Scontri a Milano, la Procura su Youssef Siher: “una dichiarazione di guerra continua per terrorizzare la popolazione”

I magistrati milanesi chiedono la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere per il trentenne accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo

“Una dichiarazione di guerra continua, finalizzata a incutere paura nella popolazione e a destabilizzare la normale vita civile”. È la valutazione espressa dalla Procura della Repubblica di Milano sui messaggi diffusi online da Youssef Siher, il ricercatore trentenne fermato nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre nell’ambito dell’inchiesta sui canali social del “Movimento 17 ottobre”, nato dopo i disordini verificatisi nel centro del capoluogo lombardo. Il passaggio emerge dalla richiesta di convalida del fermo e di applicazione della custodia cautelare in carcere, presentata dalla pubblico ministero Francesca Crupi, del dipartimento antiterrorismo, insieme al procuratore Marcello Viola. Secondo l’impostazione accusatoria, i contenuti pubblicati online non avrebbero avuto soltanto una funzione di comunicazione o mobilitazione, ma sarebbero stati idonei ad alimentare un clima di tensione e di intimidazione nei confronti della collettività. Si tratta di valutazioni formulate dagli inquirenti, che dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria.

La Procura di Milano: “messaggi per incutere un profondo timore nella popolazione”

Nella richiesta presentata dai magistrati milanesi viene attribuito un significato particolarmente rilevante ai messaggi pubblicati e diffusi attraverso i canali social riconducibili a Siher. Secondo quanto riportato nell’atto della Procura, i messaggi “sarebbero stati una dichiarazione di ‘guerra’ continua deliberatamente volta – e sicuramente idonea – a incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinario corso della vita civile”. La formulazione utilizzata dagli inquirenti mette al centro il possibile effetto intimidatorio delle comunicazioni online e il loro rapporto con l’organizzazione delle manifestazioni pubbliche. Per la Procura, il contenuto e le modalità di diffusione dei messaggi devono essere valutati anche alla luce della loro capacità di raggiungere un numero elevato di persone e di favorire ulteriori iniziative potenzialmente violente.

Chi è Youssef Siher e cosa contesta la Procura

Youssef Siher, 30 anni, è un ricercatore ritenuto dagli investigatori l’amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre, nato dopo i disordini avvenuti a Milano. Nei suoi confronti viene contestata l’ipotesi di istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo e della violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. L’indagine riguarda in particolare l’utilizzo delle piattaforme digitali per la diffusione di comunicazioni e indicazioni rivolte ai partecipanti alle iniziative di piazza. Gli investigatori hanno esaminato il ruolo attribuito al trentenne nell’amministrazione dei canali e nella circolazione dei messaggi, nell’ambito degli accertamenti avviati dopo gli episodi di tensione e gli scontri verificatisi nel capoluogo lombardo.

Il Movimento 17 ottobre e i messaggi diffusi sui social

Uno degli elementi principali dell’inchiesta riguarda l’attività del Movimento 17 ottobre, attraverso canali social utilizzati per comunicazioni relative alle manifestazioni. Secondo la ricostruzione contenuta nella richiesta della Procura, Siher avrebbe dimostrato particolari capacità nell’utilizzo degli strumenti informatici e nell’organizzazione della comunicazione online. Gli inquirenti ritengono che tali competenze potessero essere impiegate per sviluppare una strategia di mobilitazione attraverso messaggi capaci di richiamare numerose persone nelle piazze.

La Procura ha inoltre evidenziato il possibile significato delle indicazioni relative ai luoghi di concentramento dei manifestanti, che sarebbero stati individuati anche in funzione della possibilità di ostacolare i controlli delle forze dell’ordine. Questi elementi vengono richiamati dai magistrati per sostenere la richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere.

La richiesta di custodia cautelare: pericolo di fuga e rischio di reiterazione

Oltre alla valutazione dei messaggi online, la Procura di Milano ha indicato le ragioni per le quali ritiene necessaria la custodia cautelare in carcere. Nella richiesta vengono richiamati il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato, sulla base degli elementi raccolti durante l’attività investigativa. Secondo gli inquirenti, la conoscenza degli strumenti informatici e la capacità di organizzare comunicazioni rivolte a un numero elevato di persone rappresenterebbero aspetti da considerare nella valutazione delle esigenze cautelari. La Procura ritiene inoltre che Siher potesse utilizzare queste competenze per sviluppare ulteriori iniziative di mobilitazione, motivo per il quale ha chiesto l’applicazione della misura più restrittiva.

Milano, interrogatorio di convalida fissato per il 27 ottobre

La decisione sulla richiesta della Procura spetta al giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni, chiamata a valutare la convalida del fermo e l’eventuale applicazione della custodia cautelare. L’interrogatorio di Youssef Siher è previsto per martedì 27 ottobre alle ore 9:30 nel carcere milanese di San Vittore. Il trentenne è assistito dall’avvocata Yasmina Abu Sharar. Nel corso dell’udienza saranno affrontati gli elementi alla base del fermo e della richiesta cautelare, con la possibilità per la difesa di intervenire sulle contestazioni formulate dagli inquirenti. Il giudice dovrà quindi pronunciarsi sui presupposti del fermo e sulla sussistenza delle esigenze cautelari indicate dai magistrati.