La protesta contro il caro carburante in Calabria entra in una fase sempre più delicata. Nella mattinata di lunedì 5 ottobre la mobilitazione ha coinvolto contemporaneamente Catanzaro e il Vibonese, con autotrasportatori e agricoltori impegnati in presidi e manifestazioni per denunciare una situazione economica giudicata ormai insostenibile. Alla Cittadella regionale di Catanzaro sono arrivati circa cento mezzi pesanti, mentre a Vibo Marina un gruppo di agricoltori si è posizionato davanti ai depositi di carburante, fermando alcune autocisterne dirette agli impianti di Eni e Meridionale Petroli. Due fronti distinti ma legati dallo stesso nodo centrale: l’aumento dei costi del carburante, che secondo gli operatori sta mettendo sotto pressione imprese di trasporto, aziende agricole e, più in generale, una parte rilevante del sistema produttivo calabrese.
Catanzaro, cento mezzi pesanti davanti alla Cittadella regionale
Il cuore della protesta degli autotrasportatori calabresi si è concentrato davanti alla sede della Regione Calabria, a Catanzaro. La manifestazione è stata organizzata nell’ambito della mobilitazione promossa da Fedralog e ha visto la partecipazione di circa un centinaio di mezzi pesanti. A spiegare le ragioni della protesta è stato Angelo Derenzo, referente provinciale di Vibo Valentia di Fedralog, che ha descritto una situazione economica estremamente difficile per il comparto. “Il settore è da diversi mesi in ginocchio. Il caro carburante incide per il 40%: oggi abbiamo un costo del 40% in più rispetto ai mesi scorsi”.
Secondo gli autotrasportatori, il peso del carburante sui costi complessivi delle imprese avrebbe ormai raggiunto livelli incompatibili con i margini normalmente registrati dal settore. La manifestazione alla Cittadella è stata definita dagli organizzatori come pacifica, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni regionali e ottenere l’apertura di un confronto strutturato. Derenzo ha spiegato: “È una manifestazione pacifica per fare sentire alle istituzioni la nostra presenza. Stiamo cercando un tavolo di confronto con la governance calabrese, affinché si possa arrivare al governo centrale e affrontare tutta la problematica che stiamo vivendo”. La protesta, almeno nella prima fase della mattinata, si è svolta senza particolari disagi e sotto il controllo delle forze dell’ordine.
“A fine anno rischio di non arrivare”: l’allarme delle imprese di autotrasporto
Dietro i numeri della protesta emergono anche le difficoltà concrete delle singole aziende. Un autotrasportatore di 29 anni di Lamezia Terme ha raccontato il rischio di non riuscire a sostenere ancora a lungo gli attuali costi operativi. “La situazione è drammatica”. L’imprenditore ha quindi aggiunto: “A fine anno rischio di non arrivare, sulle spalle ho 27 dipendenti. Spero che chi ha il potere di intervenire lo faccia al più presto”. Il tema della liquidità aziendale è uno dei punti centrali della mobilitazione. Secondo quanto riferito nel corso della protesta, dopo mesi di carburante a prezzi elevati molte imprese avrebbero progressivamente eroso le proprie riserve finanziarie. Gli autotrasportatori sottolineano inoltre che il problema non riguarda soltanto l’aumento dei prezzi alla pompa, ma un insieme di fattori che comprendono tassazione, margini ridotti e difficoltà nel trasferire integralmente sui committenti l’incremento dei costi.
Fedralog: “da quattro anni chiediamo un tavolo tecnico”
Durante la manifestazione è tornata anche la richiesta di un tavolo tecnico regionale dedicato specificamente ai problemi dell’autotrasporto calabrese. Uno degli operatori presenti ha ricordato come l’associazione stia chiedendo da tempo un confronto stabile con la Regione: “Da quattro anni, come associazione Fedralog, chiediamo alla giunta un tavolo tecnico per poter rappresentare i problemi che affliggono il settore dell’autotrasporto calabrese. Il carburante è arrivato a costi mai raggiunti prima”.
La denuncia riguarda soprattutto il rapporto tra costi e redditività. “La situazione è drammatica perché tante aziende oggi rischiano realmente di chiudere. Abbiamo una tassazione esagerata e il carburante alle stelle. Una azienda di autotrasporto si attesta su un utile annuo dal 3% al 5% di ricavi ma oggi con il carburante a 2,42 euro non è più possibile”.Un livello di prezzo che, secondo chi protesta, rende estremamente difficile mantenere in equilibrio i bilanci delle imprese, soprattutto per le realtà con numerosi mezzi e dipendenti.
La contestazione sulla misura Eni: “per noi è stata una beffa”
Tra gli argomenti affrontati dagli autotrasportatori anche la misura adottata da Eni nei giorni precedenti. Secondo quanto riferito durante la manifestazione, il provvedimento non sarebbe in grado di offrire un vantaggio concreto a una parte significativa del comparto dell’autotrasporto. L’autotrasportatore ha affermato: “Quella di Eni è stata per noi autotrasportatori una beffa, non ci agevola perché scarichiamo da una extra-rete. Dopo sette mesi con il carburante a questi prezzi non abbiamo più liquidità”. Il tema delle modalità di approvvigionamento diventa quindi centrale. Le imprese che operano attraverso circuiti differenti rispetto alla rete tradizionale sostengono di non poter beneficiare pienamente delle misure annunciate, mentre i costi continuano a incidere pesantemente sulla gestione quotidiana delle attività.
I 15 milioni della Regione Calabria giudicati insufficienti
Nel confronto con le istituzioni rientra anche il recente stanziamento di 15 milioni di euro disposto dalla Regione Calabria. Gli autotrasportatori riconoscono il valore del provvedimento, ma lo considerano insufficiente rispetto alla portata della crisi. La richiesta formulata durante la protesta è molto chiara: “Sono usciti 15 milioni di euro, ne escano altri 30. E poi vogliamo capire anche a chi verranno dati, quando verranno dati e come verranno dati”. Non si tratta quindi soltanto di chiedere maggiori risorse, ma anche di conoscere con precisione i criteri di distribuzione, i beneficiari, i tempi e le modalità concrete di erogazione. La richiesta di chiarezza nasce dall’urgenza con cui molte imprese sostengono di dover affrontare le prossime settimane, in una fase in cui i costi del carburante continuano a rappresentare una delle voci più pesanti nei bilanci aziendali.
Agricoltori in piazza al fianco degli autotrasportatori
Alla protesta di Catanzaro ha aderito anche un gruppo di agricoltori del Catanzarese, appartenenti al movimento Territorio e Agricoltura. La loro presenza allarga ulteriormente il fronte della mobilitazione, evidenziando come il caro carburante coinvolga non soltanto il mondo dei trasporti ma anche le attività agricole. Gli agricoltori chiedono inoltre maggiori tutele per i prodotti Made in Italy, collegando il tema dei costi energetici a quello della competitività e della sostenibilità economica delle produzioni italiane. Carburante, trasporti, costi delle lavorazioni agricole e distribuzione diventano così elementi di una stessa catena, nella quale ogni aumento rischia di trasferirsi progressivamente sui costi di produzione e sui prezzi finali.
Vibo Marina, la protesta si sposta davanti ai depositi di carburante
Mentre a Catanzaro gli autotrasportatori manifestavano davanti alla Cittadella regionale, nel Vibonese la protesta degli agricoltori entrava in una fase ancora più delicata. Dopo il presidio nell’area dello svincolo autostradale di Pizzo Calabro, i manifestanti si sono spostati davanti ai depositi di carburante di Vibo Marina. Qui la mobilitazione ha interessato direttamente la strada di accesso agli impianti di Eni e Meridionale Petroli. Prima dell’alba gli agricoltori si sono posizionati nei pressi dei due depositi, costringendo alcuni mezzi pesanti a interrompere la marcia.
Autocisterne fermate sulla strada verso gli impianti
Nel corso della mattinata alcune autocisterne dirette ai depositi di carburante sono state fermate dai manifestanti. Il presidio assume particolare rilevanza perché coinvolge direttamente uno degli snodi utilizzati per la distribuzione del carburante sul territorio. La protesta degli agricoltori, dunque, non si limita più a manifestazioni simboliche o presidi in aree strategiche, ma arriva a incidere sulla movimentazione dei mezzi destinati agli impianti. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine, impegnate nel dialogo con i manifestanti e nella gestione della situazione. L’obiettivo è evitare che la presenza di mezzi pesanti e autocisterne possa creare conseguenze sulla viabilità e provocare rallentamenti alla circolazione.
Le forze dell’ordine monitorano la situazione a Vibo Marina
La presenza delle forze dell’ordine testimonia la delicatezza della situazione venutasi a creare nei pressi dei depositi. Il blocco delle autocisterne rappresenta infatti un ulteriore passaggio nell’evoluzione della protesta che nelle ultime ore ha interessato il territorio vibonese. Le autorità stanno monitorando il presidio mentre prosegue il confronto con gli agricoltori. Particolare attenzione viene riservata alla gestione del traffico, considerando che la strada è utilizzata dai mezzi pesanti diretti ai depositi e che eventuali rallentamenti potrebbero avere conseguenze sulla circolazione locale.
Dal Pizzo Calabro a Vibo Marina, cresce la mobilitazione
La protesta degli agricoltori aveva già interessato l’area dello svincolo di Pizzo Calabro, diventando uno dei punti più visibili della mobilitazione nel Vibonese. Lo spostamento verso Vibo Marina e i depositi di carburante segna un nuovo passaggio, perché porta la protesta direttamente nei pressi delle infrastrutture utilizzate per l’approvvigionamento e la distribuzione. La situazione resta quindi in continua evoluzione. Il presidio davanti agli impianti rappresenta un momento di maggiore pressione e rende il tema del caro carburante ancora più centrale nel confronto tra manifestanti e istituzioni.
Caro carburante, una crisi che unisce trasportatori e agricoltori
Le proteste di Catanzaro e Vibo Marina mostrano come l’emergenza legata al costo del carburante abbia ormai assunto una dimensione trasversale. Da una parte gli autotrasportatori, che denunciano margini di profitto troppo bassi per assorbire gli aumenti e chiedono interventi immediati. Dall’altra gli agricoltori, che contestano il peso crescente dei costi e chiedono maggiori tutele per la produzione nazionale. Per entrambi i comparti il carburante rappresenta una voce indispensabile dell’attività quotidiana.
Nel trasporto merci ogni incremento incide direttamente sui costi chilometrici dei mezzi. In agricoltura il carburante alimenta macchinari, mezzi di trasporto e numerose attività necessarie alla produzione e alla distribuzione. È proprio questa dipendenza strutturale che trasforma il rincaro in un problema capace di propagarsi rapidamente lungo tutta la filiera economica.
La richiesta alla Regione Calabria: più risorse e un confronto stabile
Il messaggio che arriva dalla mobilitazione è rivolto soprattutto alla Regione Calabria, ma guarda anche al governo centrale. Gli autotrasportatori chiedono un tavolo tecnico permanente e nuove risorse economiche, oltre a una definizione chiara dei criteri per la distribuzione dei 15 milioni già annunciati. L’obiettivo dichiarato è creare un percorso istituzionale che dalla Calabria possa arrivare fino a Roma, portando la crisi del settore all’attenzione del governo nazionale. La richiesta è quella di intervenire prima che altre imprese siano costrette a ridurre l’attività o a chiudere.
Il nodo dei prossimi giorni
Le mobilitazioni di lunedì 5 ottobre potrebbero rappresentare un passaggio importante nel confronto tra categorie produttive e istituzioni. A Catanzaro la protesta degli autotrasportatori resta focalizzata sull’apertura di un tavolo con la governance regionale. A Vibo Marina, invece, l’attenzione è concentrata sull’evoluzione del presidio davanti ai depositi di carburante. La presenza contemporanea di camionisti e agricoltori rende il quadro particolarmente significativo per l’economia regionale. Il punto centrale rimane il caro carburante, considerato dai manifestanti non più un semplice aumento dei costi ma un elemento in grado di compromettere la sopravvivenza di numerose aziende. La risposta delle istituzioni, i tempi di eventuali nuovi interventi economici e le modalità di distribuzione delle risorse già stanziate saranno quindi determinanti per capire se la protesta potrà rientrare o se la mobilitazione è destinata a proseguire.
Caro carburante, Antoniozzi: “fermare proteste e dialogare. Da Regione segno di attenzione”
“Le proteste di questi giorni che sono ancora in corso vanno fermate. Invito al dialogo anche in considerazione del fatto che la Regione ha stanziato ben quindici milioni per il caro carburante”. Lo afferma il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi. “C’è un’attenzione che è concreta e che si unisce agli sforzi fatti dal governo. Non siamo lontani dalle categorie produttive e conosciamo i loro bisogni. La nostra coalizione anche a livello regionale è attenta ai bisogni sociali. Lo sta dimostrando con la legge sugli idonei che sono certo sarà modificata e diventerà una buona legge con i tirocinanti con la stabilizzazione dei lavoratori agricoli per come annunciato dall’assessore Gallo. Continuare sulla strada del dialogo è l’unica strada possibile per arrivare a risultati condivisi e su questo anche le opposizioni devono essere responsabili”.
