla guida di Israele e lancia un duro avvertimento contro la possibilità che il prossimo governo venga formato dalle opposizioni con il sostegno dei partiti arabi. Nella sua prima dichiarazione video dopo le elezioni legislative, riportata da Ynet, il premier ha invocato la formazione di un ampio governo nazionale presieduto da lui stesso e guidato dal Likud, sostenendo che un eventuale esecutivo di sinistra dipendente dalle formazioni arabe “ci smantellerà dall’interno”.

Le parole arrivano mentre proseguono le consultazioni per la formazione del nuovo governo israeliano, con Gadi Eisenkot, leader di Yashar!, impegnato a costruire una maggioranza alternativa a quella del premier uscente. Il sostegno dei partiti arabi potrebbe risultare determinante per il futuro politico del Paese.

Netanyahu contro l’ipotesi di un governo Eisenkot sostenuto dai partiti arabi

Nel suo intervento, Netanyahu ha rivolto accuse particolarmente pesanti alle formazioni arabe che potrebbero contribuire alla nascita di un esecutivo alternativo, definendole “partiti di sostenitori del terrorismo”. Secondo il primo ministro, un governo dipendente dal loro sostegno rischierebbe di compromettere la sicurezza nazionale, soprattutto in una fase caratterizzata da forti tensioni in Medio Oriente.

Netanyahu ha infatti sostenuto che un simile esecutivo “non potrà affrontare la sfida dell’Islam radicale che ci minaccia dall’interno e dall’esterno”, richiamando esplicitamente anche l’Iran e i suoi alleati regionali.

Israele, la battaglia per il governo e il nodo della maggioranza alla Knesset

La presa di posizione di Netanyahu si inserisce in una fase particolarmente delicata per la politica israeliana. Il Likud rimane il primo partito, ma il blocco del premier non dispone da solo dei 61 seggi necessari per controllare la Knesset, il Parlamento composto da 120 deputati.

Anche il fronte alternativo guidato da Eisenkot deve trovare nuovi sostegni per raggiungere la maggioranza. Proprio il possibile ruolo decisivo delle formazioni arabe è diventato uno dei principali terreni di scontro tra i due schieramenti.

Netanyahu continua quindi a proporre un governo nazionale di ampia coalizione sotto la propria leadership, presentandolo come la soluzione necessaria per garantire stabilità e sicurezza a Israele in un contesto internazionale segnato dal confronto con l’Iran.

La partita resta aperta: sarà il presidente Isaac Herzog, al termine delle consultazioni, a individuare il parlamentare con le maggiori possibilità di formare un esecutivo. Intanto, lo scontro politico tra Netanyahu e le opposizioni si concentra sempre più sulla sicurezza nazionale e sul ruolo che i partiti arabi potranno avere nel futuro governo israeliano.