I dati dell’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) riaccendono il confronto sulla situazione della sanità in Calabria. A intervenire è il vicepresidente del Consiglio regionale Giuseppe Ranuccio, che commenta le analisi condotte dal Centro Studi GIMBE sui dati del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) del Ministero della Salute, criticando la gestione regionale del comparto sanitario. “I dati dell’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) tracciano un quadro sconfortante per la sanità calabrese e smentiscono categoricamente la narrazione trionfalistica della Giunta regionale. Nonostante i tentativi di mascherare la realtà dietro marginali incrementi di punteggio, la Calabria si conferma ufficialmente maglia nera d’Italia e regione inadempiente nell’erogazione delle cure essenziali ai propri cittadini”, ha dichiarato Ranuccio.
Secondo quanto riportato dal vicepresidente del Consiglio regionale, il quadro evidenziato dal monitoraggio nazionale presenta ancora forti criticità per il sistema sanitario calabrese. “Se guardiamo ai numeri reali – prosegue Ranuccio – la nostra regione totalizza appena 189 punti su 300, posizionandosi all’ultimo posto assoluto in Italia tra tutte le regioni e province autonome”. Il rappresentante istituzionale sottolinea come l’aumento rispetto all’anno precedente non sarebbe sufficiente, a suo giudizio, a modificare la situazione concreta vissuta dai cittadini. “Il cosiddetto ‘recupero’ di 12 punti rispetto all’anno precedente rappresenta soltanto un’illusione statistica che non allevia minimamente i disagi quotidiani dei pazienti”.
Assistenza territoriale bocciata: il nodo della sanità di prossimità
Tra gli aspetti maggiormente evidenziati da Ranuccio c’è quello relativo all’assistenza distrettuale e territoriale, considerata uno degli elementi fondamentali per garantire cure vicine ai cittadini. “Ma il dato più drammatico e inaccettabile riguarda l’assistenza distrettuale e territoriale, ovvero la sanità di prossimità che dovrebbe rispondere ai bisogni primari delle comunità: con un punteggio di soli 52 punti, ben al di sotto della soglia minima di sufficienza fissata a 60, la Calabria è l’unica regione in tutta Italia a risultare insufficiente e bocciata sul territorio”, ha affermato il vicepresidente del Consiglio regionale.
Per quanto riguarda le altre aree analizzate dal monitoraggio, Ranuccio evidenzia i risultati ottenuti dalla Calabria nella prevenzione collettiva e nell’assistenza ospedaliera. La regione si colloca al 17° posto nazionale per la prevenzione collettiva, con 66 punti, e al 16° posto per l’assistenza ospedaliera, con 77 punti. “Si tratta di piazzamenti che collocano stabilmente la nostra regione nei bassifondi delle graduatorie nazionali, a testimonianza di una frattura nord-sud ancora profondamente marcata e mai colmata”, ha dichiarato.
Liste d’attesa e rinuncia alle cure: le criticità oltre i numeri
Nel suo intervento Ranuccio richiama anche i limiti degli indicatori utilizzati per valutare i sistemi sanitari regionali, sottolineando come i dati non rappresentino completamente tutte le difficoltà affrontate quotidianamente dai cittadini. “Come giustamente rilevato dalla stessa Fondazione GIMBE la ‘pagella’ ministeriale, basata su soli 27 indicatori ‘sentinella’, ha una capacità estremamente limitata nel misurare la reale accessibilità dei servizi per i cittadini”. Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale, resterebbero fuori dal quadro alcune problematiche come liste d’attesa, difficoltà di prenotazione, pressione sui pronto soccorso e carenza di personale sanitario.
Ranuccio ha inoltre richiamato il dato nazionale sulla rinuncia alle cure evidenziato dalla Fondazione GIMBE. “I punteggi d’ufficio non fotografano la piaga delle liste d’attesa interminabili, le agende di prenotazione perennemente chiuse, i pronto soccorso intasati e la carenza cronica di medici e personale sanitario. Il paradosso nazionale evidenziato da GIMBE, dove a fronte di promozioni burocratiche, aumenta al 9,9% la quota di italiani che rinunciano alle cure (quasi 5,8 milioni di persone), in Calabria assume i contorni di una vera e propria emergenza sociale”, ha affermato.
Ranuccio: “La salute è un diritto fondamentale, non un privilegio”
In conclusione, il vicepresidente del Consiglio regionale ha chiesto un cambio di passo nella programmazione sanitaria, con interventi dedicati alla rete territoriale e al rafforzamento delle risorse disponibili. “I cittadini calabresi continuano a pagare a caro prezzo l’incapacità di programmare e strutturare una rete di assistenza territoriale degna di questo nome. Non ci si può vantare di interventi di facciata mentre i presidi sanitari locali svuotano i servizi e i cittadini sono costretti a rinunciare a curarsi o a intraprendere costosi ‘viaggi della speranza’ verso le regioni del Nord”.
Ranuccio ha poi concluso il proprio intervento invocando misure strutturali per il sistema sanitario regionale. “È tempo di fermare la propaganda e prendere atto che il modello attuale ha fallito. Servono interventi strutturali immediati per potenziare i distretti sanitari, sbloccare le risorse per le strutture di prossimità e garantire risorse umane e tecnologiche adeguate. La salute è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione, non un privilegio condizionato dal codice di avviamento postale”.
