Si chiude senza ulteriori sviluppi investigativi il caso della scomparsa di Benedetta e Domitilla, le due sorelline di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, di 12 e 8 anni, sparite nella serata di venerdì e ritrovate il giorno successivo all’interno di un negozio di abbigliamento. La Procura della Repubblica di Caltanissetta ha depositato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta aperta per l’ipotesi di sequestro di persona contro ignoti, dopo che gli accertamenti condotti dai Carabinieri non hanno fatto emergere elementi riconducibili al coinvolgimento di altre persone. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vicenda sarebbe nata dalla volontà delle due bambine di emulare una challenge diffusa sui social network, denominata “Tutta la notte in un negozio”, che consiste nel riuscire a nascondersi all’interno di un’attività commerciale dopo la chiusura per trascorrervi la notte senza essere scoperti.
Scomparsa delle bambine di San Cataldo, la Procura: “nessun elemento contro terzi”
Le indagini avviate dopo la scomparsa delle due minori hanno portato gli investigatori a escludere l’ipotesi di un coinvolgimento esterno. Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca ha spiegato che gli accertamenti hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’allontanamento volontario. “Le indagini a carico di ignoti per sequestro di persona sono concluse senza che sia emerso alcun elemento”, è quanto emerge dalla decisione della Procura, che ha quindi avanzato la richiesta di archiviazione del procedimento. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le due bambine sarebbero entrate autonomamente nel negozio approfittando delle operazioni di chiusura, senza informare il padre.“Le acquisizioni testimoniali e gli accertamenti di natura tecnica hanno permesso di escludere ogni possibile coinvolgimento di terzi nella scomparsa delle due minori, che secondo quanto ricostruito, hanno consapevolmente, e all’insaputa del padre, fatto accesso nell’esercizio commerciale ove poi sono state ritrovate, approfittando delle operazioni di chiusura e con l’intento di passarvi la notte all’interno”, ha dichiarato il procuratore De Luca.
Il ritrovamento nel negozio e l’intervento della titolare
Dopo ore di apprensione e ricerche, le due sorelle erano state ritrovate il sabato pomeriggio all’interno di un negozio di abbigliamento gestito da una donna cinese, con la quale il padre delle bambine aveva un rapporto. Secondo la ricostruzione fornita dalla Procura, la titolare dell’attività si sarebbe accorta della presenza delle minori soltanto al momento della riapertura pomeridiana.“La titolare dell’esercizio, al momento della riapertura pomeridiana, si sarebbe accorta della presenza delle due minori allertando quindi il dispositivo di ricerca che avevano inizialmente ristretto il campo in base alle prime risultanze investigative”, spiegano gli inquirenti. La scoperta delle bambine aveva consentito di mettere fine alla ricerca e di chiarire progressivamente le circostanze dell’allontanamento.
La challenge sui social dietro la decisione delle due sorelle
Il punto centrale della ricostruzione investigativa riguarda il ruolo dei contenuti diffusi online. Secondo la Procura, la decisione delle due bambine sarebbe maturata dopo aver visto video pubblicati su YouTube e sui social network nei quali alcuni influencer raccontavano esperienze simili, mostrando il tentativo di nascondersi all’interno di negozi, magazzini o altri luoghi per rimanere indisturbati tutta la notte. Gli investigatori hanno analizzato anche le navigazioni effettuate sui dispositivi nella disponibilità delle minori, individuando elementi che hanno contribuito alla ricostruzione dei fatti.
“Gli inquirenti hanno ricostruito la motivazione del gesto maturato, come dichiarato dalle stesse bambine, volendo emulare analoga pratica osservata sulla piattaforma Youtube e sui canali social di noti influencer, in cui i protagonisti descrivono ai propri followers l’esperienza di nascondersi all’interno di negozi, magazzini o altre tipologie di luoghi eludendo le misure di sicurezza, restarvi tutta la notte e uscirne l’indomani senza essere scoperti”, ha spiegato il procuratore. Alcuni di questi contenuti, secondo quanto accertato durante le verifiche, avrebbero raggiunto milioni di visualizzazioni.
“Una delle bambine aveva visto più volte quei video e ha coinvolto la sorellina”
La Procura ha evidenziato come la ripetuta visione di questo tipo di contenuti avrebbe contribuito alla decisione delle due sorelle. “Proprio la reiterata visione di video su questo tipo di challenge da parte di una delle due bambine ha fatto maturare il proposito di riprodurre la ‘sfida’ ed emulare l’influencer, coinvolgendo anche la sorellina”, ha dichiarato Salvatore De Luca. La vicenda si inserisce quindi nel più ampio dibattito sui rischi legati alla diffusione online di challenge virali e contenuti che possono spingere soprattutto i più giovani a replicare comportamenti potenzialmente pericolosi senza una piena consapevolezza delle conseguenze.
