La polemica sui ricorsi elettorali di Messina si sposta sul terreno dello scontro istituzionale. Dopo le accuse formulate dal consigliere comunale Marcello Scurria nel corso di una conferenza stampa, l’Amministrazione comunale di Messina interviene con una lunga replica nella quale respinge la ricostruzione secondo cui il Comune avrebbe impiegato risorse pubbliche per tutelare interessi personali del sindaco Federico Basile e dei componenti della Giunta. Il nodo riguarda la decisione del Comune di costituirsi nei giudizi davanti al Tar di Catania relativi alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026. Quei ricorsi contestano, tra gli altri aspetti, l’ammissione delle liste che hanno sostenuto Basile e saranno discussi nell’udienza fissata per il 20 ottobre. Secondo l’Amministrazione, la costituzione in giudizio non sarebbe stata decisa per proteggere la posizione personale degli amministratori, ma per difendere la posizione processuale del Comune, la legittimità degli atti elettorali e l’assetto istituzionale derivante dal voto.
La replica del Comune a Scurria
L’Amministrazione apre la propria nota con una smentita netta delle contestazioni formulate dal consigliere. “Sono prive di fondamento e riconducibili a una personale interpretazione dei fatti le affermazioni rese dal consigliere comunale Marcello Scurria nel corso della conferenza stampa tenuta nella giornata odierna”. Secondo Palazzo Zanca, la tesi secondo cui il Comune non avrebbe dovuto costituirsi nel giudizio e avrebbe invece deciso di farlo per tutelare il sindaco e gli assessori non troverebbe riscontro nella natura della deliberazione adottata.“Secondo quanto dichiarato dal consigliere, il Comune, quale parte processuale chiamata in causa dai ricorrenti, non avrebbe dovuto costituirsi nel giudizio elettorale e la decisione della Giunta sarebbe stata assunta a tutela delle posizioni personali del Sindaco e dei componenti della Giunta, con conseguente asserito conflitto di interessi e illegittimo impiego di risorse pubbliche. Si tratta di una ricostruzione che non trova riscontro nella natura e nella finalità della deliberazione adottata”, evidenzia la nota.
Ricorsi elettorali a Messina, il Comune rivendica un interesse istituzionale
Il punto centrale della replica riguarda la natura dell’interesse tutelato. “La deliberazione contestata trae origine da un ricorso elettorale con il quale viene chiesto l’annullamento della proclamazione del Sindaco eletto e degli atti di ammissione delle liste collegate, con conseguenze potenzialmente estese all’intero risultato delle elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026.” Secondo l’Amministrazione, proprio la portata del ricorso giustificherebbe la costituzione del Comune: “in tale contesto, la costituzione in giudizio del Comune non costituisce una scelta discrezionale dettata da valutazioni di carattere politico o da esigenze di tutela personale degli amministratori, ma è funzionale alla tutela dell’interesse istituzionale dell’Ente, chiamato a difendere la regolarità del procedimento elettorale e la legittimità degli atti dai quali discende l’attuale assetto degli organi comunali”.
“Il Comune tutela la propria posizione processuale”
Palazzo Zanca insiste anche sul fatto che la propria costituzione abbia avuto una funzione difensiva rispetto agli effetti del ricorso. “Il Comune ha curato la propria costituzione nel giudizio al fine di sostenere la legittimità dell’attività svolta nell’ambito del procedimento elettorale, senza proporre, per quanto risulta dagli atti, autonome contestazioni nei confronti dei ricorrenti. Nel caso di specie, la deliberazione della Giunta ha ad oggetto la costituzione del Comune nel giudizio elettorale e la tutela della posizione processuale dell’Ente rispetto a una domanda giudiziale diretta ad incidere sulla validità degli atti elettorali e, conseguentemente, sull’assetto istituzionale del Comune”, sottolinea la nota. “È proprio questo il punto che non può essere confuso: l’interesse del Comune alla tutela della propria posizione processuale e della legittimità degli atti amministrativi ed elettorali che lo riguardano non coincide con l’interesse personale dei singoli amministratori alla conservazione della propria carica”, sostiene la nota.
Il nodo degli effetti sul sindaco e sulla Giunta
Il Comune riconosce che un eventuale accoglimento del ricorso potrebbe produrre effetti anche sulle posizioni degli eletti, ma sostiene che questo non sia sufficiente a trasformare la costituzione dell’Ente in una difesa personale. “Nel giudizio in questione, infatti, il Comune è direttamente coinvolto dagli effetti che potrebbero derivare dall’accoglimento del ricorso. L’eventuale annullamento della proclamazione degli eletti e degli atti presupposti inciderebbe sull’assetto istituzionale dell’Ente e sulla continuità dell’azione amministrativa”. Da qui la conclusione dell’Amministrazione:
“La costituzione in giudizio è pertanto volta alla tutela dell’interesse dell’Ente nella sua interezza e alla difesa della legittimità dell’attività posta in essere nell’ambito del procedimento elettorale, e non alla tutela di posizioni individuali del Sindaco o dei singoli componenti della Giunta”, evidenzia la nota.
Conflitto di interessi, la posizione di Palazzo Zanca
Uno dei punti più delicati della polemica riguarda il presunto conflitto di interessi.
Scurria e Capurro avevano evidenziato che Basile risultava assente durante l’esame delle due delibere contestate. L’Amministrazione, nella replica, sostiene che la sola possibilità di conseguenze indirette sulla posizione degli amministratori non sia sufficiente a configurare automaticamente un conflitto. “Ne consegue che non può essere automaticamente configurato un conflitto di interessi per il solo fatto che l’esito del giudizio possa produrre, anche indirettamente, conseguenze sulla posizione degli amministratori attualmente in carica”. La nota richiama quindi il principio generale sull’obbligo di astensione: “la normativa sull’obbligo di astensione impone agli amministratori locali di astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di deliberazioni riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado”.
“Interesse dell’Ente e interesse personale sono distinti”
La replica entra poi nel merito della distinzione giuridica tra le diverse posizioni: “la questione, pertanto, non può essere risolta attraverso la mera sovrapposizione tra l’interesse istituzionale dell’Ente e gli eventuali riflessi personali che una determinata decisione può produrre sui suoi amministratori. Nel giudizio elettorale esistono posizioni giuridiche distinte: quella individuale dell’eletto e quella dell’Ente. La mera circostanza che la difesa del Comune possa indirettamente favorire gli amministratori non dimostra, come asserisce Scurria, che la delibera sia stata adottata nel loro interesse personale”, rimarca la nota.
Secondo l’Amministrazione, dunque, l’eventuale beneficio per il sindaco o per gli assessori sarebbe soltanto una conseguenza indiretta della difesa dell’Ente: “nel caso concreto, la deliberazione non è diretta a tutelare un interesse personale del Sindaco o dei componenti della Giunta, ma la posizione processuale del Comune e la legittimità degli atti amministrativi ed elettorali dei quali l’Ente è partecipe e sui quali potrebbero prodursi gli effetti della decisione giudiziaria”.
La questione della procura alle liti firmata dal sindaco
Altro tema sollevato dall’opposizione riguarda la procura alle liti sottoscritta da Basile prima della delibera di Giunta. La circostanza era stata indicata da Scurria e Capurro come uno degli elementi più critici della vicenda. Palazzo Zanca respinge anche questa lettura: “anche l’ulteriore rilievo relativo alla sottoscrizione della procura alle liti da parte del Sindaco appare confondere piani giuridici distinti”. Secondo il Comune, occorrerebbe distinguere tra l’atto politico-amministrativo che autorizza la costituzione in giudizio e l’atto processuale con cui viene conferito il mandato al difensore. “Nel sistema degli enti locali, infatti, occorre distinguere l’atto con il quale l’organo competente autorizza la lite dalla successiva procura alle liti conferita al difensore per la rappresentanza processuale dell’Ente”.
Il richiamo allo Statuto del Comune di Messina
La nota richiama esplicitamente anche lo Statuto comunale che stabilisce che “la Giunta delibera sulle liti attive e passive e sulle transazioni”. L’Amministrazione prosegue spiegando la differenza tra i due atti: “la deliberazione della Giunta costituisce dunque l’atto attraverso il quale l’Ente assume la decisione relativa alla lite, mentre la procura alle liti è l’atto processuale con il quale viene conferito al difensore il potere di rappresentare il Comune nel giudizio”. Secondo Palazzo Zanca, pertanto, i due atti non sarebbero sovrapponibili: “si tratta di atti distinti, aventi natura e funzione differenti, che non possono essere utilizzati per sostenere, senza ulteriori elementi, l’esistenza di un conflitto di interessi”.
Basile non ha partecipato alla decisione della Giunta
Il Comune affronta poi direttamente il tema della presenza del sindaco nella seduta. “Bisogna distinguere il potere di rappresentanza processuale dell’ente dalla decisione sostanziale di costituirsi in giudizio rispetto alla quale il Sindaco, per massima trasparenza, non ha partecipato”. L’Amministrazione rivendica quindi l’assenza di Basile dalla decisione collegiale come scelta di trasparenza, mentre l’opposizione aveva contestato proprio le modalità di quell’allontanamento.
Il Comune: “la legittimità sarà valutata nelle sedi competenti”
La nota riconosce infine che la correttezza degli atti potrà essere sottoposta al vaglio delle autorità competenti. “La legittimità della deliberazione della Giunta, così come la correttezza della costituzione in giudizio del Comune, sarà naturalmente valutabile nelle sedi competenti, come ha richiesto il consigliere Scurria, sulla base degli atti e delle norme applicabili”. L’Amministrazione contesta però il modo in cui la vicenda è stata rappresentata pubblicamente. “Una cosa, però, è sottoporre alla Procura della Repubblica fatti che si ritengono meritevoli di verifica; altra cosa è presentarne pubblicamente l’interpretazione come se l’illegittimità della condotta degli amministratori fosse già stata accertata.”
Palazzo Zanca chiude la propria replica ribadendo la linea dell’Amministrazione: “l’Amministrazione continuerà a tutelare nelle sedi istituzionali e giudiziarie l’interesse del Comune, nel rispetto della legge e nell’esclusivo perseguimento dell’interesse dell’Ente”. La partita resta quindi aperta, con due ricostruzioni contrapposte: quella dell’opposizione, che contesta l’utilizzo di risorse comunali e ipotizza un conflitto di interessi, e quella dell’Amministrazione, che rivendica la natura esclusivamente istituzionale della costituzione in giudizio. Saranno le sedi competenti a valutare la legittimità degli atti, mentre sul piano politico lo scontro attorno alle elezioni di Messina continua a salire di tono.
