Via libera dell’UE ai parametri per le quote di emissioni alle industrie, stoccata di Nesci al PD: “eliminate le ambiguità”

Il Parlamento europeo approva con 474 voti favorevoli la revisione dei parametri per le quote gratuite alle industrie. L'eurodeputato calabrese di Fratelli d'Italia: "La transizione ambientale non deve compromettere la nostra base produttiva". Appello al PD per sostenere anche le prossime modifiche

Il Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo, con 474 voti favorevoli, la propria posizione sulla revisione dei parametri utilizzati per l’assegnazione gratuita delle quote di emissione alle industrie nell’ambito del sistema ETS. La proposta punta a rendere disponibili quasi 100 milioni di quote aggiuntive nel periodo 2026-2030, con l’obiettivo di attenuare gli effetti economici delle attuali regole su alcuni settori produttivi ad alta intensità energetica. Il testo non è ancora definitivo e dovrà essere negoziato con il Consiglio dell’Unione europea. A commentare il risultato è Denis Nesci, europarlamentare calabrese di Fratelli d’Italia e del gruppo ECR, che considera il voto un primo passo verso una maggiore tutela delle imprese europee, ma ribadisce la necessità di intervenire in maniera più incisiva sull’intero sistema di scambio delle quote di emissione, soprattutto alla luce delle difficoltà legate ai costi energetici.

“Il voto del Parlamento europeo sulla revisione dei parametri ETS è un primo risultato nella direzione di una maggiore tutela delle imprese e della competitività industriale. Fratelli d’Italia e il gruppo ECR hanno sostenuto questo intervento, ma la battaglia non si esaurisce qui: occorre una revisione profonda di un sistema che, soprattutto nell’attuale crisi energetica, rischia di imporre costi sempre più difficili da sostenere alle nostre aziende”. È questa la posizione espressa da Nesci, che richiama l’attenzione sulle conseguenze delle politiche europee per il sistema produttivo italiano e, in particolare, per le realtà economiche del Mezzogiorno. Secondo l’eurodeputato, il tema non riguarda soltanto i grandi comparti industriali europei, ma investe direttamente anche le imprese calabresi, già chiamate a confrontarsi con difficoltà infrastrutturali ed economiche che possono incidere sulla loro capacità di competere, investire e generare nuovi posti di lavoro.

Le ricadute sulla Calabria e sulle imprese del Mezzogiorno

Nel commentare il voto di Strasburgo, Nesci pone l’accento sulle possibili ripercussioni dei costi energetici e produttivi sull’economia regionale, sottolineando come le decisioni assunte dalle istituzioni europee possano incidere anche sulle prospettive di sviluppo della Calabria. “Per la Calabria non è una discussione lontana, riservata agli uffici di Bruxelles. Quando aumentano i costi dell’energia e della produzione, le conseguenze riguardano anche le nostre imprese, le filiere manifatturiere, la capacità di investire e di creare occupazione. In una regione che deve ancora superare importanti divari infrastrutturali ed economici, non possiamo permetterci che le politiche europee diventino un ulteriore fattore di svantaggio competitivo”, sottolinea l’europarlamentare. La questione della competitività industriale viene dunque collegata alla necessità di evitare ulteriori aggravi economici per le aziende, in un contesto nel quale il costo dell’energia rappresenta uno degli elementi centrali del confronto sulle politiche ambientali e industriali dell’Unione europea.

Nesci al PD: “Servono scelte coerenti anche nei prossimi passaggi”

L’eurodeputato interviene anche sul piano politico, richiamando le differenti posizioni assunte negli ultimi anni dai gruppi parlamentari europei rispetto al sistema ETS. In particolare, Nesci evidenzia il sostegno espresso dal Partito Democratico alla revisione appena approvata, mettendolo a confronto con le scelte compiute nel 2023 in occasione della riforma del sistema delle emissioni. “Fa piacere che anche il Partito Democratico abbia sostenuto questo intervento. Ma sarebbe opportuno ricordare che nel 2023 i Socialisti e Democratici europei votarono a larghissima maggioranza a favore della riforma dell’ETS, mentre i Conservatori e Riformisti espressero una posizione prevalentemente contraria. Oggi gli stessi ambienti politici riconoscono la necessità di alleggerire i costi per le industrie. È legittimo cambiare valutazione, ma servono scelte coerenti anche nei prossimi passaggi”. Il rappresentante di Fratelli d’Italia sollecita quindi una continuità nelle decisioni europee, sostenendo che l’intervento sui parametri per l’assegnazione gratuita delle quote debba essere seguito da ulteriori modifiche al quadro normativo.

La richiesta di sospendere l’ETS e congelare il nuovo ETS2

La posizione sostenuta da Nesci non si limita alla revisione dei parametri approvata dal Parlamento europeo, ma comprende una richiesta di intervento più ampia sul sistema ETS e sul nuovo ETS2. L’europarlamentare ribadisce la linea di Fratelli d’Italia, richiamando anche l’azione del Governo Meloni nel confronto con le istituzioni europee. “La posizione di Fratelli d’Italia è chiara: chiediamo una revisione strutturale dell’ETS, la sua sospensione durante l’attuale emergenza energetica e il congelamento del nuovo ETS2. È una linea che il Governo Meloni sta sostenendo anche nel confronto europeo e per la quale proprio in questi giorni stiamo combattendo perché è fondamentale evitare nuovi costi alle aziende. La transizione ambientale deve essere accompagnata da tecnologie disponibili, tempi sostenibili e strumenti adeguati per le imprese, senza compromettere la nostra base produttiva”. Per Nesci, dunque, gli obiettivi della transizione ambientale devono essere accompagnati da condizioni economiche e tecnologiche che consentano al sistema industriale di affrontare i cambiamenti senza subire ulteriori penalizzazioni sul piano produttivo e occupazionale.

In conclusione, l’europarlamentare calabrese torna a rivolgersi al Partito Democratico, chiedendo che il sostegno alla revisione dei parametri ETS si traduca anche in un orientamento favorevole alle successive modifiche del sistema europeo. “Al PD chiediamo – conclude Nesci – di eliminate le ambiguità e di sostenere dunque anche le prossime revisioni, senza fermarsi a un singolo voto. Per la Calabria, come per l’intero Mezzogiorno, la competitività delle imprese e la tutela dell’occupazione sono questioni concrete, che richiedono continuità nelle decisioni europee e nessun tentennamento”, conclude Nesci. Il voto di Strasburgo apre ora la fase negoziale con il Consiglio dell’Unione europea, dalla quale dipenderà la definizione delle nuove disposizioni sui parametri per l’assegnazione gratuita delle quote di emissione nel periodo 2026-2030.