Trofeo Sant’Ambrogio, la famiglia replica alle critiche: “cinquant’anni di storia non possono essere definiti ridicoli”

Dopo il commento di una lettrice, gli organizzatori della storica manifestazione cestistica reggina rivendicano il valore del torneo: “Accettiamo la critica, ma chiediamo rispetto per una tradizione nata dalla memoria e dal sacrificio”

Il dibattito sul Trofeo Sant’Ambrogio continua dopo le critiche espresse da una lettrice in un commento pubblicato da StrettoWeb. A intervenire ora è la famiglia Sant’Ambrogio, organizzatrice della storica manifestazione cestistica reggina, che ha inviato alla redazione una precisazione per ribadire il valore simbolico e affettivo di un appuntamento che da cinquant’anni unisce sport, memoria e impegno. La famiglia, pur riconoscendo il diritto di critica e il libero confronto sulle singole edizioni del torneo, contesta i toni utilizzati nel definire la manifestazione “ridicola”, sottolineando il percorso storico del Trofeo, il legame con la città e il lavoro svolto negli anni per mantenere viva una tradizione nata nel ricordo di persone care. Di seguito pubblichiamo integralmente la segnalazione ricevuta dalla famiglia Sant’Ambrogio:

“Gentile Redazione di StrettoWeb, facciamo seguito alla vostra pubblicazione e, in particolare, al commento della lettrice Monica, che definisce il Trofeo Sant’Ambrogio, svoltosi quest’anno, “ridicolo”. Riteniamo che chiunque abbia il diritto di esprimere liberamente la propria opinione e di formulare anche una critica negativa nei confronti di una manifestazione. Tuttavia, riteniamo irrispettoso il modo in cui tale critica è stata espressa, soprattutto considerando il significato e la storia che il Trofeo rappresenta per la nostra famiglia”.

“Il Trofeo Sant’Ambrogio è una tradizione che la nostra famiglia porta avanti da cinquant’anni, nel ricordo di persone care che non ci sono più. Nel corso della sua lunga storia ci sono state edizioni di grande livello e altre certamente meno brillanti: è nella natura delle cose e non abbiamo mai preteso che ogni edizione potesse essere perfetta. Rimane, tuttavia, una manifestazione conosciuta ben oltre i confini della nostra città e che, nel corso degli anni, ha ospitato squadre, atleti e realtà di grande livello, diventando una delle manifestazioni cestistiche più longeve del panorama italiano”.

“Non è difficile comprendere, sulla base degli stessi dettagli forniti nel commento, che la signora “Monica” sia una persona che conosce direttamente la nostra realtà e il nostro ambiente. Non è nostra intenzione renderne pubbliche le generalità, né contestare personalmente le sue opinioni. Proprio per questo, però, ci amareggia ancora di più il tono utilizzato, considerando che quella stessa sera era presente in prima fila alla serata del torneo. È una persona che conosce la storia della nostra famiglia, il nostro legame con la pallacanestro e il significato che questa manifestazione riveste per noi. Per questo riteniamo che avrebbe potuto esprimere il proprio dissenso utilizzando parole diverse e mostrando maggiore rispetto nei confronti di chi, anche quest’anno, si è prodigato con impegno e sacrificio per organizzare il Trofeo”.

“A questo proposito, desideriamo sottolineare che, nel suo piccolo, anche questa edizione ha ricevuto riscontri positivi e sentiti ringraziamenti da parte della SIAZ Piazza Armerina. In occasione del torneo, infatti, è stata consegnata una targa di solidarietà in relazione ai gravi danni subiti dalla struttura dello sponsor a seguito di un drammatico episodio. Si è trattato di un gesto semplice, ma significativo, che testimonia il valore umano e sociale che il Trofeo ha cercato di esprimere anche quest’anno. A tutto questo si aggiunge un aspetto che riteniamo doveroso sottolineare: il riferimento al nostro Trofeo appare del tutto fuori contesto rispetto all’articolo pubblicato, che riguarda la “Festa” per la nostra patrona. La menzione denigratoria è stata inserita in maniera del tutto gratuita”.

“Non ci interessa contestare il diritto di critica della lettrice. Ci interessa semplicemente ricordare che una cosa è esprimere un’opinione, anche severa; altra cosa è utilizzare un’espressione come “ridicolo” nei confronti di una tradizione che rappresenta cinquant’anni di storia, passione, memoria, impegno e sacrifici familiari. Dietro quel Trofeo non ci sono soltanto una partita, una serata o un’edizione più o meno riuscita. Ci sono persone che, per cinquant’anni, hanno dedicato tempo, energie e risorse a mantenere viva una tradizione nata dal ricordo di chi non c’è più e diventata, nel tempo, parte della storia della pallacanestro reggina”.

“Vi chiediamo pertanto, se possibile, di dare spazio a questa nostra precisazione, affinché i vostri lettori possano conoscere anche il significato e la storia che si celano dietro una manifestazione che non può essere liquidata, con tanta superficialità, come un “ridicolo” Trofeo. Fam. Sant’Ambrogio”.