Due tragedie ferroviarie in 9 mesi, il ministro condannato e quello che scherza in tv: il mito di Pedro Sanchez che deraglia

Da Adamuz a Toledo, due tragedie in 9 mesi nel Paese "con una delle migliori ferrovie al mondo". Scandali e arresti nel ministero dei Trasporti, blackout, problema casa e migranti. Ma la Spagna di Sanchez è davvero il mito che insegue la sinistra italiana?

La Spagna è nuovamente sconvolta da una catastrofe ferroviaria. Questa mattina, mercoledì 28 ottobre, due treni ad alta velocità si sono scontrati nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo, sulla linea Madrid-Siviglia. Il bilancio provvisorio, aggiornato al pomeriggio dalla televisione pubblica RTVE, è di almeno 68 morti e 53 feriti ricoverati in ospedale, 15 dei quali in gravi condizioni. Numeri che potrebbero ancora aumentare.

Alle 8:53 un AVE di Renfe ha tamponato un treno Iryo fermo sui binari. L’impatto ha provocato il deragliamento di diversi vagoni, precipitati lungo la scarpata ferroviaria. Le prime ricostruzioni indicano un guasto al sistema automatico di sicurezza LZB, seguito da un’autorizzazione alla ripresa della circolazione che, secondo quanto riferito dallo stesso Ministero dei Trasporti, non avrebbe rispettato le procedure previste. L’AVE avrebbe ripreso velocità fino a circa 200 chilometri orari prima della collisione.

Le responsabilità individuali devono ancora essere accertate. Ma il quadro preliminare solleva interrogativi pesanti sul funzionamento dei sistemi di sicurezza ferroviaria, sulle procedure di emergenza e sulla gestione del traffico.

Da Adamuz a Toledo: due stragi ferroviarie in nove mesi

La tragedia arriva appena nove mesi dopo il disastro ferroviario di Adamuz, in Andalusia, dove il 18 gennaio 2026 morirono 46 persone e oltre 150 rimasero ferite. In quella circostanza un treno Iryo, diretto da Málaga a Madrid, deragliò invadendo il binario opposto, sul quale sopraggiungeva un Alvia di Renfe. La collisione provocò una delle più gravi tragedie ferroviarie della storia recente spagnola.

L’inchiesta, tuttora aperta, si è concentrata su una possibile rottura della rotaia in corrispondenza di una saldatura. Un rapporto della Guardia Civil, reso noto a settembre, ha rafforzato l’ipotesi di un cedimento in un punto di collegamento tra due segmenti di binario, uno del 1989 e uno del 2023. L’origine definitiva del difetto e le eventuali responsabilità devono ancora essere chiarite.

Sánchez e Puente: dalle rassicurazioni sulle ferrovie alla tragedia

L’11 febbraio scorso, dopo Adamuz, il presidente del governo Pedro Sánchez dichiarò davanti al Congresso che quello spagnolo era “uno dei migliori sistemi ferroviari del mondo”. Riconobbe anche carenze significative, ma difese gli investimenti e la qualità complessiva della rete. Una dichiarazione che oggi richiede di essere riletta alla luce degli avvenimenti.

Ancora più controversa la posizione del ministro dei Trasporti Óscar Puente, che dopo Adamuz aveva descritto il tratto ferroviario interessato come un’infrastruttura in “perfette condizioni”, richiamando i recenti lavori di rinnovamento e i controlli effettuati. Le successive indagini hanno invece individuato proprio nella rotaia e nella sua saldatura i principali elementi da approfondire.

C’è poi una questione di opportunità politica. Appena una settimana fa, il 21 ottobre, Puente partecipava a Cara al Show, programma comico di Marc Giró su laSexta, scherzando sulle avarie ferroviarie. In una gag ambientata in un ascensore bloccato, il ministro commentava: “come se non ne avessimo già abbastanza con Renfe”.

L’Associazione delle vittime di Adamuz aveva già criticato quella partecipazione, giudicandola insensibile nei confronti delle famiglie colpite dalla tragedia. Non è l’unica polemica legata alla comunicazione del ministro. Il 15 ottobre il sito indipendente di fact-checking Newtral ha documentato diversi insulti pubblicati da Puente su X contro esponenti del Partito Popolare, definiti fra l’altro “miserabili” e “gentaglia”.

A complicare ulteriormente il quadro politico c’è la vicenda di José Luis Ábalos, ministro dei Trasporti e braccio destro di Sánchez dal 2018 al 2021 ed ex dirigente del PSOE. Il 22 giugno 2026 il Tribunale Supremo lo ha condannato in via definitiva a 24 anni e tre mesi di carcere per il caso delle mascherine, che ha coinvolto anche appalti di società pubbliche come Adif.

Dal blackout alla crisi delle case: la Spagna oltre l’immagine internazionale

Le difficoltà spagnole non si esauriscono nei trasporti. Il 28 aprile 2025 un blackout di proporzioni eccezionali paralizzò gran parte della Spagna e del Portogallo. Il rapporto finale pubblicato nel marzo 2026 dalla rete europea dei gestori elettrici ENTSO-E ha individuato una combinazione di problemi: oscillazioni, insufficienze nel controllo della tensione, disconnessioni degli impianti e criticità nella gestione del sistema. Non una causa unica, dunque, ma una vulnerabilità emersa dall’interazione di più fattori.

Sul fronte sociale, uno dei problemi più gravi è la crisi abitativa. Gli ultimi dati dell’Instituto Nacional de Estadística indicano che nel secondo trimestre 2026 i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 12,2% su base annua, con un incremento del 12,9% per le case già esistenti. Un mercato sempre più difficile per giovani e famiglie, soprattutto nelle grandi città e nelle aree economicamente più dinamiche.

Per non parlare della crisi migratoria di Ceuta che ha portato a una vera e propria invasione di migranti generando un caso internazionale.

Il mito di Sánchez e l’entusiasmo di una parte della sinistra italiana

Eppure, in Italia, Pedro Sánchez è diventato per una parte del centrosinistra un riferimento politico, soprattutto per la sua comunicazione internazionale e per alcune battaglie sui diritti civili.

Un esempio recente è arrivato da Luciana Littizzetto, che durante Che tempo che fa ha dedicato al premier spagnolo una lettera satirica, proponendogli ironicamente di trasferirsi in Italia per guidare il campo largo.

“A nostrotos serve un macho alfa che sabe condir e amalgamar sta paella”, ha scherzato la comica, descrivendo Sánchez come il leader capace di unire la sinistra italiana. In Italia vorremmo che Sanchez prendesse il posto dei nostri politici di sinistra: non è chiaro se si sta scegliendo il “meno peggio” o se si è proprio incapaci di scegliere.

E se fosse successo in Italia?

Resta una domanda politica inevitabile. Cosa sarebbe successo se due disastri ferroviari con almeno 114 morti complessivi si fossero verificati in Italia nell’arco di nove mesi, con Matteo Salvini al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti?

Quali richieste di dimissioni sarebbero arrivate? Quanto spazio avrebbero occupato le polemiche sulle dichiarazioni del ministro, sulla sua attività televisiva e sui suoi interventi sui social? E come avrebbero reagito i partiti della sinistra italiana?

La risposta la sappiamo tutti, indipendentemente dal colore politico di ognuno. Si sarebbe aperto un processo mediatico e politico senza precedenti, con la sinistra italiana che avrebbe fatto da giudice, giuria e boia. Gli stessi che oggi vorrebbero evitare di politicizzare una tragedia.