Caporalato in Calabria, oltre 15 milioni del Pnrr per i migranti: la Regione chiede di destinarli all’housing sociale

Al seminario di Su.Pr.Eme. 2, l'assessore Pasqualina Straface propone di rimodulare le risorse per realizzare soluzioni abitative durature e candida la Calabria alla guida di un laboratorio nazionale contro lo sfruttamento lavorativo. Il programma coinvolge cinque Regioni del Sud, dispone di 76 milioni di euro e si rivolge a circa 18mila lavoratori migranti

Oltre 15 milioni di euro del Pnrr destinati alla Calabria attraverso i Comuni da rimodulare per finanziare interventi di housing sociale, con l’obiettivo di garantire soluzioni abitative strutturali ai lavoratori migranti più vulnerabili. È una delle principali richieste avanzate dall’assessore regionale al Welfare, Pasqualina Straface, durante la prima giornata del seminario intermedio di Su.Pr.Eme. 2, dal titolo “Contrasto allo sfruttamento lavorativo: tra pratiche promettenti e nuove sfide”.

L’iniziativa ha riunito rappresentanti del Governo, delle istituzioni regionali, delle organizzazioni agricole, dei sindacati e degli enti impegnati nella lotta al caporalato, ponendo al centro del confronto le strategie per superare lo sfruttamento lavorativo e le condizioni di marginalità che interessano numerosi lavoratori stranieri. Nel corso dell’incontro, Straface ha inoltre annunciato la volontà della Regione Calabria di candidarsi alla guida di un partenariato tra le cinque Regioni del Mezzogiorno coinvolte nel programma, con l’obiettivo di trasformare Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata in un laboratorio nazionale per sperimentare e consolidare nuovi strumenti di contrasto al caporalato.

Dalla tendopoli di San Ferdinando alla proposta di un laboratorio nazionale contro il caporalato

Nel suo intervento di apertura, l’assessore Straface ha richiamato il percorso intrapreso per il superamento della tendopoli di San Ferdinando, indicandolo come esempio dei risultati che possono essere raggiunti attraverso la collaborazione tra istituzioni e una governance capace di operare su più livelli. “Oggi per la Calabria è una giornata significativa. Il superamento della tendopoli di San Ferdinando – ha evidenziato l’assessore Straface nel suo intervento – ha dimostrato che la collaborazione concreta tra istituzioni e un’efficace governance multilivello consentono di raggiungere risultati importanti, come la chiusura di una situazione di degrado e pericolo che si protraeva da oltre vent’anni.

Su.pr.eme. 2 rappresenta un ulteriore passo avanti perché consolida una dimensione interregionale che coinvolge Calabria, Sicilia, Puglia, Campania E Basilicata, accomunate dalla volontà di affrontare insieme un fenomeno che attraversa territori, filiere produttive e percorsi migratori. Ora la Calabria chiede innanzitutto che queste cinque regioni possano diventare un laboratorio nazionale innovativo di contrasto al caporalato, e la regione Calabria si candida alla guida di questo partenariato”. La proposta punta a rafforzare il coordinamento tra territori che condividono problematiche legate allo sfruttamento lavorativo, alle condizioni abitative precarie e alla vulnerabilità sociale di una parte della popolazione migrante. Il programma Su.Pr.Eme. 2 rappresenta, in questa prospettiva, uno strumento di collaborazione interregionale attraverso il quale sviluppare interventi comuni, valorizzare le esperienze già realizzate e promuovere soluzioni capaci di affrontare il fenomeno non soltanto nelle sue manifestazioni più immediate, ma anche nelle cause che ne favoriscono la diffusione.

Più servizi per i lavoratori migranti: la richiesta di stabilizzare i poli sociali integrati

Un altro punto centrale dell’intervento dell’assessore riguarda la necessità di superare una gestione esclusivamente emergenziale del fenomeno, attraverso servizi territoriali capaci di accompagnare le persone vulnerabili verso condizioni di maggiore autonomia e regolarità. “La responsabilità che siamo chiamati ad assumere in questa fase è duplice: superare le emergenze e costruire le condizioni perché non si ripetano. Una sfida – ha proseguito Straface – che riguarda il caporalato e che investe direttamente la legalità, la tutela della dignità del lavoro e la coesione sociale. Lo sfruttamento lavorativo non si esaurisce nell’intermediazione illecita della manodopera, ma è il risultato di molteplici fattori: lavoro irregolare, vulnerabilità sociale, povertà, condizioni abitative precarie, carenze nei servizi di trasporto e infiltrazioni criminali nelle filiere produttive. Per questo – ha evidenziato l’assessore regionale riferendosi al confronto tra istituzioni nazionali e regionali, parti sociali ed enti del Terzo settore – è necessario stabilizzare i poli sociali integrati, perché l’esperienza maturata a San Ferdinando ha dimostrato l’efficacia di questo modello. Attraverso queste strutture, nelle quali operano psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali e consulenti legali, è possibile accompagnare i migranti verso percorsi di piena inclusione e regolarità”.

La richiesta di consolidare i poli sociali integrati si inserisce quindi in una strategia che considera lo sfruttamento lavorativo come un fenomeno complesso, legato non soltanto alle condizioni occupazionali, ma anche alle difficoltà di accesso ai servizi e ai diritti. La presenza di figure professionali differenti all’interno delle strutture consente di affrontare contemporaneamente gli aspetti sociali, psicologici, culturali e legali delle situazioni di vulnerabilità. In questa prospettiva, il rafforzamento dei servizi territoriali viene individuato come una delle condizioni necessarie per costruire percorsi di inclusione duraturi, favorendo la collaborazione tra istituzioni pubbliche, parti sociali e organizzazioni del Terzo settore. L’obiettivo indicato dalla Regione è fare in modo che gli interventi già sperimentati possano diventare strumenti stabili di accompagnamento per i lavoratori migranti.

Oltre 15 milioni del Pnrr: la proposta della Calabria per l’housing sociale

Particolare rilievo è stato attribuito anche al tema dell’abitare, considerato uno degli elementi fondamentali per contrastare le condizioni di marginalità e sfruttamento. Alla presenza del commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi e la lotta al caporalato, il generale Giovanni Maria Macioce, l’assessore Straface ha richiamato l’attenzione sulle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinate al territorio calabrese. La richiesta della Regione riguarda la possibilità di modificarne la destinazione per sostenere interventi abitativi capaci di offrire risposte strutturali ai lavoratori più vulnerabili. “la Calabria è destinataria, attraverso i Comuni, di oltre 15 milioni di euro del Pnrr. Chiediamo – ha concluso – una rimodulazione delle risorse affinché possano essere utilizzate per interventi di housing sociale, fondamentali per garantire risposte strutturali e durature ai lavoratori più vulnerabili”. La proposta si collega al percorso di superamento degli insediamenti precari e alla necessità di evitare che situazioni di emergenza abitativa possano ripresentarsi nel tempo. L’attenzione si concentra quindi sulla possibilità di utilizzare le risorse disponibili per costruire soluzioni più stabili, inserendo il diritto all’abitare all’interno delle politiche di contrasto allo sfruttamento lavorativo e di inclusione sociale.

Il commissario Macioce: valorizzare i progetti del Pnrr e ascoltare i territori

Sul tema degli interventi contro gli insediamenti abusivi e lo sfruttamento lavorativo è intervenuto anche il commissario straordinario Giovanni Maria Macioce, che ha sottolineato la necessità di valorizzare il lavoro già svolto e di accompagnare le amministrazioni nella realizzazione di progetti concretamente attuabili. “non si parte da zero: il lavoro svolto in questi anni, in particolare durante la programmazione Pnrr, costituisce un patrimonio di progetti, conoscenze ed esperienze che non andrà disperso. Il nuovo mandato ci offre un orizzonte temporale più ampio e nuovi strumenti per trasformare questo patrimonio in interventi concreti e duraturi. Il metodo che, d’intesa con il Ministro Calderone, è stato scelto è quello di ascoltare i territori, verificare le condizioni reali dei progetti e accompagnare le amministrazioni verso soluzioni concretamente realizzabili. Insieme alla struttura commissariale – ha assicurato – garantirò la massima disponibilità e capacità di coordinamento, ma è indispensabile la collaborazione concreta, responsabile e tempestiva di tutti i soggetti coinvolti”. Il commissario ha quindi posto l’accento sull’importanza di non disperdere il patrimonio di esperienze e progettualità sviluppato negli anni precedenti, indicando nel confronto con le realtà territoriali e nel coordinamento istituzionale gli strumenti necessari per trasformare le risorse e i programmi disponibili in interventi duraturi.

Su.Pr.Eme. 2, 76 milioni di euro per cinque Regioni del Sud e 18mila lavoratori migranti

Il seminario si inserisce nell’ambito di Su.Pr.Eme. 2, programma quinquennale finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami) 2021-2027, dal PN Inclusione e lotta alla povertà Fse+ 2021-2027 e dal Fesr 2021-2027. Il progetto è finalizzato al contrasto e al superamento delle diverse forme di sfruttamento lavorativo, caporalato, marginalità e vulnerabilità che interessano le persone straniere presenti in Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania. L’iniziativa si rivolge a una platea di circa 18mila lavoratori stagionali migranti, occupati prevalentemente nel comparto agroalimentare, ma anche in altri settori produttivi. Le azioni previste puntano a rafforzare gli strumenti di tutela, inclusione e accompagnamento sociale, attraverso una collaborazione che coinvolge amministrazioni regionali, istituzioni nazionali e soggetti impegnati nel mondo del lavoro. Durante il confronto è emerso come le condizioni di vulnerabilità dei lavoratori migranti siano spesso legate a fattori strutturali, tra cui la posizione amministrativa, la scarsa conoscenza dei diritti e le difficoltà di accesso ai canali di tutela. Per questo, il programma punta a intervenire attraverso strumenti capaci di affrontare simultaneamente le diverse dimensioni del fenomeno.

A fornire ulteriori dettagli sulle risorse e sugli obiettivi del progetto è stata la dirigente generale del dipartimento Welfare della Regione Calabria, Iole Fantozzi, che ha richiamato l’importanza di costruire una strategia capace di proseguire anche dopo la conclusione dei finanziamenti attualmente programmati. “Su.Pr.Eme. 2 si concluderà nel 2029 e vedrà la gestione, da parte delle cinque Regioni coinvolte, di risorse per 76 milioni di euro. Accanto a Su.Pr.Eme. 2, la Regione è impegnata in altri progetti dedicati ai fenomeni migratori, tra cui InGibit, Together e Ricerca e Integrazione. La sfida è integrare queste iniziative in una strategia unica e coerente. Dobbiamo già guardare oltre il 2029, costruendo reti, competenze e capacità diffuse che continuino a generare inclusione e dignità nel tempo”. Le parole della dirigente evidenziano la volontà di collegare i differenti progetti regionali dedicati ai fenomeni migratori, evitando la frammentazione degli interventi e favorendo la costruzione di competenze e servizi capaci di operare nel lungo periodo.

Il confronto tra Ministero, Regioni, organizzazioni agricole e sindacati

La prima giornata del seminario ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti istituzionali e delle organizzazioni impegnate nelle politiche del lavoro e dell’inclusione. Insieme all’assessore Straface sono intervenuti la dirigente generale del dipartimento Welfare della Regione Calabria Iole Fantozzi, la dirigente del settore Inclusione sociale e Innovazione del welfare, contrasto alle povertà Ersilia Amatruda e il funzionario per l’Inclusione sociale Vito Samà. Presenti inoltre i rappresentanti della Direzione generale per le politiche migratorie e per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il commissario straordinario Giovanni Maria Macioce, Barbara Siclari della divisione Politiche migratorie del Ministero, Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del dipartimento Famiglia e Politiche sociali della Regione Siciliana, e gli assessori alle Politiche sociali delle Regioni partner del Mezzogiorno: Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata. Il programma ha inoltre esteso il confronto ai rappresentanti delle organizzazioni agricole e sindacali, con gli interventi dei referenti di Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Flai Cgil, Uila e Ispettorato nazionale del lavoro, moderati da Stefania Congia, della Direzione generale Politiche migratorie e inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Nel corso del confronto sono stati affrontati i temi delle politiche nazionali di contrasto al caporalato, dell’impegno delle Regioni meridionali, degli interventi affidati alla struttura commissariale e delle prospettive di rafforzamento delle iniziative territoriali. La partecipazione delle organizzazioni che rappresentano il mondo agricolo, dei sindacati e delle istituzioni ha permesso di mettere a confronto differenti prospettive sul fenomeno dello sfruttamento lavorativo, evidenziando la necessità di promuovere condizioni di lavoro dignitose e strumenti di tutela più accessibili. Particolare attenzione è stata riservata alle difficoltà incontrate dai cittadini migranti nella conoscenza e nell’esercizio dei propri diritti, anche in relazione alla loro condizione amministrativa e sociale. Il seminario ha quindi rappresentato un’occasione per approfondire le sfide che accomunano i territori coinvolti in Su.Pr.Eme. 2 e per valorizzare la collaborazione tra i diversi soggetti chiamati a contribuire al contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento.

MediaLab, formazione per giornalisti e comunicatori sul racconto dello sfruttamento lavorativo

Accanto al confronto istituzionale, il programma comprende anche il MediaLab “Raccontare lo sfruttamento, comprendere il cambiamento”, un percorso formativo gratuito dedicato alla comunicazione consapevole sui temi del caporalato e dello sfruttamento lavorativo. L’attività, promossa nell’ambito di Su.Pr.Eme. 2, è realizzata dal partner Consorzio Nova insieme al Centro Studi e Ricerche IDOS e a Carta di Roma, con il coinvolgimento di giornalisti, ricercatori e professionisti della comunicazione. Il percorso si rivolge a giornalisti, comunicatori pubblici e del Terzo settore, leader di comunità, associazioni, funzionari pubblici, operatori sociali e studenti. La prima tappa formativa è stata avviata nel pomeriggio della giornata inaugurale e proseguirà venerdì 16 ottobre, nella sala oro della Cittadella regionale, con il modulo intitolato “Notizie senza voce. Sfruttamento lavorativo, caporalato e ruolo del giornalismo”. Per questa attività l’Ordine dei Giornalisti nazionale riconosce 6 crediti deontologici validi per la formazione professionale continua. L’iniziativa punta ad approfondire il ruolo dell’informazione nel racconto delle condizioni di sfruttamento e dei percorsi di cambiamento, contribuendo a promuovere una rappresentazione più consapevole dei fenomeni migratori e delle vulnerabilità che possono interessare i lavoratori stranieri.

Il seminario intermedio di Su.Pr.Eme. 2 mette così al centro una strategia che unisce contrasto al caporalato, politiche abitative, inclusione sociale, tutela del lavoro e formazione. Per la Calabria, le priorità indicate dall’assessore Straface riguardano la possibilità di destinare oltre 15 milioni di euro del Pnrr a interventi di housing sociale, il consolidamento dei poli sociali integrati e il rafforzamento della collaborazione tra le cinque Regioni meridionali coinvolte. Una prospettiva che guarda oltre la gestione delle singole emergenze e punta a costruire strumenti capaci di garantire continuità agli interventi, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone più vulnerabili.

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