E ancora l’Energia, per il progresso di un mondo in sofferenza

Dalla 58ª Giornata del Credito una riflessione sulle sfide energetiche dell’Italia, tra transizione ecologica, nucleare, investimenti e ostacoli burocratici. Il ruolo della finanza, le prospettive per i giovani e un appello alla politica per garantire sviluppo, stabilità e coesione sociale

In un mio scritto di qualche settimana fa, apparso su StrettoWeb, dal titolo “Energia per il presente e per il futuro del Paese” anticipavo che avrei ripreso il tema, dando conto di un convegno, la 58° Giornata del Credito del 7 ottobre us, che approfondiva tale argomento, con un titolo “Energia Sostenibile, leva e sostegno della competitività: ruolo del sistema finanziario”. Il dibattito si è sviluppato attraverso una Tavola Rotonda articolata due sezioni “Energia e Finanza” e “Energia e Sostenibilità”, ruotate attorno alla Relazione di Base, sviluppata dal Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell’IVASS Paolo Angelini. Egli ha toccato punti che sono andati dall’avanzamento della transizione energetica, come passaggio chiave per economie fortemente dipendenti dall’importazione di fonti fossili come la nostra, alla crescita delle fonti di energia rinnovabile, che continua ad essere frenata da vincoli amministrativi, tra cui spiccano le complessità delle procedure di autorizzative e le problematiche tecniche di allaccio alla rete.

Il sistema finanziario deve accompagnare la transizione, non guidarla. In effetti il compito delle banche e degli intermediari è selezionare i progetti alidi, valutare correttamente rischi ed opportunità e fornire le risorse necessarie. Particolare attenzione va riservata alle PMI che mostrano una crescente propensione a investire nell’efficienza energetica, ma incontrano maggiori difficoltà nell’accesso ai finanziamenti rispetto alle imprese più grandi. Alle banche è pertanto chiesto un ruolo più ampio: non solo credito, ma anche consulenza, strutturazione finanziaria delle risorse, con la possibilità di collaborare con i fornitori di energia per sostenere gli investimenti necessari. La conclusione della relazione di Angelini può essere raccolta nell’incontro, sempre più stretto, tra finanza, competitività del sistema, energia tradizionale e green.

Da parte mia cerco di compendiare gli estremi della Tavola Rotonda, animata da autorevoli protagonisti dell’Industria, della Finanza, dell’Accademia, raccogliendoli in due passaggi.

Il primo che i nostri governanti debbano negoziare al meglio e fissare, attraverso accordi di fornitura, anche in pool con altri Stati, il maggior flusso di fonti energivore che sia possibile individuare. Questo nel breve periodo. Nel medio-lungo periodo promuovere una strategia che limiti la nostra dipendenza dal mondo esterno, individuando, in particolare per il gas, soluzioni endogene, arricchendo le estrazioni nel rispetto dell’ambiente e promuovendo, affrancati da fuorvianti e pericolose ideologie, il discorso del nucleare dove, negli anni 60, primeggiavamo nel mondo. In quest’area esiste qualche segnale incoraggiante. Nel Centro di Ricerca Enea di Brasimone (BO) è entrato, di recente, nella fase decisiva il nuovo nucleare, di 4° generazione, raffreddata a piombo. Si ipotizza che esso sarà completato e pronto all’avvio operativo entro il 30 dicembre di quest’anno. In tal modo, e nel tempo che occorre per la realizzazione degli impianti, avremo il nucleare di ultima generazione, pulito e in sicurezza.

L’energia è la principale infrastruttura per ogni Paese che abbia aspirazioni di crescita. La conclusione è unica: bisogna sbloccare i numerosi progetti che già esistono, in vari settori di cui abbiamo capacità tecnologica per la realizzazione. L’incubo della burocrazia frenante è sempre dietro la porta. Occorre un sistema di governance decisionale, amministrativa e burocratica, incardinato su un nuovo equilibrio di rapporti tra Governo centrale e locale (Regioni, Province, Comuni) anche a costo di rivedere il Titolo 5° della Costituzione.

La sfida che si sta sviluppando a livello globale è climatica, tecnologica, demografica, valutaria. Questi aspetti, ciascuno con un proprio percorso, convergono, in un modo o nell’altro, sull’energia. Per le conseguenze che ne derivano, toccando lo sviluppo e il costo della vita, le prospettive di formazione e di lavoro per i giovani, influenzano, unitamente ad altri fattori, come guerre guerreggiate e ibride, le parti più deboli e vulnerabili della società. Di ciò abbiamo testimonianza nei preoccupanti e disastrosi tumulti di questi giorni che toccano ormai tutta l’Europa ed oltre, come l’Albania generando ferite profonde che è difficile rimarginare.

Noi, persone di una certa età e lavoratori, che hanno creato il mondo di oggi, dando benessere ai tanto “vezzeggiati” giovani, non possiamo non rammaricarci, sicuramente ingiustamente, ma in maniera naturalmente comprensibile, delle fatiche e rinunce a volte fatte nel corso della nostra vita. La delusione di vedere, in prevalenza minorenni, scatenati a distruggere tutto, coperti da tute nere (ma chi paga, quando questi sbarbatelli non hanno probabilmente nemmeno la paghetta?) e montati attraverso TikTok, non può non scatenare una forte reazione emotiva da parte delle persone per bene e dei genitori che si interrogano sul loro ruolo e responsabilità. Dobbiamo sperare che le Autorità riescano a bloccare questi pericolosi e assurdi movimenti, guidati da cattivi maestri, in patria e fuori, anche, e soprattutto, nell’interesse, e ci risiamo con la generosità, delle future generazioni.

Con la rabbia, vengono assurde idee, come la schedatura di questi ragazzini affinché, quando avranno la maturità e l’età di comprendere e cioè dopo gli studi, patiscano la giusta difficoltà a collocarsi in un mondo, civile e produttivo, che hanno cercato, incautamente e da incoscienti vittime di forze perverse, di distruggere. E, per cortesia, non scarichiamo le colpe sulla società che non li ha educati e tutelati! Cari giovani, alla fine e malgrado la delusione, e da professore con numerosi anni di insegnamento universitario, vi voglio bene e conto, per quel che può significare, sul buon senso e sul vostro ravvedimento. La classe politica deve fare la sua parte e partecipare a questo movimento, compatta e non continuando a lacerarsi per qualche “voto in più”. I cittadini contano su di voi!