Il delirio delle scuole chiuse per il caldo: ora anche i prof. fanno contente le “mammine pancine”

Se fa caldo, se fa freddo, se piove: ormai ogni situazione sembra un motivo per non andare a scuola

L’estate sta lentamente lasciando spazio alla ripresa delle attività quotidiane e, in tutta Italia, si avvicina il momento del ritorno sui banchi. Migliaia di studenti si preparano a rientrare nelle aule, tra entusiasmo, qualche malinconia per la fine delle vacanze e la solita discussione che accompagna ogni nuovo anno scolastico. Negli ultimi anni sembra essersi diffusa una tendenza preoccupante: trasformare qualsiasi ostacolo in un motivo per fermarsi. Fa caldo? Si valuta la chiusura. Fa freddo? Si chiede lo stop. Piove molto? Arriva un’allerta? E’ un delirio. Spesso la prima risposta diventa quella di interrompere le attività, invece di cercare soluzioni per affrontare le questioni. La scuola, però, non è soltanto un luogo dove si imparano nozioni. È anche l’ambiente in cui ragazzi e ragazze sviluppano autonomia, capacità di adattamento e senso di responsabilità e noi cosa facciamo? Chiudiamo per tutto, rendendo gli studenti insicuri e fragili e crreando difficoltà alle famiglie.

A sorprendere, è che a sostenere richieste di rinvio non siano soltanto alcune “mamme pancine”, ma anche parte del mondo scolastico

A sorprendere, in questo caso, è che a sostenere richieste di rinvio non siano soltanto alcune famiglie, ma anche parte del mondo scolastico. Il rischio è quello di assecondare una visione sempre più protettiva dell’infanzia e dell’adolescenza, quella che molti definiscono con ironia delle “mammine pancine”: genitori pronti a eliminare qualsiasi ostacolo dal percorso dei figli, anche quando si tratta di esperienze normali della crescita. C’è poi un altro aspetto da considerare: la continuità didattica. Ogni giornata persa significa meno tempo per svolgere i programmi, recuperare eventuali ritardi e garantire agli studenti un percorso completo. La scuola ha bisogno di regolarità, perché l’apprendimento richiede tempo, presenza e organizzazione.

Il delirio del Prof. reggino Veronese

Il prof. Simone Veronese, Responsabile della Comunicazione Nazionale ANIEF – Dipartimento Diamante, ha inviato una lettera al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, chiedendo di valutare il posticipo dell’inizio delle lezioni nelle scuole calabresi al 21 settembre 2026. “In molte scuole calabresi – sottolinea Veronese – studenti, docenti e personale ATA sono costretti a permanere per diverse ore in aule prive di climatizzazione, spesso con un numero molto elevato di alunni. In presenza di temperature esterne ancora molto alte, le condizioni interne possono diventare difficilmente compatibili con una normale attività didattica”. “La scuola – prosegue Veronese – deve essere il primo luogo in cui vengono protetti i più fragili. Non possiamo pensare che un ragazzo con una grave disabilità o una patologia importante debba trascorrere cinque o sei ore in un’aula sovraffollata e senza climatizzazione con temperature molto elevate”.

“Non si tratta di chiedere più vacanze – precisa Veronese – ma di stabilire se esistano realmente le condizioni ambientali e climatiche per garantire una permanenza sicura all’interno delle scuole. Il diritto allo studio non può essere contrapposto al diritto alla salute”. “Di fronte a condizioni climatiche eccezionali – conclude Veronese – la politica deve avere il coraggio di prevenire i problemi anziché intervenire quando il disagio si è già manifestato. La tutela della salute degli studenti e dei lavoratori della scuola, soprattutto dei più fragili, deve venire prima di ogni altra considerazione”.

A Reggio Calabria l’inizio delle lezioni è già posticipato

Nel caso di Reggio Calabria, inoltre, l’inizio delle lezioni è già fissato più avanti rispetto ad altre realtà a causa della tradizionale Festa della Madonna della Consolazione, con il ritorno in aula previsto il 18 settembre. Una data che porta gli studenti già verso la fine del periodo più caldo dell’anno.