La devianza minorile non può essere affrontata esclusivamente attraverso la repressione, ma richiede una strategia più ampia capace di coinvolgere famiglie, scuola, territorio, gruppi dei pari, servizi sociali e opportunità offerte ai giovani. È questa la riflessione di Filippo Pollifroni, consigliere della V Circoscrizione, che interviene sul tema del disagio giovanile a Reggio Calabria e richiama l’attenzione sulla necessità di agire prima che le situazioni di vulnerabilità si trasformino in violenza o condotte criminali. Il quadro viene inserito in un contesto che vede centinaia di minorenni e giovani adulti seguiti dai servizi della Giustizia minorile: i dati ufficiali dell’USSM di Reggio Calabria confermano un fenomeno numericamente rilevante, con 452 soggetti complessivamente in carico nel corso del 2025. Secondo l’analisi proposta, i fenomeni riguardano soprattutto reati contro il patrimonio, come furti, rapine ed estorsioni tra coetanei, ma anche reati contro la persona, dalle risse alle lesioni fino agli episodi di bullismo.
“Non possiamo parlare di devianza minorile senza parlare delle condizioni nelle quali crescono i nostri ragazzi – afferma Filippo Pollifroni, consigliere della V Circoscrizione –. La cronaca ci restituisce episodi sempre più preoccupanti, ma dietro ogni episodio c’è una storia. Ci sono famiglie in difficoltà, ragazzi che abbandonano la scuola, periferie prive di servizi e giovani che non trovano spazi nei quali incontrarsi, praticare sport, esprimersi e costruire relazioni sane”.
Arghillà e il peso delle condizioni del territorio
Uno dei territori indicati come emblematici è Arghillà, quartiere nato nell’ambito del Piano di Zona 167 per l’edilizia popolare e diventato nel tempo simbolo di difficoltà sociali e urbanistiche. Proprio sul quartiere è stato recentemente definito un piano straordinario da 5 milioni di euro destinato a interventi di riqualificazione, recupero di strutture scolastiche, videosorveglianza e bonifica ambientale. Per Pollifroni, tuttavia, gli interventi materiali devono essere accompagnati da una presenza sociale stabile e da opportunità concrete per i più giovani. “Non possiamo chiedere ai ragazzi di scegliere una strada diversa se non mettiamo loro nelle condizioni di poterlo fare – prosegue Pollifroni –. Un quartiere senza servizi, spazi aggregativi, impianti sportivi e opportunità rischia di lasciare un vuoto che viene inevitabilmente riempito da altre forme di aggregazione”.
Scuola, dispersione e il rischio del “bullismo 2.0”
Un ruolo centrale viene attribuito anche alla scuola. In Calabria il dato sulla dispersione scolastica è sceso al 6,5% nel 2025, secondo le rilevazioni richiamate dal Ministero dell’Istruzione, segnando un miglioramento rispetto agli anni precedenti. Rimane tuttavia il problema della cosiddetta dispersione implicita, che riguarda gli studenti che arrivano alla conclusione del percorso scolastico senza aver acquisito competenze adeguate. “La scuola deve tornare a essere un presidio sociale oltre che educativo. E dobbiamo investire anche fuori dalla scuola – sottolinea il consigliere –. Se mancano palestre, biblioteche, centri di aggregazione e luoghi nei quali stare insieme, il rischio è che la rete diventi l’unico spazio di socialità. Da qui nasce anche quel fenomeno che potremmo definire “bullismo 2.0″, nel quale l’umiliazione diventa spettacolo e la violenza viene trasformata in contenuto da condividere”.
Baby gang e violenza trasformata in spettacolo
Particolare attenzione viene riservata anche al fenomeno delle baby gang e delle forme di violenza amplificate attraverso i social. Un caso che ha avuto forte risonanza nel territorio reggino è quello emerso nell’aprile 2026 nell’area di Gioia Tauro e Melicucco, dove cinque giovani tra i 20 e i 22 anni sono stati raggiunti da misure cautelari nell’ambito di un’indagine per gravi episodi di violenza e sopraffazione ai danni di persone vulnerabili. Tra le ipotesi di reato figurano associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, detenzione e fabbricazione di armi e uccisione di animali.
“Quando una frase come ‘Se gli dai una coltellata il video diventa virale’ entra nelle intercettazioni di un’indagine – evidenzia Pollifroni – dobbiamo interrogarci non soltanto sull’atto criminale, ma anche sul modello culturale che lo rende possibile. La forza, la sopraffazione, la ricerca del consenso attraverso la paura e l’esibizione della violenza sono fenomeni che devono essere contrastati attraverso educazione, presenza delle istituzioni e alternative concrete”. La frase citata compare effettivamente nelle ricostruzioni dell’indagine resa nota nell’aprile 2026.
Dalle infrastrutture alle politiche sociali
Per Pollifroni la risposta deve quindi essere multidimensionale. Sul piano urbanistico, il Piano Straordinario per Arghillà, con un investimento complessivo di 5 milioni di euro, rappresenta un intervento rilevante, ma la riqualificazione fisica del quartiere deve procedere parallelamente alla costruzione di servizi e opportunità. “Gli interventi infrastrutturali sono necessari, ma da soli non bastano. Una strada illuminata è importante, ma ancora più importante è ciò che accade lungo quella strada: quali servizi ci sono, quali opportunità vengono offerte, quali presìdi sociali sono presenti”. In questa prospettiva, un ruolo può essere svolto anche dai Piani di Zona previsti dalla Legge 328/2000, attraverso una programmazione capace di mettere in rete istituzioni, servizi, scuola, Terzo Settore e realtà associative.
Anche la Giustizia minorile utilizza strumenti alternativi alla sola detenzione, tra cui la messa alla prova e i percorsi in comunità. I dati ufficiali relativi all’USSM di Reggio Calabria indicano, per il 2025, 189 minorenni e giovani adulti interessati dalla messa alla prova nell’ambito dei provvedimenti in area penale esterna. Nella stessa direzione vengono richiamate esperienze educative come Rest’ingioco, che ha coinvolto 120 ragazzi tra i 13 e i 18 anni attraverso attività pomeridiane di educativa di strada, puntando sulla prevenzione e sulla presenza educativa nei contesti più fragili.
Pollifroni: “Dobbiamo arrivare prima”
“Il punto – conclude Filippo Pollifroni – è semplice: dobbiamo arrivare prima. Prima dell’abbandono scolastico, prima della prima denuncia, prima della prima aggressione, prima che un ragazzo trovi nella strada o in un gruppo violento l’unico luogo nel quale sentirsi riconosciuto”. Una strategia che, nella visione del consigliere, deve quindi partire dai quartieri e accompagnare i giovani prima che il disagio diventi marginalità o violenza, mettendo insieme prevenzione, servizi sociali, scuola e politiche territoriali. “La politica e le istituzioni hanno il dovere di non limitarsi a commentare gli episodi di cronaca. Dobbiamo costruire una strategia che parta dai quartieri e metta al centro i ragazzi. Servono spazi, sport, cultura, scuola, educatori, servizi sociali e una presenza costante delle istituzioni. La sicurezza non si costruisce soltanto con la repressione: si costruisce anche offrendo ai nostri giovani una prospettiva diversa”.
